Dalle prime ore di questa mattina, nelle province di Napoli, Salerno, Potenza, Catanzaro, il personale della Direzione Investigativa Antimafia di Basilicata e del Gruppo Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica di Napoli, stanno dando esecuzione a undici provvedimenti cautelari personali e reali, nell'ambito di una indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Potenza, su un traffico internazionale di rifiuti speciali tra l'Italia e la Tunisia.
L'operazione vede attualmente impegnati circa 80 unità tra Carabinieri del Reparto speciale dell'Arma e personale della Direzione Investigativa Antimafia. Le indagini sono partite da circa due anni dopo la restituzione all'Italia da parte della Tunisia di qualcosa come oltre 6mila tonnellate di rifiuti sbarcati nel porto di Salerno. La questione è finita al centro di un fascicolo della Procura lucana anche perché sarebbe coinvolta un'azienda del Vallo di Diano e il Pm Vincenzo Montemurro aveva fatto fare un blitz nel porto ed eseguire analisi per individuare compiutamente di che tipo di rifiuti di potesse trattare.
Nella mattinata odierna sarebbero state eseguite anche alcune misure cautelari reali con il sequestro di somme per circa un milione di euro e alcuni impianti.
La Procura di Potenza è sulle tracce di traffici di rifiuti anche su altri fronti e in particolare nel Materano. Lo stesso sostituto procuratore titolare delle indagini nei mesi scorsi aveva dato il via anche ad una campagna di scavo con il genio dell'esercito in una cava di Garaguso alla ricerca di scorie interrate. Tra le due vicende, al momento, non sono però emersi collegamenti.
Ai domiciliari un funzionario della Regione Campania
Un funzionario della Regione Campania è agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta della Procura distrettuale antimafia di Potenza che ha portato alla scoperta di un illecito traffico di rifiuti tra l'Italia e la Tunisia che, nel 2020, ha portato nel Paese del Nord Africa 7.891 tonnellate di rifiuti stipati in 70 container.
A carico del funzionario (un altro è indagato) le indagini hanno accertato "omissioni e condotte ritenute, a livello di gravità indiziaria, un consapevole contributo all'illecito traffico di rifiuti". Nell'inchiesta sono coinvolti anche intermediari, imprenditori, titolari di aziende di trattamento-recupero, società di intermediazione e funzionari pubblici. In sostanza, il traffico di rifiuti aveva come esito finale l'incendio dei rifiuti o il loro abbandono o interramento in Africa. Tutto basato su un contratto firmato il 30 settembre 2019, a Polla (Salerno), tra una società campana e una tunisina per il trasporto in Africa di 120 mila tonnellate di rifiuti.
Nell'intesa erano coinvolte anche due ditte di intermediazione, una con sede a Soverato (Catanzaro), l'altra in Tunisia. E' cominciato così il trasferimento, via nave attraverso il porto di Salerno: ma un reportage di un'emittente televisiva tunisina sull'importazione dei rifiuti aveva portato prima a un'inchiesta con alcuni arresti, poi al blocco dei rifiuti stessi.
In Italia, le indagini dei Carabinieri hanno scoperto "un complesso sistema attraverso cui è stato organizzato un ingente traffico illecito di rifiuti reso possibile, tra l'altro, dalla concessione di due autorizzazioni" rilasciate da un ufficio di Salerno della Regione Campania (in relazione ai quali sono indagati i due funzionari regionali). L'impianto tunisino che ricevette le quasi ottomila tonnellate di rifiuti fu interessato da un incendio che ne distrusse "buona parte". In base a un accordo di cooperazione fra Tunisia e Regione Campania i container pieni di rifiuti sono stati ritrasferiti in Italia: i consulenti che li hanno esaminati hanno accertato "la non corrispondenza della qualità dei rifiuti in sequestro al codice di riferimento dichiarato dall'esportatore". (ANSA).
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