Si scrive Pro Scafatese Calcio e si legge Scafatese Calcio 1922: lo storico “canarino” di Vincenzo Cesarano sotto stretta osservazione. Uno controllo a cui sono sottoposte tutte le squadre e le associazioni sportive di Scafati che, sulla scia di quanto è emerso nell'inchiesta Sarastra e nei conti del Comune, ha fatto ben capire che i legami tra politica e sport non sono mai stati flebili.
Alcune associazioni sportive, secondo quanto emerso nell'inchiesta che vede coinvolto anche l'ex patron della Scafatese Calcio, Andrea Vaiano potrebbero essere responsabili di alcuni ammanchi finanziari al comune di Scafati. Si intende, mancati introiti. Nello specifico per utilizzare la struttura comunale di via Catalano è necessario pagare per il servizio e, nel caso si tratti di un'associazione sportiva dilettantistica iscritta presso il comune, deve essere in regola con i pagamenti precedenti nonché anche con tutta una serie di requisiti fiscali con l'erario e la Lega sportiva. È evidente però che non tutte le squadre avevano questi requisiti, eppure nonostante ciò, molti continuavano a giocare nello Stadio Comunale di Scafati senza troppe difficoltà. Caso specifico è quello della Scafatese Calcio che aveva evitato il fallimento nel 2010 e a partire dal 2011 aveva avuto il divieto degli uffici comunali di giocare nello stadio di Scafati. Successivamente però senza troppi clamori, la società gialloblù alla guida del patron Vincenzo Cesarano, attuale teste della difesa di Angelo Pasqualino Aliberti, ha iniziato a giocare nel comunale di Scafati. Il lavoro della commissione d'accesso prima e dei tecnici ora, sta nella verifica delle richieste presentate al Comune da differenti associazioni sportive per ottenere l'autorizzazione. Le squadre “non in regola” avrebbero potuto giocare pagando il prezzo pieno allo stadio ma avrebbe pagato oltre il doppio: cifre che non permettevano più di competere in categorie così basse. Da qui il rischio che alcuni potrebbero aver presentato richieste con altre associazioni per far giocare club in difficoltà. Caso su cui vi sono verifiche in corso facendo riscontro sui pagamenti, i bonifici e i calendari, giornata dopo giornata delle squadra in questione. Episodi che, se verificati, farebbero emergere nuovi illeciti. Nel tempo però vi è stata la conseguenza: la flessibilità e i controlli ora messi in discussione, hanno portato ad ammanchi continui nelle casse comunali. Per non parlare delle compensazioni: in diverse occasioni sono state effettuate con le società, ma non è sempre possibile scoprire per quali motivi si è arrivati a tanto. Quello delle strutture sportive è quindi un vaso di Pandora che presto verrà aperto e di certo sarà un'altra patata bollente. Debiti e buchi finanziari che ora hanno spinto la Triade commissariale all'idea che per risanare il debito, bisogna mettere in vendita lo stadio per circa 4 milioni. Se si vuole capire però da dove inizia la fine dello stadio comunale “28 Settembre 1943” di Scafati, allora bisogna guardare lontano e dare la colpa alla Triade commissariale sarebbe come incolpare la strada per la presenza di pozzanghere. Non sarà forse stata tutta questa pioggia a far venir su tal fango? Anche con l'inchiesta Sarastra in corso, i rapporti non si erano placati tra Amministratori e sportivi: nel 2015, in una delibera di giunta dell'ancora sindaco di Scafati Aliberti, su proposta dell'assessore Diego Chirico (anche lui indagato nell'inchiesta Sarastra), si era deciso di sostenre l'ASD P. Scafatese Calcio con Vincenzo Cesarano presidente esonerandola “dal pagamento dei canoni sportivi per la stagione antagonistica 2015/2016 per l'utilizzo di mezzo rettangolo di gioco campo a intero rettangolo di gioco campo B e per le gare di campionato della prima squadra è del settore giovanile; nonché per l'esonero della tassa di affissione”. Parliamo perciò di mancati introiti per svariate migliaia di euro. Soldi last minute, prima dello scioglimento, che hanno sostenuto il progetto Scafatese Calcio di Cesarano, intanto doventato anche teste delle difesa dell'ex sindaco accusato di aver stretto legami con la camorra. Ben altra storia quindi quella di Totò che riuscì nell'intento di farsi arrestare proferendo le parole: “Abbasso la Scafatese!”.
Le rivelazioni del pentito - Politica, camorra e sport: la città di Scafati non si è fatta mancare, nel corso delle ultime due amministrazioni Aliberti, neppure il sospetto di questo non nuovo “menage a trois”.
