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Forza Italia, la lettera aperta di Maria Rosaria Aliberti a Tajani: «Il problema non è chi si nomina, ma il metodo»

07 Giugno 2026 Author :  

SARNO – Non una discussione sulle nomine, ma una riflessione politica sul rapporto tra Forza Italia e i territori. È quella affidata a una lettera aperta che l'avvocato Maria Rosaria Aliberti ha indirizzato al segretario nazionale di Forza Italia Antonio Tajani e ai vice segretari nazionali Stefano Benigni, Debora Bergamini, Roberto Occhiuto e Alberto Cirio.

Un intervento che si inserisce nel dibattito apertosi all'interno del partito dopo le recenti elezioni amministrative in Campania e che richiama l'attenzione dei vertici nazionali su un tema che, secondo Aliberti, va oltre gli assetti organizzativi interni: il rapporto tra il partito e le comunità locali.

Nella lettera, Aliberti richiama il proprio percorso istituzionale e amministrativo, ricordando di aver ricoperto nel corso degli anni diversi ruoli pubblici, tra cui quello di Presidente del Consiglio comunale della città di Sarno, maturando esperienza sia in maggioranza che in opposizione e mantenendo sempre un forte legame con il territorio. È stata inoltre consigliera comunale di opposizione e capogruppo di Forza Italia nel Consiglio comunale di Sarno fino allo scioglimento dell'ente per infiltrazioni camorristiche ed è attualmente consigliera nazionale ANCI.

L'esponente azzurra ricorda inoltre il proprio ingresso in Forza Italia, avvenuto nel settembre dello scorso anno, spiegando le motivazioni che l'hanno spinta ad aderire al partito.

«Nel settembre dello scorso anno ho aderito a Forza Italia con la volontà di contribuire a rafforzare il partito, sostenere la crescita dell'area moderata e costruire una presenza sempre più radicata e riconoscibile sui territori. Le scrivo con spirito di lealtà e con il rispetto dovuto agli organismi dirigenti del partito».

Da qui prende avvio una riflessione che trae origine dall'esperienza maturata sul territorio e dal dibattito seguito alle recenti consultazioni amministrative.

«Le recenti elezioni amministrative in Campania e il dibattito che ne è seguito all'interno di Forza Italia mi hanno però spinto a condividere una riflessione che ritengo doverosa e che nasce esclusivamente dall'esperienza maturata sul territorio. Se un partito perde per anni, il problema non è chi si nomina. È come si è deciso fino a quel momento. Le dinamiche emerse in queste settimane pongono una questione che non può essere aggirata: il rapporto tra il partito e i territori. Non è un problema di nomine. È un problema di metodo».

Secondo Aliberti, la questione va oltre gli equilibri interni e investe direttamente la credibilità politica del partito.

«Non riguarda soltanto gli equilibri interni. Riguarda la credibilità del partito. Le decisioni assunte in queste ore, anche sul piano organizzativo, non sono un fatto isolato. Si inseriscono in un percorso politico che negli anni ha prodotto conseguenze che meritano una riflessione seria. Ed è da lì che, a mio avviso, bisogna partire».

La consigliera comunale porta quindi l'esempio della realtà sarnese, indicandola come un caso emblematico delle difficoltà che il centrodestra incontra in diversi contesti locali.

«A Sarno questo è evidente da tempo. Il centrodestra non riesce a essere competitivo ormai da diversi cicli amministrativi, precisamente dal 2014. Non è un episodio, né una coincidenza. È un dato politico che impone alcune domande».

Aliberti sottolinea inoltre che «le elezioni del 2024 hanno rappresentato l'ultimo segnale di una difficoltà che si trascina da anni» e aggiunge che «l'assenza di una presenza chiaramente riconoscibile di Forza Italia nel perimetro del centrodestra ha contribuito ad alimentare una frattura politica che il voto ha reso evidente».

Da qui una riflessione più ampia sul ruolo del partito nei territori.

