Condanna definitiva per il sindaco Giuseppe Canfora e il manager Bruno Di Nesta per tentata concussione. Ecco le motivazioni contenute nella sentenza pronunciata dalla Suprema Corte di Cassazione: «Intimidazioni serie da parte di Canfora all’ex presidente del Consorzio ASI Gianluigi Cassandra». Il Sindaco, secondo gli atti sottoposti al vaglio della Corte, ha minacciato «Di mettere in atto qualsiasi iniziativa per paralizzare l'attività del Consorzio per finalità politiche».
Ora la sentenza sarà trasmessa, per le valutazione del caso, in ordine alla decadenza dalla carica di Primo cittadino, alla Prefettura di Salerno.
La Sentenza
Con sentenza del 20 giugno scorso la Corte di Cassazione, Sezione 6^, presieduta dal magistrato Pierluigi De Stefano, ha confermato e reso definitiva la condanna a due anni di reclusione per l’attuale sindaco di Sarno ed ex presidente della Provincia di Salerno Giuseppe Canfora e ad un anno e 4 mesi, invece, per l’ex direttore generale dell’Ente di Palazzo Sant’Agostino Bruno Di Nesta, ora al vertice dell’Eda Rifiuti. La Vicenda. I fatti risalgono al 2013 quando i due hanno tentato di obbligare l’avvocato Gianluigi Cassandra, all’epoca Presidente del Consorzio, a sospendere o revocare i membri del CdA di una partecipata del Consorzio. Secondo quanto emerso anche in Corte d’Appello, Cassandra ricevette una serie di telefonate da Di Nesta, una delle quali fatta proprio dagli uffici della Provincia. Durante una di queste intervenne anche Canfora, il quale ha intimato a Cassandra di revocare o sospendere le nomine relative ai membri del collegio sindacale del “Centro Gestione servizi” paventando, in caso contrario, conseguenze. Lo stesso avrebbe fatto Di Nesta. Ma Cassandra andò avanti disponendo le nomine e da quel momento iniziò una querelle giudiziaria, partita da una formale denuncia ricca di elementi presentata dallo stesso Cassandra in Procura, che si è conclusa con la conferma della condanna in Cassazione.
Le Motivazioni
Dalla lettura della sentenza, pubblicata il 2 agosto scorso dalla Corte di Cassazione, si denota il comportamento intimidatorio del primo cittadino di Sarno nei confronti di Cassandra «Canfora pretendeva con tono seccato che Cassandra sospendesse o revocasse le suddette nomine- si legge- proferendo esplicite minacce: "Altrimenti ci saranno spiacevoli conseguenze", "non sono contento di questa decisione, sono seccato, non me l'aspettavo", "i nomi vanno rivisti, i nomi glieli dobbiamo dare noi", "in caso contrario metterò in campo qualsiasi iniziativa per paralizzare l'attività del Consorzio"». Cosi invece Di Nesta parlava a Cassandra «Gigi, dai retta al presidente della Provincia, fai come ti ha detto, revoca questo provvedimento se no il Presidente (Canfora, ndr) ... viene meno il rapporto fiduciario, se non lo fai potrebbero esserci spiacevoli conseguenze, guarda accontenta il Presidente, altrimenti ci saranno delle conseguenze».
Per la Cassazione, dunque «Nessun dubbio sulla configurabilità del tentativo. È infatti pacifico che si configuri un'ipotesi di concussione nelle forme del tentativo. Nella specie, appariva chiaro il vantaggio direttamente perseguito da Canfora, con il concorso di Di Nesta: attraverso nomine di persone di propria fiducia si sarebbe rafforzata la presenza della propria parte politica nell'istituzione pubblica, secondo una logica di occupazione e spartizione dei posti di responsabilità guidata da criteri di appartenenza e non di competenza».