Sarno. Emergenza incendi, torna pericolo idrogeologico, Canfora: "C’è una regia dietro. Non permetterò un Basile due"

18 Settembre 2020 Author :  

di Danilo Ruggiero

Emergenza incendi a Sarno. Da domenica scorsa la città è sotto assedio dalle fiamme e torna il pericolo idrogeologico. Arriva la denuncia del sindaco Giuseppe Canfora: «C’è una regia dietro. Non permetterò un Basile due». Ennesima giornata di emergenza, quella di ieri, a Sarno con elicotteri e canadair alle prese con gli incendi sul monte Saro. Dopo il rogo di domenica scorsa in via Bracigliano e sul monte Saretto, a poche centinaia di metri dal centro cittadino, lunedì e martedì scorso la mano dei piromani arrivò ad incendiare anche gran parte dell’Oasi del Voscone, ovvero il polmone verde della città, e una zolla del monte Saro già martoriata dalla frana del 5 maggio del 1998 nella frazione di Episcopio. Poi le fiamme, alimentate dal vento, si sono estese anche verso l’arco montuoso della frazione di Lavorate e verso la località di Foce dove le operazioni di spegnimento sono durate per tutta la giornata di ieri. Davanti a questo scenario, che va avanti ormai da cinque giorni sul territorio sarnese, è intervenuto il primo cittadino Giuseppe Canfora: «Siamo sotto assedio. Stanno attaccando questa città - ha affermato -. Qualche folle piromane ha bruciato oltre 22 ettari di bosco. Ma io ho le idee chiare, non permetterò un Basile due dopo vent'anni anni di assenza di manutenzione». Il riferimento del sindaco è chiaro, tirando in ballo Gerardo Basile, il primo cittadino in carica nel 1998, l’anno in cui la frana provocò morti e distruzione in città. Ora Canfora, a distanza, di 20 anni da quella tragedia, vede delle analogie con l’emergenza roghi di questi giorni, ipotizzando anche una regia dietro le fiamme, che portano a devastare ettari di macchia mediterranea e, tra autunno e inverno, causano non pochi problemi dal punto di vista idrogeologico. «C’è sicuramente una regia dietro. C’è qualcuno dietro questi eventi. Ma io non faccio le indagini, io faccio il sindaco - ha spiegato -. La Regione o il Ministero dovrà darci i risarcimenti per quanto accaduto». In effetti, nel 1997 un dossier di Legambiente registrò un vistoso calo della superficie boschiva, con la privazione della vegetazione sulle pendici del Saro. Fenomeni che poi favorirono, insieme alle forti piogge, la tragica alluvione che causò la morte di 160 persone e la distruzione di centinaia di abitazioni. A distanza di 22 anni, Saro e Saretto, visti i continui incendi, non nutrono di un ottimo stato di salute e preoccupano fortemente gli esperti in materia per la paura di nuovi smottamenti.

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