Sarno sciolta per infiltrazioni camorristiche. È questo il durissimo verdetto dello Stato nei confronti dell'amministrazione comunale. Il decreto del Presidente della Repubblica, adottato su proposta del Ministro dell'Interno, non descrive un singolo episodio né una mera sequenza di irregolarità amministrative, ma delinea il quadro di un ente che, secondo Prefettura e Ministero dell'Interno, sarebbe progressivamente divenuto permeabile ai condizionamenti della criminalità organizzata, fino a compromettere i principi di legalità, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione.
Le oltre cinquanta pagine della relazione prefettizia, recepite integralmente nel provvedimento di scioglimento, rappresentano un vero e proprio atto d'accusa istituzionale. Le espressioni utilizzate sono durissime: "grave mala gestio della cosa pubblica", "opacità amministrativa", perdita della legalità nell'azione dell'ente, gestione personalistica della cosa pubblica e presenza di elementi concreti, univoci e rilevanti che dimostrerebbero collegamenti diretti e indiretti tra componenti dell'amministrazione comunale ed esponenti della criminalità organizzata di tipo mafioso.
Il quadro ricostruito dagli ispettori non si fonda su un singolo fatto. È la sommatoria di numerosi episodi, ritenuti tra loro convergenti, ad aver convinto il Governo che il Comune non fosse più in grado di garantire il rispetto dei principi costituzionali di imparzialità, trasparenza e tutela dell'interesse pubblico.
Tra gli episodi ritenuti maggiormente significativi compare la concessione di un terreno comunale a uno stretto congiunto del capo del clan locale. Secondo la commissione d'accesso, la procedura sarebbe stata caratterizzata da anomalie amministrative, verifiche incomplete sui carichi pendenti del beneficiario e controlli praticamente inesistenti sull'effettiva gestione del bene fino all'arrivo degli ispettori ministeriali.
Durissimo anche il capitolo dedicato al Nucleo indipendente di valutazione. La relazione censura la nomina, da parte del sindaco, di un familiare del capo clan quale componente dell'organismo, evidenziando la mancanza dei requisiti professionali richiesti e ricordando come lo stesso sia stato successivamente coinvolto in vicende giudiziarie che hanno portato alla revoca dell'incarico. Gli ispettori sottolineano inoltre che pochi mesi dopo quella nomina furono incrementati i compensi spettanti ai componenti del Nucleo.
Non meno severi sono i rilievi sulla gestione del personale. Le assunzioni effettuate tra il 2024 e il 2025 vengono descritte come non pienamente coerenti con i principi di imparzialità, trasparenza e parità di accesso alla pubblica amministrazione. Secondo la relazione, alcuni incarichi potrebbero essere stati utilizzati come posizioni fiduciarie più che come effettive esigenze organizzative dell'ente.
Ampio spazio viene dedicato anche alla gestione degli appalti pubblici. Gli ispettori contestano il consolidarsi di affidamenti diretti sempre nei confronti della stessa impresa per il servizio audio e luci delle manifestazioni cittadine, senza adeguate indagini di mercato e in violazione, secondo la Prefettura, del principio di rotazione previsto dal Codice dei contratti pubblici.
Analoga severità riguarda la concessione di parte dell'area mercatale comunale destinata a parcheggio per mezzi pesanti durante la campagna del pomodoro. La relazione evidenzia l'assenza di una procedura comparativa di evidenza pubblica, la pubblicazione tardiva della delibera e richiama i rapporti di parentela tra il legale rappresentante della società beneficiaria e soggetti ritenuti vicini agli ambienti della criminalità organizzata.
Criticità vengono riscontrate anche nell'affidamento del servizio di manutenzione del verde pubblico. L'impresa individuata, secondo la commissione, non avrebbe posseduto le pregresse esperienze richieste dalla normativa, mentre il valore economico dell'affidamento viene giudicato notevolmente sovrastimato rispetto ai costi reali del servizio.
Uno dei capitoli più delicati riguarda l'urbanistica. La variante al Piano urbanistico comunale approvata nel marzo 2025 viene analizzata insieme agli acquisti di immobili e terreni effettuati da alcuni amministratori comunali e da loro familiari nelle aree interessate dalle modifiche urbanistiche. La relazione richiama possibili conflitti di interesse e mette in relazione tali operazioni con l'accelerazione di alcuni procedimenti urbanistici e di iniziative di project financing riconducibili, secondo gli accertamenti, a imprenditori vicini al sindaco.
La commissione d'accesso dedica inoltre particolare attenzione alla gestione degli abusi edilizi. In un procedimento riguardante un immobile riconducibile a un familiare del capo clan, gli accertamenti sarebbero rimasti sostanzialmente fermi per anni e sarebbero stati eseguiti soltanto dopo l'arresto del presunto vertice dell'organizzazione criminale.
Non meno preoccupante è il quadro che emerge riguardo agli stessi amministratori e dipendenti comunali. Secondo la relazione, diversi esponenti politici avrebbero frequentazioni o rapporti con soggetti appartenenti agli ambienti criminali, mentre alcuni dipendenti risultano gravati da precedenti penali o di polizia oppure da rapporti di parentela con esponenti della criminalità organizzata.
È proprio la lettura complessiva di tutti questi episodi a portare Prefettura e Ministero dell'Interno a formulare il giudizio più grave previsto dall'ordinamento nei confronti di un ente locale. Nelle conclusioni della relazione si afferma infatti che l'azione amministrativa risulta caratterizzata da un diffuso quadro di opacità, da una grave compromissione della legalità e da concreti elementi di collegamento tra amministrazione comunale e criminalità organizzata, tali da rendere inevitabile l'applicazione dell'articolo 143 del Testo unico degli enti locali.
Per il Governo, dunque, non si è trattato della semplice somma di irregolarità amministrative, ma della rappresentazione di un sistema ritenuto vulnerabile alle infiltrazioni camorristiche, incapace di assicurare l'imparzialità dell'azione pubblica e la tutela dell'interesse collettivo. Un giudizio tra i più severi che l'ordinamento possa esprimere nei confronti di un ente locale e che ha portato allo scioglimento del Consiglio comunale e all'insediamento, per i prossimi diciotto mesi, della Commissione straordinaria chiamata a ristabilire legalità, trasparenza e corretto funzionamento della macchina comunale.