Si infiamma il dibattito politico a Sarno dopo l’ultimo Consiglio comunale, al centro delle polemiche per la gestione della vicenda giudiziaria legata ai risarcimenti della frana del 1998 e per il mancato ricorso in Cassazione sulla sentenza che ha condannato il Comune a un esborso milionario.
Durissimo l’attacco del gruppo consiliare di Forza Italia, che accusa l’amministrazione guidata dal sindaco Francesco Squillante di aver lasciato decorrere i termini per impugnare la sentenza della Corte d’Appello di Salerno, causando un danno economico enorme per le casse comunali.
Secondo quanto denunciato dai consiglieri di opposizione, il Comune sarà ora costretto a versare circa 4,8 milioni di euro nell’ambito di una transazione relativa al procedimento “Fusco Natale + 10 c/ Comune di Sarno”, cifra che avrebbe potuto superare i 6 milioni di euro.
Nel mirino finiscono il sindaco, l’assessore competente avv. Enzo Corrado, la dirigente-segretario comunale dott.ssa Teresa Marciano e il responsabile finanziario, accusati di non aver attivato per tempo il procedimento necessario a presentare ricorso in Cassazione.
L’opposizione sostiene inoltre che, durante il Consiglio comunale, invece di fornire spiegazioni puntuali sulla vicenda, la maggioranza avrebbe preferito alzare i toni dello scontro politico, arrivando – secondo quanto riferito nella nota – a utilizzare parole offensive nei confronti dei consiglieri di minoranza.
"Per tre giorni si è parlato solo delle offese, delle urla e del clima andato in scena nell’ultimo Consiglio comunale. - scrivono in una nota Maria Rosaria Aliberti e Veronica De Filippo del Gruppo consiliare Forza Italia-Consiglio Comunale di Sarno -
Ed era inevitabile.
Ma adesso è arrivato il momento di riportare l’attenzione sul punto vero. Perché mentre l’aula si trasformava in uno scontro, una domanda enorme rischia di passare in secondo piano:
cosa è accaduto davvero nella vicenda dei 4,8 milioni di euro?
Il Comune è oggi chiamato a pagare circa 4,8 milioni di euro per chiudere, in via transattiva, una vicenda giudiziaria che, in base alla sentenza della Corte d’Appello, avrebbe comportato un esborso complessivo di oltre 6 milioni di euro.
Il giudizio “Fusco Natale + 10 c/ Comune di Sarno”, relativo ai risarcimenti per la frana del 1998, si è concluso con una sentenza della Corte d’Appello di Salerno che ha condannato il solo Comune di Sarno al pagamento di somme plurimilionarie, mentre in primo grado tutti gli enti convenuti erano risultati vittoriosi per intervenuta prescrizione del diritto.
La sentenza non è stata impugnata nei termini di legge.
Non c’è stata una scelta formale, motivata e trasparente di rinunciare al ricorso in Cassazione.
Semplicemente il termine è decorso, senza che il sindaco Francesco Squillante, l’assessore competente avv. Enzo Corrado, la dirigente-segretario comunale dott.ssa Teresa Marciano e il responsabile finanziario attivassero il procedimento necessario.
Una vicenda da milioni di euro è rimasta ferma fino alla scadenza dei termini.
E il Comune ha perso una possibilità fondamentale di difesa in un giudizio dal valore enorme, per negligenza e mancanza di vigilanza da parte di chi aveva il dovere di intervenire.
Eppure una domanda è inevitabile: come poteva una vicenda che in primo grado aveva visto tutti gli enti vittoriosi trasformarsi, in appello, nella condanna del solo Comune di Sarno a sostenere da solo l’intero peso economico?
Era una questione che meritava un vaglio della Corte di Cassazione.
E quel vaglio non c’è mai stato.
Gli atti parlano chiaro.
L’avvocato dell’ente ha trasmesso la sentenza e le relative valutazioni in data 18 dicembre e nuovamente il 22 dicembre indirizzandole al sindaco, all’assessore competente, alla dirigente-segretario comunale e al responsabile finanziario.
Tutti erano stati messi nelle condizioni di conoscere il contenuto della pronuncia e di assumere le decisioni conseguenti.
Nessuno potrà dire di non sapere.
