Regionali. E' Caldoro il candidato del centrodestra in Campania, accordo raggiunto

22 Giugno 2020 Author :  

Il centrodestra ha individuato la squadra migliore per vincere le elezioni nelle Regioni che andranno al voto a settembre e, soprattutto, portare il buongoverno in quelle che oggi sono male amministrate dalla sinistra. Lo si legge in una nota congiunta dei tre leader del centrodestra Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni, Matteo Salvini. I candidati del centrodestra saranno: Francesco Acquaroli per le Marche, Stefano Caldoro per la Campania, Susanna Ceccardi per la Toscana, Raffaele Fitto per la Puglia. Si aggiungeranno alla squadra dei governatori uscenti che, dopo eccellenti prove di governo, sono stati confermati: Giovanni Toti in Liguria e Luca Zaia in Veneto.

Martusciello, Caldoro metta in atto discontinuita'

"Quella di Caldoro e' una candidatura che viene riproposta per la terza volta agli elettori e per essere vincente deve differenziarsi da quanto e' accaduto negli anni precedenti e soprattutto dagli errori commessi che ci fecero perdere nel 2015. Si vince cambiando volti e nomi dando credibilita' alle liste"". Cosi', in una nota, Fulvio Martusciello europarlamentare di Forza Italia in merito all'ufficializzazione della candidatura di Stefano Caldoro per il centrodestra.

Regione al voto come nel 2015, Caldoro in salita

L'ufficializzazione della sua candidatura, blindata piu' volte nei giorni scorsi da Silvio Berlusconi, e' arrivata a fine mattina con una nota, riportando la Campania in una sorta di 'ritorno al futuro' in cui a settembre si andra' a scegliere tra i tre candidati alla presidenza della Regione che gia' si sfidarono nel 2015. Il forzista Stefano Caldoro, ora investito in maniera definitiva della responsabilita' di portare il centrodestra alla riconquista di palazzo San Lucia, infatti, se la dovra' vedere di nuovo (ed e' la terza volta, dato che accadde anche nel 2010) con Vincenzo De Luca, leader della coalizione di centrosinistra, e per la seconda volta anche con Valeria Ciarambino, che tenta come nella passata legislatura per i 5 stelle l'ardua scalata alla poltrona di 'governatore', con una lista unica. I numeri - anche al di la' della recente conquista di popolarita', che non necessariamente si traduce in voti nell'urna, legata alla gestione dell'emergenza Covid da parte di De Luca - non fanno intravedere una sfida facile per Caldoro. Nel 2010, l'ex ministro che viene dalle fila dei socialisti, candidato del Pdl, divenne presidente della Regione conquistando 39 seggi con 1.586.567 preferenze, pari al 54,27 dei voti espressi; De Luca rimase a quota 1.258.715, cioe' il 43,03%, e 21 seggi. In quella tornata per il M5s c'era Roberto Fico, che si conquisto' l'1,35% dei consensi, superato da l'ex ministro Paolo Ferrari con il 1,36%, ma entrambi fuori dal parlamentino regionale. Cinque anni dopo, l'ex sindaco-sceriffo di Salerno prese il sopravvento con 987.227 voti, ossia il 41,15%, e Caldoro era distante un'incollatura con 921.379, cioe' il 38,37%. La partita' pero' non e' cosi' aperta come sembra. In Campania si vota con un sistema frutto di una legge del 2009, modificata nel 2015, che e' in buona sostanza un proporzionale a turno unico con premio di maggioranza. Gli ultimi sondaggi noti promettono molte spine per raccogliere la rosa della rielezione di Caldoro. A meta' dicembre 2019, Arcadia fece una rilevazione per conto del Corriere del Mezzogiorno, il sondaggio Winpol reso pubblico a gennaio scorso, dal quale emergeva che De Luca lo aveva gia' superato nei consensi (39,5% contro 36,7%), ma soprattutto che il primo partito in Campania rimaneva l'M5s, seguito da Pd e Lega (18,8%), con FdI al 9,7 e FI, partito che in questa regione aveva la sua roccaforte e in grado di conquistare anche il 45% dei consensi, crollato a 8,8%. Un sondaggio Tecne' con rilevazione eseguita tra il 29 e il 30 maggio conferma i 5stelle a 24,5% primo partito, seguiti da Pd 21,7%, Lega a 15,5% e FdI salito a 12,4%.
Certo la coalizione di centrodestra e' ancora forte. Ma anche in passato malumori e personalismi hanno pesato sul voto, qui come nel centrosinistra. E in questi mesi di incertezze e lockdown, i disaccordi sono emersi diverse volte. Anche proprio sul nome di Caldoro. Il tema era quello del 'rinnovamento' e vedeva protagonista soprattutto la Lega di Matteo Salvini. Liste pulite e un candidato nuovo, e' stata la sua richiesta fino all'ultimo, dopo che sul tavolo il Carroccio aveva anche lanciato i nomi dell'ex rettore dell'ateneo di Salerno, Aurelio Tommasetti, non eletto per la Lega alle Europee, e di Catello Maresca, pm antimafia che ha fatto un passo indietro non volendo essere 'targato' politicamente. Liste pulite che sono state promesse a Salvini, secondo indiscrezioni. Pero', mentre a Roma non si decideva su Caldoro (solo la scorsa settimana 3 riunioni in 48 ore con 'fumata nera' finale), persino dentro Forza Italia c'era chi invocava un nome diverso dal suo. Mara Carfagna, ad esempio, o Cosimo Sibilia, pronto a scendere in campo in prima persona. Senza contare che Antonio Martusciello, ex parlamentare dimessosi di recente da commissario Agcom, nel partito di Berlusconi fin dalla prima ora, sembra aspireri da tempo a questa candidatura. Stefano Caldoro, da parte sua, sta lavorando da tempo, alla composizione di liste a suo sostegno. Secondo rumors, Forza Italia riconfermerebbe i consiglieri uscenti, e Caldoro darebbe di sicuro vita a una lista con esponenti della societa' civile di prestigio a lui legati e, diversamente dal passato, chiederebbe a eccellenze della sua squadra, ipotetici futuri assessori, di spendersi in questa o altre liste in prima persona durante questa campagna elettorale inedita. Tuttavia, la macchina da guerra forzista deve fare in conti non solo con un De Luca che ha gia' messo in piedi secondo indiscrezioni una ventina di liste e che lavora incessantemente sui social, ma anche con una perdita di pezzi che va da Clemente Mastella, apertamente schierato con lista e simbolo del campanile per il candidato del centrosinistra mentre la moglie, Sandra Lonardo, siede a palazzo Madama per gli azzurri, a Flora Beneduce, dirigente ospedaliero e consigliere regionale da diverse legislature, senza contare l'ex assessore di Caldoro, Severino Nappi, transitato nella Lega, o Giampiero Zinzi, pure passato da Berlusconi a Salvini attraverso Cambiamo di Giovanni Toti. Sulla partita, comunque, pesera' molto l'astensionismo (nelle regionali del 2015 al voto e' andato il 51,9% degli aventi diritto) e quel 53,2% che il sondaggio Tecne' segnalava sotto la voce indecisi. In quella rilevazione, De Luca era ancora vincitore, seppure seguito da Caldoro.

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