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Sarno/San Valentino. Cercò di far sparire auto di lusso avuta a noleggio, la Cassazione conferma il divieto di dimora per noto professionista

20 Maggio 2020 Author :  

di Danilo Ruggiero

Cercò di far sparire un auto di lusso avuta a noleggio, la Cassazione conferma il divieto di dimora per un noto professionista. Aveva ottenuto con un contratto di noleggio a lungo termine, intestato ad un terzo soggetto, un Range Rover Velar, per poi cercare di disfarsene e farla sparire nel nulla. La vicenda fu scoperta dalla Polizia giudiziaria della Procura di Nocera Inferiore, coordinata dal Pm Angelo Rubano, che circa un anno fa aprì un fascicolo di indagini su un presunto riciclaggio di pezzi smontati e provenienti da un’officina di via Zeccagnuolo tra Nocera Inferiore, Pagani e San Valentino Torio. L’indagato, un noto professionista di Sarno, fu destinatario ad ottobre del 2019, di un’ordinanza del Gip del Tribunale di Nocera Inferiore che applicava nei suoi confronti la misura cautelare del divieto di dimora nella Provincia di Salerno, per i reati di appropriazione indebita dell’auto di lusso di proprietà di una azienda leader nel settore del noleggio a lungo termine, e per il tentativo di auto riciclaggio consistito nell'imporre a un meccanico (anch'esso indagato) di smontare e occultare l’autovettura.Avverso l’ordinanza cautelare, il professionista ha proposto dapprima istanza di riesame al Tribunale di Salerno, rigettata poco dopo, e poi ricorso alla Corte di Cassazione per ottenerne l’annullamento. I Giudici ermellini hanno evidenziato che il Tribunale di Salerno ha valorizzato la condotta materiale realizzata dal professionista, il quale, mutava il titolo del possesso dell'autovettura in uso ad un terzo consegnandola ad un meccanico affinché procedesse ad effettuare operazioni di smontaggio idonee a dissimularne la provenienza,. Ciò mediante "Lo smaltimento del telaio recante i codici identificativi e l'impianto Gps del veicolo, che avrebbero consentito la sua identificazione”. Ed inoltre, secondo i giudici “E' stato sottolineato che la responsabilità del professionista emergeva, oltre che dalle dichiarazioni dei coindagati, anche dai contenuti delle intercettazioni telefoniche”. La Cassazione, valutato il ricorso del professionista, ha considerato le motivazioni poste in esso “generiche” e “meramente assertive” e pertanto ne ha pronunciato la declaratoria di inammissibilità.

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