Nonostante ciò, nessun atto di impugnazione è stato adottato nei termini.
Di fronte a una sentenza da oltre 6 milioni di euro, poi oggetto di transazione a 4,8 milioni, l’Amministrazione ha lasciato decorrere i termini, esponendo il Comune e i cittadini di Sarno a un debito enorme che poteva e doveva essere affrontato con attenzione.
Oggi il quadro appare evidente: non si è trattato di un disguido burocratico, ma di una grave negligenza politica e amministrativa.
E tuttavia, invece di assumersi le proprie responsabilità, il sindaco e la sua maggioranza hanno preferito trasformare l’aula in un ring, abbandonando il merito per rifugiarsi nelle offese.
In Consiglio comunale, infatti, a precise domande sui tempi, sugli atti e sulle responsabilità di questa mancata impugnazione, il sindaco ha pensato bene di definire come “vittoria” un esborso di 4,8 milioni di euro e, al tempo stesso, di attaccare, come sua abitudine, con parole volgari e toni offensivi i consiglieri di opposizione.
In questo contesto emerge anche il ruolo dell’assessore avv. Enzo Corrado.
Quando la gravità della vicenda è divenuta evidente, l’assessore ha rimesso le deleghe al contenzioso e alla ricostruzione post-frana, ufficialmente per “impegni personali”.
Ma è una spiegazione che non convince.
La ricostruzione che circola ben oltre il Palazzo comunale è che quella decisione sia maturata in un clima di forte tensione, tanto che le urla provenienti da quel confronto sarebbero state percepite anche all’esterno.
Non si sarebbe trattato, dunque, di una scelta libera e serena, ma del tentativo di scaricare su un singolo assessore una responsabilità che è invece prima di tutto politica e amministrativa e che coinvolge il sindaco, l’assessore competente, la dirigente-segretario comunale e il responsabile finanziario.
Perché se davvero la ragione fosse stata solo quella di generici “impegni personali”, resterebbe comunque incomprensibile perché l’assessore non abbia rimesso tutte le deleghe, limitandosi proprio a quelle più direttamente investite da questa vicenda.
Questo comportamento non è solo indegno di un’istituzione.
È un modo di sfuggire alle responsabilità.
Chi governa una città non può usare gli insulti per coprire il fatto che il Comune è costretto a pagare milioni di euro perché chi doveva decidere non ha agito per tempo.
Chi siede al vertice dell’Amministrazione non può usare l’aggressività verbale per evitare di dare ai cittadini spiegazioni chiare su una vicenda di tale portata.
4,8 milioni di euro non sono una vittoria.
Sono servizi che salteranno. Sono manutenzioni che non si faranno. Sono politiche sociali che verranno tagliate.
Sono il futuro di Sarno che viene ipotecato per anni.
Il punto non è mettere in discussione il diritto delle vittime della frana a vedere riconosciuti i propri danni.
Il punto è che il Comune di Sarno non ha dato alla Corte di Cassazione la possibilità di pronunciarsi su un possibile errore della Corte d’Appello e oggi si ritrova solo a dover sostenere un onere enorme, senza che nessuno si sia assunto per tempo la responsabilità di decidere.
Per questo abbiamo chiesto chiarezza immediata e documentata sull’accaduto:
⁃ chi ha ricevuto formalmente la sentenza d’appello e in quale data;
⁃ chi era tenuto, politicamente e amministrativamente, ad attivare l’iter per il ricorso in Cassazione;
⁃ perché non è stato assunto, nei termini, alcun atto formale di impugnazione;
⁃ quali iniziative il sindaco intenda assumere rispetto alle responsabilità della dirigente–segretario comunale, dell’assessore competente e del responsabile finanziario.
I cittadini hanno il diritto di sapere se questi 4,8 milioni di euro sono il frutto di una scelta consapevole che qualcuno dovrebbe avere il coraggio di rivendicare , oppure di una gravissima mancanza di vigilanza e governo del contenzioso.
Quanto accaduto in Consiglio comunale, con le offese e le volgarità rivolte ai consiglieri, è il volto pubblico di questo modo di amministrare: aggressivo nelle parole, ma arrendevole nei fatti quando si tratta di difendere il Comune davanti ai giudici.
Su questa vicenda non accetteremo silenzi, né diversivi".