No all'ergastolo chiesto dal pubblico ministero Cristina Giusti per Vincenza Dipino, accusata di aver assassinato la 48enne scafatese Patrizia Attruia e di averne occultato il cadavere in una cassapanca all’interno di una casa di Ravello, i giudici della Corte d'assise (presidente Massimo Palumbo) hanno stabilito che quel delitto non fu premeditato ma d’impeto. Per la donna 23 anni di reclusione di cui uno per l'occultamento del cadavere. Si chiude così il processo di primo grado per l’assassino della donna scafatese che conviveva in un appartamento di Ravello con Giuseppe Lima, in carcere perché accusato di concorso in omicidio. Per lui non è stato ancora fissato un processo. Secondo la Procura quell’omicidio maturò nell’ambito di una sfrenata gelosia che la Dipino avrebbe avuto nei confronti di Patrizia Attruia per l’uomo conteso. I fatti risalgono al marzo del 2015 quando fu ritrovato il cadavere della 48enne nel suo appartamento a Ravello e che condivideva con Giuseppe Lima.