«Basta nuovi insediamenti logistici, depositi di container e piattaforme retroportuali sui terreni agricoli. Prima si recuperino le aree industriali dismesse.
Il Comune non faccia cassa con gli oneri di urbanizzazione, ma eserciti tutti i poteri ancora disponibili per difendere il territorio e la salute dei cittadini».
ANGRI – Un fermo no a nuovi insediamenti produttivi e logistici nelle residue aree agricole di Angri e dell'Agro Nocerino Sarnese, soprattutto quando si tratta di semplici depositi, piazzali per container e attività retroportuali che rischiano di consumare altro suolo senza produrre benefici occupazionali proporzionati.
È la posizione del Comitato Etica Salute e Vivibilità, che lancia un nuovo allarme sulle conseguenze delle deroghe urbanistiche connesse alla Zona Economica Speciale (ZES) e chiede alle amministrazioni comunali di assumersi precise responsabilità politiche e istituzionali.
«Angri sta pagando il prezzo di scelte urbanistiche scellerate compiute negli ultimi decenni – dichiara Agostino Ingenito –. Abbiamo assistito alla progressiva saturazione dei terreni, alla trasformazione di aree agricole in superfici impermeabilizzate, con conseguenze sempre più preoccupanti anche sul piano idraulico.
Ogni nuovo ettaro sottratto alla campagna aumenta la pressione su un territorio già fragile, esposto ad allagamenti e criticità ambientali. Non possiamo continuare a sacrificare il futuro della città in nome di un presunto sviluppo che troppo spesso si traduce soltanto in cemento, asfalto e movimentazione di merci».
Il Comitato contesta in particolare l'ipotesi che il Comune possa limitarsi a disciplinare la monetizzazione degli oneri di urbanizzazione, senza affrontare la questione fondamentale della compatibilità territoriale dei nuovi interventi.
«Non basta incassare denaro per compensare la perdita irreversibile di suolo agricolo. Il territorio non è in vendita! La monetizzazione non può diventare l'alibi amministrativo per consentire nuove trasformazioni urbanistiche. Chiediamo che l'ente eserciti fino in fondo i poteri di valutazione, controllo e tutela che la normativa ancora gli riconosce, anche nell'ambito delle procedure semplificate ZES, opponendosi motivatamente agli interventi incompatibili con la sicurezza idraulica, la sostenibilità ambientale e la vivibilità dei residenti».
Per il Comitato, la priorità deve essere il recupero degli ex opifici, dei capannoni inutilizzati e delle aree industriali dismesse, attraverso una ricognizione pubblica delle superfici disponibili e una programmazione sovracomunale degli insediamenti.
«Non siamo contrari alle imprese e agli investimenti. Siamo contrari a un modello di sviluppo che consuma continuamente nuovo territorio mentre lascia inutilizzati immobili e siti produttivi già compromessi. È una contraddizione inaccettabile, tanto più quando si tratta di insediamenti destinati prevalentemente allo stoccaggio e alla logistica».
Il comitato richiama inoltre l'attuale instabilità internazionale e le criticità dei trasporti e delle catene di approvvigionamento, che rendono ancora più importante la salvaguardia delle produzioni agricole locali.
«La terra agricola non è uno spazio vuoto in attesa di essere edificato. È una risorsa strategica, economica, ambientale e alimentare. Difendere le residue campagne significa proteggere il paesaggio, la capacità produttiva del territorio e la sicurezza delle future generazioni».
Il Comitato rivolge quindi un appello non soltanto al Comune di Angri, ma a tutte le amministrazioni dell'Agro Nocerino Sarnese.
«Negli anni passati diversi enti locali hanno sostenuto favorevolmente il percorso della ZES, senza che emergesse sempre un'adeguata valutazione delle possibili ricadute territoriali.
Oggi occorre correggere la rotta. La ZES deve attrarre investimenti di qualità, non trasformarsi in uno strumento di deregolamentazione urbanistica che aggira la pianificazione e sacrifica le ultime aree verdi».
Il Comitato chiede pertanto una moratoria politico-amministrativa sulle nuove trasformazioni delle aree agricole, nei limiti consentiti dalla legge, una verifica rigorosa dei progetti in corso, una mappatura delle aree industriali dismesse e l'adozione di indirizzi condivisi tra i Comuni per privilegiare il riuso del patrimonio produttivo esistente.
«Chiediamo ai sindaci di scegliere da che parte stare: dalla parte della tutela del territorio e della salute dei cittadini o dalla parte di un'ulteriore, indiscriminata occupazione di suolo. Angri e l'Agro Nocerino Sarnese hanno già dato troppo in termini di consumo di territorio, traffico pesante, pressione ambientale e fragilità idraulica. Non possiamo lasciare alle prossime generazioni soltanto capannoni, container e cemento. La ZES non può diventare una licenza per cancellare ciò che resta delle nostre campagne».
Comitato Etica Salute e Vivibilità