Le perquisizioni in 14 Regioni
Le perquisizioni disposte dalla Procura di Salerno in 14 Regioni (Campania, Lazio, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Puglia, Sicilia, Calabria, Marche, Abruzzo, Toscana, Liguria, Trentino Alto Adige e Veneto) hanno impegnato circa 200 Ufficiali di PG della Polizia Postale coordinati dal Centro Nazionale di Contrasto alla Pedopornografia on line del Servizio Polizia delle Comunicazioni di Roma. In particolare, la complessa attività investigativa -interamente svolta dalla Sezione di Salerno della Polizia Postale, a seguito di segnalazione di un cittadino relativa alla presenza, nel deepweb, di un archivio denominato "labibbia3.0", contenente ingente materiale pedopornografico - culminava nel rinvenimento, nella catalogazione dei files illeciti e nella individuazione di coloro che, nel tempo, avevano costituito, divulgato e implementato le cartelle informatiche.
50 persone si scambiavano materiale pedopornografico
Si tratta di circa cinquanta persone che, mediante chat private, erano solite scambiare materiale pedopornografico, al fine di arricchire l'archivio (attualmente giunto alla versione 5.0). Le investigazioni hanno consentito di appurare che "La Bibbia" è un maxi archivio telematico contenente migliaia di file di fotografie e video ritraenti donne, prevalentemente adolescenti, che si mostrano nude e in pose provocanti. Il materiale è catalogato minuziosamente: ogni cartella ha, infatti, un titolo per agevolare la consultazione, quali : "Bagasce con nome e cognome", "Bagasce senza nome", "Le Instacagne", "Non sapevo che fossi minorenne". In alcuni casi, poi, sono riportati tutti gli elementi utili per la identificazione del soggetto ritratto (nome, cognome, numero di telefono, indirizzo e-mail, città di residenza e così via); in altri, non sono pubblicate informazioni private; in altri, ancora, le fotografie sono state acquisite da social come Instagram.
La rciostruzione della Polizia Postale
A conclusione delle investigazioni, è stato possibile ricostruire rapporto dato all'archivio informatica da tutti i partecipanti alla chat, identificando coloro che inviano: - le fotografie dell'ex fidanzata, - della sorella minore di 12 anni, - le fotografie estrapolate dai supporti tecnici (telefoni e computer) da riparare in quanto tecnico di un centro assistenza, - le immagini sottratte dai profili pubblici di ragazze minorenni contribuendo, cosi, all'implementazione delle cartelle dell'archivio pedopornografico. Le condotte illecite contestate agli indagati non possono, però, semplicemente essere ricondotte alla sola creazione del più grande archivio pedopornografico e pornografico sul territorio nazionale - rinvenibile tanto nel deep web tanto nel web in chiaro - ma anche nell'annientamento psicologico delle giovani vittime ritratte nelle foto e nei video. L'obiettivo ulteriore degli indagati, consisteva, infatti, nel rendere possibile, attraverso l'identificazione, ogni forma di molestia e di gogna mediatica. Per quanto emerso dall'analisi delle conversazioni gli internauti oltre a fornire il materiale pedopornografico inviavano ogni informazione utile all'individuazione della vittima. Le attività eseguite su tutto il territorio nazionale hanno confermato le iniziali ipotesi investigative consentendo la denuncia di 33 persone per il reati di detenzione di materiale pedopomografico, l'arresto in flagranza, per il reato di detenzione di ingente quantità di materiale pedopornografico, di 2 indagati e un arresto per produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti o psicotrope oltre al sequestro di centinaia di supporti informatici contenenti migliaia di file pedopomografici che saranno sottoposti ad analisi tecniche.


