Consorzio verso il boom, Pagano (Cisal): "Si lavora in pessime condizioni. Tagli? Li facciano alla dirigenza"

17 Aprile 2018 Author :  

Ambiente lavorativo al limite della decenza e sicurezza dei lavoratori a rischio, ma anche possibili tagli agli stipendi da full time a part time, oltre che pensione anticipata (non chiarendo le condizioni) a decine di lavoratori: ecco qual è l'argomento di discussione della riunione dei lavoratori del consorzio di bonifica del comprensorio del Sarno che si terrà oggi presso la sede dell'ente gestito dal commissario regionale Rosario D'Angelo. Il crac del consorzio, che ha debiti accumulati negli anni per circa 50milioni (con possibile rientro a 35 milioni circa, almeno questo sembrerebbe in attesa del bilancio 2018), vuole prevedere i tagli sul costo del lavoro per far quadrare nuovamente i bilanci. Ma quando si parla di tagliare a metà gli stipendi di dipendenti che guadagnano circa 1200 euro al mese, è evidente che il caos sociale sale all'estremo. Specie se si parla di famiglie monoreddito, che vengono da periodi di magra tra contratti solidali che non hanno risanato le casse dell'Ente consortile nonostante le promesse mesi e mesi di stipendi arretrati che si sono accumulati per anni fino ad ora dove le paghe soffrono meno rigidità (mancherebbe solo uno stipendio). Eppure, le casse continuano a perdere, nonostante 4 anni di commissariamenti bipartisan.

Cosa ne pensano i sindacati dei tagli ai costi del personale per riparare a debiti da capogiro?

"Noi come CGIL non siamo assolutamente d'accordo a proposito del cambio dei contratti da full time a part time. È chiaro che adesso dovremmo esaminare tutte le possibilità per cercare di capire qual è il futuro del Consorzio di Bonifica del comprensorio del Sarno. Ricordiamo che questi lavoratori vengono da due anni di contratto di solidarietà che non è servito però a risanare le casse dell'ente consortile. Adesso, in attesa della riunione con i lavoratori che si terrà martedì 17 aprile, chiediamo che siano chiariti tutti gli aspetti, in attesa del bilancio che a breve sarà approvato dall'azienda" spiega la sindacalista CGIL Giovanna Basile "Purtroppo la situazione deficitaria del Consorzio di Bonifica del comprensorio del Sarno non è certo una novità ed è difficile capire adesso quali siano precisamente le responsabilità. Di certo però, non possono essere lavoratori a pagare le pene di una gestione che ha ridotto le casse a questo punto".