«Quando un partito smette di essere riconoscibile, smette anche di essere decisivo. E quando questo accade nel tempo, il problema non è più il singolo passaggio elettorale. È la linea politica».

Nella lettera aperta viene evidenziato come il caso di Sarno possa rappresentare una dinamica presente anche in altre realtà locali.

«Il caso di Sarno non è importante soltanto per Sarno. È utile perché mostra una questione che riguarda molti territori: quando il rapporto tra il partito e le comunità locali si indebolisce, prima o poi si indebolisce anche il consenso».

Aliberti collega quindi questa riflessione alle dinamiche politiche maturate negli ultimi anni sul territorio sarnese.

«Quelle scelte hanno inciso sugli equilibri locali e hanno contribuito a indebolire l'intera area del centrodestra. Il successivo passaggio di Forza Italia all'opposizione ha reso ancora più evidente ciò che il voto aveva già segnalato.

È in questo quadro che vanno lette anche le decisioni di queste ore».

La consigliera di Forza Italia richiama quindi la necessità di una discontinuità nelle modalità di gestione politica.

«Quando non c'è una discontinuità nel metodo, il tema non è la singola nomina. È la continuità delle scelte. E le scelte, in politica, si misurano dagli effetti che producono».

E ancora:

«Se da anni non arrivano i risultati attesi, il problema non è chi viene nominato oggi. Il problema è interrogarsi sulle decisioni che hanno prodotto quella situazione. Continuare a fare le stesse scelte aspettandosi esiti diversi non è una strategia. È un errore che si ripete. Perché nessuna nomina può sostituire il radicamento. Nessuna decisione dall'alto può creare ciò che non è stato costruito nel tempo».

Particolarmente significativo il passaggio dedicato al rapporto tra vertici e comunità locali.

«I territori non seguono le dinamiche interne. Seguono la coerenza. E la coerenza, negli anni, fa la differenza tra consenso e distanza».

Aliberti richiama quindi l'attenzione sulla necessità di leggere con realismo le dinamiche territoriali.

«A Sarno questo processo è sotto gli occhi di tutti. E ignorarlo non lo attenua. Lo rende strutturale. Per questo il punto non è discutere le nomine. È capire se si vuole finalmente cambiare direzione o continuare lungo una linea che non ha prodotto i risultati attesi.

Forza Italia ha oggi una responsabilità chiara: tornare a essere riconoscibile, radicata e determinante dentro il centrodestra. Non per effetto delle scelte organizzative, ma per la qualità della sua presenza sui territori.

La forza di una classe dirigente non si misura dalla gestione degli equilibri, ma dalla capacità di costruire consenso. Il resto passa. Perché il consenso non si assegna. Si costruisce.

E i territori non seguono le decisioni. Seguono chi, nel tempo, dimostra di rappresentarli davvero».

Nel finale, Aliberti amplia ulteriormente la riflessione al rapporto tra il partito e la sua classe dirigente territoriale.

«Ho ritenuto di condividere queste considerazioni perché il disagio che emerge oggi in Campania non riguarda, a mio avviso, singole persone o singole nomine. Riguarda un tema più profondo: il rapporto tra Forza Italia e i suoi amministratori, i suoi dirigenti e le sue comunità territoriali.

Credo che il patrimonio umano, politico e amministrativo presente nei territori rappresenti una risorsa strategica per il futuro del partito e che meriti di essere maggiormente ascoltato e valorizzato.

Con questo spirito, e con assoluta lealtà verso Forza Italia, ho ritenuto doveroso sottoporre questa riflessione alla Sua attenzione.

Resto naturalmente a disposizione qualora ritenesse utile un confronto diretto sulle dinamiche territoriali della provincia di Salerno e, più in generale, della Campania».

E conclude:

«Confido che il dibattito apertosi in Campania rappresenti l'occasione per una riflessione autentica sul rapporto tra Forza Italia e i territori, perché il futuro del partito non si costruisce nelle stanze dove si assumono le decisioni, ma nelle comunità dove quelle decisioni devono trovare consenso»

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