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Scafati. Aliberti e i voti del clan, arresti respinti ma il Gip: "Patto con la camorra per gare e lavoro"

21 Luglio 2016 Author :  

Il patto con la camorra c'è, l'arresto per adesso no: gli Aliberti restano liberi ma sono politicamente compromessi, sul Comune di Scafati dal 2008 e nel 2013 padroneggiava la camorra. L'arresto per il sindaco di Scafati e suo fratello però non c'è e il motivo è semplice. C'è la corruzione elettorale e non voto di scambio politico mafioso: questo reato infatti non è stato sufficientemente dimostrato perchè Aliberti non ha pagato i camorristi, né ci sono i rischi di recidiva perchè non ci sono elezioni alle porte. Questa la motivazione per cui il Gip Donatella Mancini lo scorso 28 giugno ha deciso di rigettare le misure cautelari per il sindaco di Scafati Angelo Pasqualino Aliberti e Maurizio Nello Aliberti, suo fratello, oltre a Gennaro e Luigi Ridosso. Per il giudice del Tribunale di Salerno, la richiesta formulata dal pm Vincenzo Montemurro, non è pertinente al reato ipotizzato. O meglio, per il giudice che ha rigettato la richiesta di arresto per Aliberti & Co “nel 2013 fu senz'altro raggiunto un accordo elettorale tra il sindaco Pasquale Aliberti e i nuovi rampolli della criminalità organizzata del posto, ma quell'accordo non può essere identificato” come voto di scambio politico mafioso – come accusa l'Antimafia – ma semmai al “reato di corruzione elettorale”. Questo perchè Aliberti non doveva dare soldi o titoli a Loreto e ai Ridosso, ma appalti pubblici alle loro società. La richiesta di arresto dello scorso mese è stata quindi rigettata il 28 giugno. Ma, ci sarebbe già il ricorso e l'inchiesta continua: basti pensare al fatto che il 7 luglio scorso, nuove perquisizioni e prove sono state acquisite.

 

IL SISTEMA È STATO SVELATO, L'ACCORDO C'ERA - Per il pm Montemurro, Gennaro e Luigi Ridosso erano i capi del clan Ridosso Loreto – insieme al pentito Alfonso Loreto, il sindaco Pasquale Aliberti, con l'intermediazione di suo fratello Nello, avevano stipulato un “patto di scambio politico elettorale mafioso con cui il clan gli procacciava i voti in favore della coalizione politico amministrativa facente capo al sindaco, il quale a sua volta prometteva e si impegnava – a fronte dello svolgimento della campagna elettorale del 2013 e – secondo l'accusa – anche per le elezioni regionali del 2015 (per la candidatura della moglie Monica Paolino – la concessione di appalti pubblici in favore di società controllate dal clan). Già nel 2008 il sindaco infatti – per l'Antimafia – intratteneva rapporti con i Campagnuoli, i fratelli Sorrentino. Già all'epoca attraverso il comune di Scafati si consentiva l'attribuzione di appalti e servizi a società collegate al clan in cambio dell'appoggio elettorale.

 

I REATI IPOTIZZATI E LE ELEZIONI 2013 E 2015 - “Si ipotizza che gli attuali indagati in unione e concorso tra loro con Alfonso Loreto e con altri soggetti istituzionali non meglio identificati” avessero stipulato un patto per le elezioni comunali del 2013 ed a quelle regionali del 2015, un patto di scambio politico elettorale mafioso in forza del quale il sindaco avrebbe ottenuto i voti del clan Ridosso-Loreto in cambio della concessione di appalti pubblici riconducibili al clan e ad assumere soggetti da esso indicati. La fonte dell'accusa sarebbe Alfonso Loreto.

