L'Aifa rivela che le percentuali di guarigioni con i nuovi trattamenti sono risultate superiori al 95%. In base a criteri di priorità stabiliti dall’Aifa-Agenzia italiana del Farmaco, i stima che siano circa 300 mila gli italiani con epatite C (i soggetti a rischio) di cui 160-180 mila potrebbero giovarsi di un trattamento antivirale. Ad oggi con le nuove terapie (farmaci gratuiti per 15 mila persone) sono stati curati più di 32 mila pazienti, e le percentuali di guarigioni sono risultate superiori al 95% . Promotrici dell’iniziativa sei associazioni di pazienti: Aned - Associazione nazionale emodializzati dialisi e trapianto, EPAC-pazienti con epatite e malattie del fegato, Fedemo - Federazione delle Associazioni emofilici, L’isola di Arran - Associazione contro il disagio e l’emarginazione sociale legati al mondo della droga, Nadir onlus - Associazione di pazienti con HIV e Plus onlus - Associazione di persone LGBT sieropositive. I risultati della campagna sono stati presentati al Ministero della Salute, che ha patrocinato l’iniziativa.
Epatite C: farmaci più accessibili contro la malattia
“Partire dalla prevenzione è fondamentale, ma è prioritario diffondere sempre di più il trattamento antivirale - spiega Ivan Gardini, presidente di EpaC”.
“I criteri di selezione dei pazienti che possono avere accesso ai farmaci innovativi sono troppo severi - aggiunge Giuseppe Vanacore di Aned. - Per questo le associazioni chiedono che le nuove terapie siano garantite a tutti”.
“Abbiamo superato quella soglia di pazienti in cura che consente di abbattere in modo consistente il prezzo e quindi di rendere questi farmaci più accessibili – assicura il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin – . Spero che questo ci permetterà di raddoppiare la platea delle persone in cura e per perseguire quel progetto di eradicamento, cioè di completa e definitiva eliminazione della malattia che anche le associazioni ritengono realizzabile in due-tre anni”.
“La possibilità di differire l’inizio della cura, senza far correre rischi clinici , ai pazienti potrebbe essere una strategia per garantire un accesso graduale alle cure – spiega Stefano Fagiuoli, direttore dell’Unità complessa di gastroenterologia, epatologia e trapiantologia all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo –. Il paziente dovrà essere valutato sia in base al rischio clinico specifico per HCV, sia rispetto a una serie di fattori concomitanti quali comorbidità, obesità, ipertensione (le donne corrono maggiori rischi) diabete, ma anche – conclude - in base al profilo psicologico e sociale che ci permette di capire se è in grado di attendere l’inizio della terapia”.
Per sensibilizzare l’opinione pubblica sui corretti comportamenti da adottare per prevenire la malattia e informare sulle implicazioni derivanti dal contagio, diverse associazioni di pazienti si sono alleate e hanno promosso, nei mesi scorsi, una Campagna nazionale: senza la C che ha raggiunto circa 500 mila persone tramite brochure informative distribuite nelle farmacie italiane e in oltre tremila punti di aggregazione tra i quali i centri di infettivologia, i SerD-Servizi per le dipendenze delle Asl, le sedi nazionali e locali delle associazioni e i locali gay.