di Danilo Ruggiero
Scafati. La Dirigente dell’Istituto tecnico “Antonio Pacinotti” minacciò un’ insegnante di strappargli i capelli. Arriva la sentenza che scagiona definitivamente la responsabile amministrativa del plesso di istruzione scolastica di secondo grado. "Ti prendo per i capelli e prima o poi ti faccio qualcosa" urlò la Dirigente dei servizi amministrativi, Michela Piccolo, contro un insegnate di Diritto e Scienze delle Finanze in passato in servizio all’Istituto d'Istruzione Superiore Statale “Antonio Pacinotti “ di Scafati. La vicenda è relativa ad un diverbio avvenuto alcuni anni fa tra l’ex dirigente e l’ex insegnate del Pacinotti che si concluse con un’accesa lite verbale. Dopo il diverbio, la professoressa di discipline giuridiche, sottolineando un turbamento psicologico derivato dalle frasi pronunciate dalla propria superiore, denunciò per minaccia aggravata la dirigente alla Procura di Nocera Inferiore che assegnò il fascicolo al Giudice di Pace di Nocera Inferiore. Il magistrato onorario, nel 2018, all’esito della trattazione della causa penale decise, però, di assolvere la responsabile del plesso Michela Piccolo per l’insussistenza del fatto e quindi per l'inesistenza di un'intimidazione ai danni della professoressa. Avverso la sentenza del giudice nocerino, il Procuratore generale della Corte di Appello di Salerno ha presentato ricorso per Cassazione eccependo l’ erronea applicazione del disposizioni relative al reato di minaccia da parte del giudici de merito. A sua volta, la Corte di Cassazione, sezione Quinta presieduta dal magistrato Stefano Palla, udite le relazioni del procuratore generale e le memorie dell'insegnante scolastica costituitasi parte civile, ha emesso la sentenza che scagiona definitivamente dall’accusa di minaccia la dirigente amministrativa del Pacinotti. Secondo la Corte di Cassazione, infatti, la semplice frase "ti prendo per i capelli", in mancanza di ulteriori aggiunte verbali in grado di colorarla e riempirla di contenuti effettivamente minacciosi non non è in grado di integrare di per se una oggettiva valenza intimidatoria. Inoltre, per la Cassazione, l'espressione "prima o poi ti faccio qualcosa" non può essere percepita "Come una significativa deminutio né dell'integrità fisica né, più in generale, di quella personale. Il significato attribuibile a tali parole in un contesto caratterizzato, come quello in esame, da una discussione animata, occasionata da un contrasto di vedute in ambito lavorativo, non è univocamente ed ineluttabilmente riconducibile ad una finalità intimidatoria". Altresì, nel rigettare il ricorso del Procuratore Generale della Corte di Appello di Salerno, la Cassazione ha stabilito "La scelta operata dal Giudice di pace risulta sorretta da una motivazione rispettosa dei canoni della logica e della esaustività".