Chieste condanne severe per i “guagliuni” del clan Ridosso Loreto: estorsioni, minacce e business criminale per finanziare il sodalizio scafatese-stabiese. C'era anche il “pizzo” ai danni dell'Aipa, la società che gestiva i parcheggi comunali a Scafati oltre a discoteche e imprenditori di vari settori in discussione. Ieri il pm della Dda salernitano, Giancarlo Russo ha chiesto al giudice Ascoli, 6 anni per Romolo Ridosso, il boss collaboratore di giustizia, 11 anni per Alfonso Morello, 3 anni e mezzo per Giuseppe Morello. Chiesti invece 10 anni per Gennaro Ridosso, figlio di Romolo e così per Luigi. Nell'inchiesta, coinvolto anche il pentito Alfonso Loreto (figlio dell'ex boss NF Pasquale, poi collaboratore), per cui Russo ha chiesto 5 anni e mezzo.
Nel mirino degli inquirenti anche Massimiliano De Iulio: per il consigliere comunale di opposizione a Castellammare di Stabia, chiesta la condanna a 4 anni e sei mesi. Anche lui era finito sotto inchiesta per aver chiesto aiuto ad Alfonso Loreto, Salvatore e Luigi Ridosso per recuperare dei soldi di una transazione che non era andata a buon fine. Il pm ha ricostruito come gli otto imputati – almeno quelli che hanno scelto il rito breve – usavano il nome dei Ridosso-Loreto per terrorizzare commercianti ed imprenditori e farsi pagare il pizzo per i carcerati o per le festività in arrivo. Il pentito Romolo Ridosso starebbe aiutando gli inquirenti a far luce sui legami tra il clan degli scafatesi e quelli di Castellammare dopo che Romoletto si era recato a Scafati ed aveva fatto la sua ascesa nello scenario criminoso allora capitanato dal boss ora detenuto, Franchino Matrone, detto 'a belva. Il clan aveva vessato imprenditori della movida locale e non solo. Ieri in aula, Luigi e Gennaro Ridosso si sono detti estranei ai fatti: ma, le arringhe difensive si terranno nelle prossime settimane. Per i dettagli dell'inchiesta dello scorso settembre, leggi qui.