 

I CONSIGLI DI PAPA' LORETO – Sarebbe stato proprio il padre di “Alfonsino” - il pentito Pasquale Loreto, ex boss della Nuova Famiglia - a consigliargli di immischiarsi con la politica locale, al fine di acquisire maggiore potere economico e realizzare quel salto di qualità che avrebbe consentito alla propria organizzazione criminale di affrancarsi dalle dinamiche criminali tradizionali. Il pentito Loreto Jr ha raccontato all'antimafia che in occasione delle elezioni comunali del 2013 il gruppo camorristico decise di appoggiare il sindaco uscente Pasquale Aliberti che in occasione del 2008 aveva avuto il sostegno – secondo Loreto – del clan Sorrentino (clan rivale).

 

IL CANDIDATO DEL CLAN - Loreto propose la candidatura di Andrea Ridosso, figlio di Salvatore, ma lontano dal malaffare. “Un ragazzo pulito”. Così nel corso di un incontro che si sarebbe tenuto – secondo il racconto di Loreto Jr – a casa del sindaco ( a cui parteciparono Andrea Ridosso e Raffaele Lupo, ex consigliere comunale e provinciale, interessato a costruire una lista in sostegno al primo cittadino – “Grande Scafati”). Aliberti avrebbe accettato l'appoggio elettorale dei suoi interlocutori ma gli suggerì di scegliere un candidato dal cognome meno pesante di quello di Andrea Ridosso per “evitare un attacco frontale che gli sarebbe venuto dalla stampa e dalle forze politiche contrapposte”. Così il sindaco promise che in caso di elezione del loro candidato, gli avrebbe garantito un grosso appalto. Fu allora che gli proposero di candidate Roberto Cenatiempo (che gestiva gli appalti del clan) ma scelsero alla fine Roberto Barchiesi, parente dell'ex moglie di Loreto Jr. Barchiesi fece il primo della lista con i suoi 300 voti, procurati dal clan e da Lupo e Luigi Ridosso.

 

IL SINDACO CHE NON MANTIENE FEDE AL PATTO COL CLAN MA ASSUME RIDOSSO– Il sindaco però, ad elezione avvenuta non mantenne la promessa del grande appalto ma gli propose solo la manutenzione del verde pubblico da 10/12mila euro all'anno. Eppure la situazione era già calda: infatti Barchiesi aveva avuto un pestaggio affinchè reclamasse vantaggi al sindaco e fu costretto a dimettersi. Poi, il sindaco lo convinse a rientrare e provò a registrare Loreto con un registratore eletronico, fu picchiato di nuovo. Eppure ottenne solo un appalto “ritenuto insoddisfacente dal clan”. Grazie all'interessamento del sindaco intanto – secondo Loreto Jr – Andrea Ridosso fu assunto dal Piano di zona di Nocera Inferiore.

 

GLI INTERMEDIARI NELLO LONGOBARDI E NELLO ALIBERTI – Fu a questo punto che secondo la ricostruzione dell'antimafia, Luigi Ridosso si rivolse a Nello Longobardi, noto imprenditore della zona che vantava una particolare influenza sul sindaco: infatti riuscì ad ottenere la nomina di Ciro Petrucci, suo caro amico, alla carica di vicepresidente dell'Acse. Stesso scenario anche con Nello Aliberti e Giovanni Cozzolino (staffista del sindaco) che “cercavano” di procurare lavoro al clan su loro richiesta con guadagni anche superiori ai 100mila euro. Troppo poco per il clan che rifiutò e chiedeva appalti pubblici.

 

LA PROMESSA DELL'EX COPMES – Loreto nel verbale dell'11 marzo disse di aver iniziato a maturare l'interesse per gli appalti pubblici proprio a seguito dell'instaurazione dei suoi rapporti con la famiglia Aliberti, seguendo le direttive provenienti dallo stesso sindaco che aveva consigliato loro di creare società composta di persone incensurate avendo sede fuori Scafati alla quale egli avrebbe affidato i lavori di pulizia e manutenzione dei capannoni dell'area ex Copmes di Scafati. Così nacque la Italy Service di Castellammare di Stabia e intestata ad una testa di legno, Mario Sabatino. Ma l'appalto non fu concesso perchè i Ridosso e Loreto furono arrestati.

 

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Gennaro Avagnano e Valeria Cozzolino

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