La manutenzione
Le vasche e i canali sono ormai terra di nessuno e vanno manutenuti per conservare la loro funzione. Con quali fondi? Chi lo deve fare? E’ una domanda alla quale si cerca di dare una risposta da almeno quindici anni, nel silenzio di tutti, lasciando la palla al Comune che non ha né gli uomini, né le risorse per farlo” si legge nella nota di Ferrentina “Basterebbe un piano di manutenzione annuale con fondi certi e una delega, magari, all’ente locale per operare con un sistema, essendo il più prossimo al problema. Nelle ristrettezze finanziarie ad ogni livello, però, sembra spaventare tutti la possibilità di individuare fondi e competenze. Ogni tanto arriva qualche spiccioletto per il taglio dell’erba. Un rimpallino che dura da troppo. Il controllo costante e il monitoraggio da parte dei presidi dei geologi non è mai stato normalizzato. I presidi territoriali, vanto assoluto dell'emergenza Sarno, oggi sono una realtà di altre Regioni, ma da noi sono spariti nel nulla. Così, le allerte si fanno sul livello di criticità presunto, con indicazioni che partono dal centro regionale e si ripercuotono sui territori a seconda dei colori che vengono dati. Quasi a scaricarsi dalle responsabilità. Nella filiera della protezione civile, chi sta più in alto evidenzia, su base presuntiva, le criticità, e, poi, consegna ai sindaci la responsabilità, facendo decidere in maniera autonoma sul da farsi. Così, si chiudono le scuole, a volte anche contro i veri effetti climatici, disorientando i cittadini e rischiando di togliere efficacia al senso di emergenza. E' stato tutto burocratizzato. Intanto, cosa accade al territorio? Le aree montane sono ancora a rischio? Le imponenti opere realizzate rispondono al loro compito? Avevamo cartografie importanti con i punti di crisi che non vengono più aggiornate. Per non parlare delle linee rosse che, a Lavorate, per esempio, sono rimaste ancora quelle di Cascini del '99. Lo Stato e le istituzioni in generale hanno dimenticato Sarno, lasciando la città sola e gli amministratori locali di fronte a responsabilità grandissime, nel limbo delle competenze e in totale assenza di fondi. Ma, ormai, si dice da tanto. E’ facile sfociare nella retorica. Il Comune da solo non può sopportare e lo Stato deve dare risposte in una penisola che ragiona sempre sulla logica dell’emergenza. Venti anni potrebbero anche bastare per avere una risposta certa” conclude il vicesindaco.