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Federico Fellini e l'intervista alla poetessa Mariani

18 Settembre 2015 Author :  
di Francesco Apicella Federico Fellini, il grande regista riminese vincitore di ben quattro premi Oscar, soleva dire: “Il cinema è come una vecchia puttana e, come il circo e il varietà, sa dare molte forme di piacere” e faceva film alla stessa maniera in cui viveva un sogno, senza mai dibattere tesi o sostenere teorie. Inoltre era poco propenso a concedere interviste perché non amava spiegare i suoi film. “Un film è affascinante finchè rimane misterioso e allusivo ma rischia di diventare insipido quando viene spiegato”diceva. Il suo ultimo film del 1990 “La voce della luna”, ispirato al romanzo “Il poema dei lunatici” di Ermanno Cavazzoni, contiene evidenti elementi di critica alla società contemporanea: la luna che annuncia la pubblicità, la squadra del Milan disegnata sulle pareti del ristorante con l’esaltazione di Gullit, Silvio Berlusconi, il presidente del Milan, disegnato sulla porta della cucina a cui i camerieri, per entrare e uscire, danno continuamente poderosi calci e il cielo grigio solcato dai fumi delle ciminiere delle fabbriche del paese. Vi sono, poi, come in quasi tutti i suoi film successivi a “La dolce vita”, molti elementi espressivi ermetici e incomprensibili che lasciano perplesso e insoddisfatto lo spettatore, sempre più curioso di sapere e di comprendere, fino in fondo, il vero significato delle immagini mostrate sullo schermo dal grande regista. Quando, dopo l’uscita del film, la poetessa Toni Mariani gli telefonò per chiedergli se poteva intervistarlo lui, con la sua vocina, in falsetto, inconfondibile, si schermì “Un’intervista? E perché? Le interviste mi imbarazzano e i giornalisti mi annoiano con la loro morbosa curiosità”. “Ma io non sono una giornalista” aveva replicato timidamente la Mariani “sono una poetessa”. La cosa lo aveva sorpreso e gli piacque “Meglio così” aveva concluso con un tono più pacato “mi telefoni giovedì mattina, alle 8 e le dico se sono libero e posso riceverla, in mattinata, nel mio studio”. Il giovedì mattina era un giorno freddo e piovoso di marzo e, in sintonia col tempo, la poetessa si era svegliata con un gran mal di gola ed era quasi senza voce. Dopo qualche opportuno gargarismo con acqua tiepida e sale, si era fatta coraggio e gli aveva telefonato “Signor Fellini” aveva sussurrato con voce bassa e rauca, quasi inaudibile “mi sono svegliata senza voce, come faremo l’intervista se lei accetta di vedermi oggi?” Al che egli aveva risposto “Mia cara venga, venga subito nel mio studio, è meraviglioso! Resteremo zitti tutti e due…”. Quella stessa mattina la poetessa si recò in Corso d’Italia 35, a Roma, incontrò il maestro nel suo studio, tra i due ci fu subito un buon feeling e venne fuori una bella conversazione-intervista, inserita nel libro della Mariani “Imago: appunti di un visionario”, pubblicato dall’editore Semar nel 1994.