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Sarno, Cermetal nell’inchiesta sul traffico di rifiuti: la pista dei rottami porta fino in Turchia

10 Settembre 2026 Author :  

La società ha sede nella zona industriale di via Ingegno. L’indagine della Procura di Salerno ricostruisce un presunto sistema di movimentazione illecita dei rifiuti. Nel fascicolo un’esportazione di oltre 5 milioni di chili di rottami ferrosi

SARNO. C’è anche Sarno nella vasta inchiesta sul presunto traffico illecito di rifiuti coordinata dalla Procura della Repubblica di Salerno e condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico. Tra le società finite nel fascicolo figura infatti Cermetal S.r.l., azienda con sede in via Ingegno, nell’area PIP di Sarno, attiva nel settore del commercio, recupero e lavorazione dei rottami ferrosi e non ferrosi.
Un collegamento che porta direttamente nella zona industriale cittadina una vicenda investigativa molto più ampia, sviluppatasi tra le province di Salerno, Napoli, Bari, Potenza, L’Aquila, Latina e Frosinone e culminata nell’esecuzione di un provvedimento di sequestro preventivo disposto dal gip del Tribunale di Salerno su richiesta della Procura.
L’indagine è partita nel settembre del 2022 e, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe consentito di individuare una rete di imprese e operazioni attraverso la quale sarebbero stati movimentati ingenti quantitativi di rifiuti, anche mediante documentazione ritenuta falsa o irregolare. Le contestazioni formulate, a vario titolo, comprendono l’associazione per delinquere, le attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti e il furto aggravato di materiale ferroso.

Il collegamento con Sarno

Uno dei filoni dell’inchiesta riguarda Ricicla Campania S.r.l., con sede legale a San Giuseppe Vesuviano e sede operativa ad Albanella. Secondo l’ipotesi investigativa, la società avrebbe ceduto “in nero” rifiuti ferrosi alla Cermetal di Sarno.
È proprio seguendo il percorso di questi materiali che gli investigatori sarebbero arrivati a ricostruire una delle operazioni quantitativamente più rilevanti contestate nell'inchiesta: 5 milioni e 154mila chili di rottami ferrosi sarebbero stati esportati verso la Turchia.
Il punto centrale riguarda la qualificazione del materiale. I rottami sarebbero stati accompagnati da documentazione che li classificava come “End of Waste”, vale a dire materiali che, dopo essere stati sottoposti alle previste operazioni di recupero, hanno cessato giuridicamente di essere rifiuti.
Secondo l’ipotesi degli investigatori, però, quella documentazione sarebbe stata falsificata, consentendo così al materiale di essere esportato verso la Turchia come prodotto recuperato anziché seguire la disciplina prevista per la movimentazione dei rifiuti.

Il presunto “giro bolla”

L’attività investigativa avrebbe poi fatto emergere un sistema più articolato, indicato negli atti dell’inchiesta come “giro bolla”.
Nel fascicolo, oltre a Cermetal, compaiono le società C.R. Metalli, Rag.Metal, Autoricicla e Raf Ecology. Secondo l’ipotesi accusatoria, il meccanismo si sarebbe fondato sull’utilizzo di documentazione falsa, anche intestata a società inesistenti, con l’effetto di rendere più difficile ricostruire l’effettiva provenienza, la lavorazione e la destinazione dei materiali metallici movimentati.
La presenza di Cermetal nell'inchiesta assume particolare rilievo per Sarno proprio per il radicamento dell'attività sul territorio. La società indica ufficialmente la propria sede in via Ingegno, lotto 17, dove opera nel recupero e nella lavorazione di materiali ferrosi e non ferrosi. Anche gli atti della Regione Campania attestano, per lo stesso sito, l’autorizzazione ai sensi dell’articolo 208 del decreto legislativo 152/2006 per un impianto di messa in riserva e recupero di rifiuti speciali non pericolosi.

Sequestri per 3,4 milioni di euro

La Procura avrebbe quantificato in circa 3,4 milioni di euro il presunto profitto derivante dalle attività contestate. Il gip ha disposto sequestri preventivi finalizzati alla confisca, diretta o per equivalente.
Il provvedimento ha interessato complessivamente 71 conti correnti, otto camion e impianti ritenuti dagli investigatori strumentali alle condotte oggetto dell'inchiesta.
Undici persone hanno inoltre ricevuto l’invito a comparire per l’interrogatorio preventivo nell’ambito della richiesta di applicazione di misure cautelari personali avanzata dalla Procura.