Scafati/Pompei. Villa rustica romana nel degrado: la vergogna e il patrimonio dimenticato

13 Febbraio 2017 Author :  

Via della Resistenza, mentre si scava per realizzare dei palazzi, nel 1992, si scopre la presenza di una villa romana nel sottosuolo. Nel 2012 sono state riportate alla luce le strutture di una villa romana seppellita dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. La villa, di cui si conosce anche il nome del proprietario, Numerius Popidius Narcissus Maior, entra nel novero delle ville rustiche: nella struttura si produceva prevalentemente vino. Al suo interno, un patrimonio artistico oltre ogni valore. A portarlo alla luce una campagna di scavo condotta dall'Istituto archeologico germanico di Berlino e finanziata dal Deutsche Forschungsgemeinschaft, ossia l'equivalente tedesco del nostro Cnr. Lavori diretti da Florian Seiler, archeologo da lungo tempo attivo nell'area vesuviana che ha coordinato uno staff internazionale e interdisciplinare, all'interno del quale figurano Pia Kastenmeier, Domenico Esposito e Catello Imperatore. Luogo del rinvenimento, il comune di Scafati, confinante con Pompei ma rientrante nella giurisdizione della provincia di Salerno e, quindi, di competenza della locale Soprintendenza archeologica guidata all'epoca da Adele Campanelli e poi coordinata dalla De Spagnolis qualche tempo dopo.

La struttura, agli onori della cronaca e delle passerelle politiche, arrivò subito ad essere considertata “una manna dal cielo”.
“Numerosi sono i siti di rilevanza culturale, il più noto è sicuramente il Polverificio Borbonico, ma sono da citare Villa Nunziante, l'abbazia di Realvalle a San Pietro e i numerosi reperti archeologici ritrovati in territorio cittadino, come ad esempio la villa romana detta di Popidio Narciso. I tessuti insediativi La struttura urbana è articolata in parti che si differenziano per le diverse regole di formazione, per i diversi caratteri spaziali e morfologici” si legge nel documento strategico sul Puc di Scafati che indica quale strada avrebbe voluto prendere l'amministrazione comunale di Pasquale Aliberti (circa la soprintendenza per la sua competenza) circa quel suolo e sugli altri beni archeologici “Le risorse storiche e culturali sono risorse limitate che, una volta distrutte o danneggiate, non possono essere sostituite. In quanto risorse non rinnovabili, i principi dello sviluppo sostenibile richiedono che siano conservati gli elementi, i siti o le zone rare rappresentativi di un particolare periodo o tipologia, o che contribuiscono in modo particolare alle tradizioni e alla cultura di una data area. Si può trattare, tra l’altro, di edifici di valore storico e culturale, di altre strutture o monumenti di ogni epoca, di reperti archeologici nel sottosuolo, di architettura di esterni (paesaggi, parchi e giardini) e di strutture che contribuiscono alla vita culturale di una comunità (teatri, ecc.). Gli stili di vita, i costumi e le lingue tradizionali costituiscono anch’essi una risorsa storica e culturale che è opportuno conservare”. Conservare il patrimonio, ottenere fondi e aiuti: un obiettivo che la presenza anche di un consigliere regionale avrebbe dovuto rendere più facile.

E cosa ne è stato del sito dopo questo impeccabile piano? Oggi, a distanza di 5 anni circa, cosa ne è stato di quella villa?

Le foto parlano chiaro: il sito è abbandonato a sé stesso, preda di erbacce, rifiuti e degrado. I cartelli informativi pagati da Regione e Soprintendenza, deturpati: tutto alla mercè di vandali o saccheggiatori. Insomma, una vergogna all'italiana. La villa di Popidio Narciso ha resistito per oltre 1900 anni (almeno, vista la datazione fissata al 79 dC) quando c'erano i Romani e meno tecnologie e fondi ma, in meno di 30 anni (ovvero dalla localizzazione nel 1992), nell'era “moderna” è stata ridotta ad una discarica a cielo aperto. La storia, ammazzata.

Ad occuparsi della vicenda, qualche tempo fa, sono stati i parlamentari del movimento 5 stelle arrivati sul territorio su segnalazione del gruppo Scafati in movimento. Ma, da allora, solo silenzio sul caso: insomma, un patrimonio universale e culturale inestimabile, dimenticato e rovinato per sempre. Il fallimento della politica sulla cultura che in questo caso poteva essere anche sinonimo di rilancio economico e sociale. Il fallimento non solo a livello comunale, ma anche regionale e provinciale. Un'altra cosa per cui ringraziare la politica degli ultimi 10 anni almeno. A prescidere dal colore politico, sulla villa rustica, sono tutti sotto un'unica bandiera: quella della vergogna.

 

 

 

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