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Longola brucia: quando la cultura diventa un’occasione perduta

21 Giugno 2026 Author :  

Longola, la cultura tradita e il futuro che continuiamo a rimandare.

Un incendio ha colpito nella notte il Parco Archeologico Naturalistico di Longola, uno dei siti più importanti della Campania per la ricostruzione delle antiche civiltà dell’età del Bronzo e del Ferro. Le fiamme hanno distrutto l’infopoint, raso al suolo i laboratori didattici, danneggiato parte delle strutture di servizio. Solo il pronto intervento dei vigili del fuoco ha evitato che il danno diventasse ancora più irreparabile.

Ma ridurre tutto a un episodio di cronaca sarebbe un errore grave. Longola è molto di più: è il simbolo di un’occasione continua e sistematicamente mancata.

Per anni, tra difficoltà enormi e spesso senza un sostegno davvero strutturale, si è cercato di trasformare questo sito in un polo culturale, educativo e turistico capace di generare sviluppo. Un lavoro portato avanti da associazioni, volontari, studiosi e cittadini che hanno creduto — contro ogni scoraggiamento — che la cultura potesse essere una vera infrastruttura economica, non un semplice ornamento.

E non è un’illusione. In Campania esistono esempi concreti di territori che, investendo sulla cultura, hanno creato indotto, occupazione, identità e attrattività internazionale. Ma questi casi restano troppo spesso eccezioni, non sistema.

Qui emerge il nodo centrale: la mancanza di una visione condivisa.

In un territorio complesso, segnato nel tempo anche dalla presenza pervasiva della criminalità organizzata e da fragilità istituzionali che in alcuni casi hanno portato allo scioglimento di amministrazioni locali, il problema non è solo la sicurezza. È la direzione politica e culturale.

Troppo spesso la gestione pubblica si è frammentata in logiche di breve periodo, incapace di fare massa critica, di scegliere priorità strategiche, di difendere progetti capaci di cambiare davvero il destino dei luoghi.

E tra le occasioni mancate c’è anche quella della stazione dell’Alta Velocità “Vesuvio Est”, un’infrastruttura già progettata e finanziata che avrebbe potuto rappresentare un punto di svolta decisivo per l’intera area vesuviana e dell'Agro sarnese nocerino. Un’opera che, se inserita dentro una strategia territoriale seria e condivisa, avrebbe potuto connettere mobilità, turismo culturale e sviluppo economico. Ma senza una regia locale forte e unitaria, anche le grandi opportunità rischiano di restare potenzialità inespresse.

Longola si inserisce esattamente dentro questa dinamica: un luogo che avrebbe potuto diventare un polo di riferimento nazionale e internazionale, ma che continua a vivere tra impegno civile e fragilità strutturali.

Eppure, sarebbe sbagliato fermarsi alla denuncia o alla rassegnazione.

Perché esiste un’altra parte di questo territorio che resiste. È fatta di persone come Linda Solino e di tutte le realtà associative che, con costanza e determinazione, hanno difeso e valorizzato il parco anche nei momenti più difficili. Una cittadinanza attiva che ha dimostrato, nei fatti, che la cultura può essere presidio, identità e possibilità concreta di riscatto.

La verità è che i territori non si impoveriscono per caso. Si impoveriscono quando la cultura non viene riconosciuta come priorità strategica. Quando la politica rinuncia a una visione di lungo periodo. Quando la comunità si divide invece di costruire un interesse comune.

Longola oggi non chiede solo solidarietà. Chiede una presa di coscienza collettiva.

Perché senza una scelta chiara — culturale, politica ed economica — il rischio è quello di continuare a rincorrere le emergenze, mentre le opportunità, una dopo l’altra, si trasformano in occasioni perdute.

E questa volta, più che mai, il conto lo paga il futuro.

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