L'ira della sindacalista “cattiva”, Lucia Pagano della Cisal

"Da parte dei dirigenti e della parte pubblica del Consorzio di Bonifica, noi della Cisal veniamo identificati come sindacati “cattivi”, ovvero quelli che è meglio tenere alla larga tant'è che non siamo stati neanche invitati alle riunioni né tanto meno alle assemblee. Abbiamo già preparato con i nostri legali, una denuncia, un articolo 28 per comportamento antisindacale del Consorzio di Bonifica nei confronti dei lavoratori. Basti pensare al fatto che loro non riconoscono la Cisal come sindacato ed inoltre, non hanno mai dato delle risposte esaurienti ai lavoratori. Nella mia lettera indirizzata all'area dirigenziale del Consorzio di Bonifica del comprensorio Sarno in cui chiedevo delle risposte sia sui contratti,ma anche sulla sicurezza dei lavoratori e sulle pessime condizioni di ambiente lavorativo che gli operai si trovano ad affrontare, c'è stato solo risposto il mancato riconoscimento – da parte loro - del nostro sindacato. Sono anni oramai che si parla dei tagli agli stipendi e dell'aumento delle tariffe per i consumatori, ma invece il debito che si accumula negli anni nonostante la gestione commissariale, non viene risolto ne è stato previsto della Regione Campania un ripianamento. Anzi, siamo stati noi stessi della Cisal a far presente ai dirigenti che forse un vero taglio ed un risanamento potrebbero arrivare con una riduzione degli stipendi dirigenziali che sono da capogiro, piuttosto invece che andare a tagliare gli stipendi dei lavoratori che sono per la maggior parte monoreddito e che vedrebbero ridotto al 50% il loro stipendio: ovvero da circa €1200 a circa €600 al mese. Potremmo anche essere d'accordo con la richiesta di Ape (pensione anticipata) per i lavoratori che hanno i requisiti, purché però non ci rimettano niente e quindi l'azienda vada a sostenerli. Però non siamo d'accordo a vedere ancora una volta l'unica possibilità di risanamento per il consorzio di bonifica che per adesso non è mai arrivata, in una vessazione per i lavoratori sulle paghe, e per i cittadini con l'aumento continuo delle tariffe. Ad oggi, la nostra denuncia per comportamento antisindacale riguarda non solo le condizioni lavorative in assenza di mezzi di sicurezza e di un ambiente lavorativo sano, ma anche il fatto che non sono stati versati i contributi. Vista la situazione debitoria che ammonta a circa 50 milioni di euro, ci chiediamo come mai non si cerchi di fare un recupero con la Gori, non si cerchi di tagliare tutti gli sprechi inutili e soprattutto, di ridurre lo stipendio a quei dirigenti che sono diventati un vero e proprio sistema e che sembrano intoccabili rispetto invece ai lavoratori che devono sempre pagare le spese di questa continua situazione debitoria e deficitaria del consorzio di bonifica. Sicuramente dovrebbe essere la Regione a risolvere questo problema a monte, però non possiamo accettare che un commissario che è nominato appunto dalla Regione non riesca a dare delle risposte almeno in termini di riduzione del debito a distanza di tutti questi anni" dichiara la sindacalista della Cisal Lucia Pagano.

La lettera sulle pessime condizioni di lavoro al Consorzio del comprensorio del Sarno

Nella lettera inviata da Lucia Pagano della Cisal dello scorso 18 gennaio, al Commissario del Consorzio Rosario D'Angelo, al direttore generale Luigi Daniele e all'ispettorato del lavoro, si legge la forte denuncia espressa dalla sindacalista nei confronti dell'Ente consortile. “La scrivente organizzazione sindacale,assieme alla sua rappresentanza aziendale, ormai è stanca delle tante pressione dai parte dei lavoratori del Consorzio che non trovano mai nessuna risposta.
Sino a quando si parla di materia contrattuale non rispettata, si può anche soprassedere per un tempo limitato, conoscendo le condizioni economiche in cui versa il Consorzio. Ma non si può essere corresponsabili quando viene messa in discussione al salute e la sicurezza dei lavoratori addetti ai bacini che ormai da anni viene totalmente ignorata. -spiega Pagano della Cisal nella missiva - Infatti, essi, ad esempio sono costretti a espletare i propri bisogni fisiologici all'aperto correndo il rischio, tra i tanti, di incorrere nelle giustificate reazioni dei cittadini ed addirittura della giustizia. Sono, altresì, costretti a raggiungere le loro abitazioni senza possibilità di lavarsi o cambiarsi, eppure sono in contatto costantemente con agenti inquinanti ed inquinati e, pertanto, portano nelle loro abitazioni tali insalubri residui, mettendo al rischio anche la salute dei propri congiunti. Si consideri, inoltre, che malgrado da anni si sta discutendo dello spostamento continuo dal loro luogo di assegnazione, non viene fornito nessun mezzo aziendale per coprire tali spostamenti, costringendoli ad utilizzare le loro uniche autovetture, con conseguenze in termini di usura e di esposizione ai rischi, sottraendole, peraltro, al loro nucleo familiare. Si segnala, inoltre, che molte attrezzature, essendo usurate, diventano anche pericolose nel loro normale utilizzo. Si lamenta, infine, che le dotazioni del vestiario e protezione sono fornite saltuariamente dall'azienda in maniera non completa. Tra l'altro mancano del tutto le cassette antinfortunistica. Si invitano, pertanto, i responsabili, nell'ambito delle rispettive competenze, di adottare ad horas i provvedimenti del caso”.

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