A svelare i retroscena è Dario Spinelli che diversi mesi fa ha deciso di collaborare con la procura Antimafia di Salerno per raccontare la sua parte di verità relativamente all'operazione Sarastra. Non solo legami criminali, ma anche affari politici, tutto al vaglio della Magistratura, nella persona del pubblico ministero Giancarlo Russo, che ha ascoltato con attenzione tutto quello che il pregiudicato aveva da dire. Per quanto concerne la politica, Spinelli sostiene di aver saputo che il clan Ridosso avrebbe appoggiato la candidatura di Roberto Barchesi. Inoltre Spinelli racconta anche delle estorsioni che avrebbe avuto in danno il noto imprenditore di Boscoreale, Andrea Vaiano, patron della Virtus, a sua volta coinvolto nell'inchiesta, per la ristrutturazione della palazzina di via Michelangelo Buonarroti dove viveva. Spinelli conosceva già da prima Vaiano in quanto era presidente appunto della Virtus Scafatese e lui in quel periodo vendeva bibite presso il campo sportivo comunale. Proprio questa autorizzazione a vendere bibite allo stadio comunale è stata presa in esame dalla magistratura Antimafia che ha riscontrato questo elemento come uno dei tanti episodi in grado di far emergere il patto politico criminale confermato dai giudici in Cassazione e in primo grado nel filo d'inchiesta per i Ridosso-Loreto. Sempre Spinelli ha raccontato del sostegno, a lui richiesto da Vaiano per sostenere Giancarlo Fele: vicenda che è costata a Fele un avviso di garanzia per voto di scambio politico mafioso. Ma l'inchiesta Sarastra travolge Vaiano per il Polo scolastico che ad un certo punto è diventato ufficialmente l’appalto principale su cui l’Antimafia cercava di fare chiarezza su quel “sistema Scafati” tra clan, politica e imprenditori. La Tyche, società che si era aggiudicata l’appalto prima della rescissione che ha portato al contenzioso con l’Ente, era di Andrea Vaiano, allora presidente della Virtus Scafatese. Il mega appalto scafatese, vedeva come progettista Guglielmo La Regina, titolare dell’Archicons e per gli inquirenti partenopei il “facilitatore” di molti bandi. Il pm Vincenzo Montemurro, titolare dell’inchiesta “Sarastra” aveva dato l’ok per le perquisizioni dopo le rivelazioni dell’architetto Maria Gabriella Camera, ex dirigente del Comune di Scafati che nel progetto del Polo scolastico ha rivestito il ruolo di Responsabile unico del procedimento. Proprio la professionista avrebbe indirizzato gli inquirenti verso Vaiano, per il quale pende un avviso di garanzia per il reato di favoreggiamento aggravato dal metodo mafioso.
L'appello delle associazioni - Campionato in dirittura d'arrivo, la Triade commissariale ha dato la possibilità di giocare soltanto su un campo B e senza pubblico, previa verifica della Lega sportiva. E' questo è il triste destino dello stadio comunale di Scafati che è stato costretto a chiudere i battenti per lo stato di degrado in cui versa. Senza acqua calda, in totale stato di incuria e abbandono tra docce non funzionanti e strutture fatiscenti. Eppure i prezzi sono tutt'altro che economici per giocare presso lo stadio comunale cittadino. Si parla di 60 euro all'ora per il campo B e 90 euro all'ora invece per il notturno, sempre nel campo B. Almeno 150 euro all'ora invece per giocare nel campo A. Inoltre, non è più stata fatta nel corso del tempo una distinzione tra la società scafatesi e quelle invece proveniente da altri comuni che pagano lo stesso prezzo, senza alcuna agevolazione per i locali. Non c'è quindi un progetto per agevolare quelle che sono le realtà sul territorio che danno l'opportunità di sviluppo ed aggregazione ai giovani. Una situazione tra l'altro, che è stata aggravata dall'annuncio espresso attraverso la delibera della triade commissariale, di mettere in vendita lo stadio comunale per circa 4 milioni di euro. Se è vero che sembra inverosimile che qualcuno possa comprare una struttura così mal ridotta, è anche vero che lo stesso gesto di mettere in vendita uno stadio che porta il nome della data della Liberazione di Scafati e che rappresenta il patrimonio sportivo cittadino, sembra un affronto di non poco conto. Non è la triade commissariale ad essere responsabile dello Stato attuale della situazione, se si vede quante società nel tempo hanno usufruito dello stadio senza pagare il dovuto e soprattutto, se si va a verificare poi effettivamente l'incuria, l'inciviltà e il vandalismo che purtroppo la fanno da padroni nel campo di via Catalano. A lanciare un appello rispetto a questa situazione è il presidente del San Vincenzo Unitis, Alfonso Iovane che è intervenuto sulla vicenda: “Come presidente del San Vincenzo Unitis, voglio rendere noto alla cittadinanza lo stato di degrado in cui versa il lo stadio comunale di Scafati.
Insieme ad altre associazioni sportive, abbiamo intenzione di protocollare una proposta così da poterlo rendere funzionale. Ad oggi siamo l’unica associazione sportiva cittadina ad usare il comunale, nonostante le condizioni in cui versa – spiega Iovane - Vorremmo aggiustare alcune cose, anche a nostre spese, per continuare a portare avanti il nostro progetto sociale. Rispetto ad altri, non diamo la colpa delle condizioni in cui si trova lo stadio esclusivamente al commissario, avendo molto da ridire anche sulla vecchia amministrazione. L’anno scorso, i soldi necessari per la manutenzione dei locali sportivi sono stati spostati tra i fondi per il rifacimento delle strade. Questo vuol dire ridurre all'osso le possibilità di risorgere al nostro stadio e non è giusto!”.