Nocera. Notifica errata, potrebbe chiudersi con un annullamento il processo per la frana di Montalbino. IN quella tragedia, persero la vita, undici anni fa, tre persone. La Corte di Cassazione ha ammesso ieri l’istanza della difesa e ha rinviato alle Sezioni Unite la pronuncia su una questione che, se accolta, annullerebbe l’intero processo sin dall’udienza preliminare. In gioco ci sono i risarcimenti ai familiari delle vittime. Unico imputato è Francesco Amato, imprenditore cavese titolare della BetonCave, la ditta che insisteva sopra le abitazioni della fascia pedemontana e che aveva scavato la montagna per ricavarne materiali per l’edilizia. La Procura aveva subito puntato il dito su di lui e non sulla messa in sicurezza in una zona ad alto rischio idrogeologico. Il 4 marzo del 2005 alcune abitazioni furono travolte dalla frana che si staccò da Montalbino e sotto il peso di terra e massi rimasero schiacciati i coniugi Rosa e Mattia Gambardella e un loro conoscente, Alfonso Cardamone, che era andato a far loro visita. La Procura di Nocera aprì un fascicolo per omicidio plurimo colposo e acquisì una prima consulenza tecnica che puntò il dito contro il taglio della montagna, che la BetonCave avrebbe disposto per realizzare il percorso dei mezzi utilizzati nello scavo. Il giudice di Nocera condannò Francesco Amato a tre anni. Nel corso dell'Appello il difensore aveva proposto ricorso in Cassazione riformulando un’eccezione di nullità in cui si sottolineava che la notifica era stata fatta alla zia dell'imputato, non nella sua casa. Ora sul caso decideranno le sezioni unite.