A Nocera non esiste il "clan" di Pignataro così come deciso dai giudici del Riesame di Salerno. I magistrati del Tribunale della Libertà dopo una lunga discussione hanno mantenuto l'accusa di voto di scambio politico mafioso ma hanno fatto cadere le ipotesi avanzata dalla Dda di Salerno per cui ci sarebbe un nuovo clan con a capo il boss Antonio Pignataro e anche Ciro Eboli, l'ex consigliere Carlo Bianco e Luigi Sarno, oltre ad altre persone, formalmente indagate. I quattro restano in carcere (con eccezione di Sarno, che resta invece ai domiciliari).
Anche se alcune accuse sono cadute, Pignataro ed Eboli però restano in cella.
Sarno è accusato di corruzione elettorale ed estorsione tentata, oltre che aggravata dall'articolo 7, per aver provato a imporre una personale gestione dei manifesti elettorali durante le ultime elezioni al candidato Mario Stanzione. Sarno avrebbe gestito le affissioni anche di altri candidati ed è anche stato accusato di aver corrotto alcuni lettori per raccogliere voti in favore di Nicola Maisto, ex consigliere dimessosi settimane fa. Intanto dopo il blitz di agosto la Dda di Salerno ha raccolto 9 prove su questo caso è soltanto quando arriveranno le motivazioni del giudice del riesame si capirà perché non è stata definita come possibile la nascita di una nuova cellula criminale con a capo il boss Pignataro. Il killer della piccola Simonetta Lamberti - secondo il teorema della Dda - si sarebbe mosso per risolvere questioni legate alle attività della pubblica amministrazione ed anche per la delibera di indirizzo di variante al Puc utile alla costruzione di una casa famiglia. Un interesse che sarebbe stato anche da oggetto di scambio con l'ex consigliere Carlo Bianco.