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Il grande Gigi Proietti e i suoi inizi da cantante

08 Ottobre 2016 Author :  

di Francesco Apicella 

La vita di Gigi Proietti, bravissimo e carismatico artista poliedrico, a tutto tondo, è cosparsa di aneddoti, tutti simpatici, divertenti e molto coinvolgenti; e lui ce ne parla ampiamente, con dovizia di particolari e grande spirito comico, nel suo bellissimo libro “Tutto sommato qualcosa mi ricordo”. Fra i tanti che lo riguardano ne voglio raccontare uno che mi è piaciuto molto per condividere con voi il mio entusiasmo e il mio diverimento; l’aneddoto risale ai primi anni della sua carriera artistica, quando lui era ancora uno studente del liceo classico “Augusto” nel quartiere Appio Latino di Roma. Forse voi non ci crederete ma Proietti mosse i suoi primi passi nel mondo dello spettacolo, iniziando come cantante dalla voce “ritmica-melodica-moderna” (com’era come era scritto sulla locandina di un spettacolo dell’epoca). Quando era al primo anno di liceo, fondò con due amici un piccolo complesso musicale: i Viscounts. Successivamente il gruppo si ampliò ed ottenne un discreto successo esibendosi nelle sale da ballo e nei locali notturni della capitale. La grande occasione, però, arrivò quando il cantante di un gruppo, di cui faceva parte il sassofonista Lello Arzilli, abbandonò di colpo la band. Arzilli che, poi, divenne il migliore amico di Proietti, ascoltò un nastro da lui inciso con un paio di canzoni: Sixteen tons e Love letters in the sound, gli piacque la sua voce e propose al gruppo di assumerlo come cantante “Pijamo questo!”, suggerì con convinzione e così Gigi incominciò a salire i primi scalini della sua luminosa e magnifica carriera artistica. “Nei nights le canzoni richieste ci venivano riferite da un cameriere e nelle sale da ballo, invece, le richieste venivano urlate dalla pista. “Una volta uno mi gridò” racconta Proietti “Amàna! Facce Amàna!”

“E che è Amàna?”

“Ma se la fai tutte le sere!”

“Non è possibile, mi creda, non la conosciamo!”

“Come fa? Si ricorda?”

“E certo che mi ricordo! Mica so’ rincojonito!?” E cominciò a cantarcela “Amàna tuist agà…”

Voleva dire “Come on let’s twist again?”

“Embè e io c’ho detto?”

Fra i clienti che frequentavano abitualmente i nights, dove il gruppo di Proietti si esibiva, c’erano molti pugili. Sembravano tutti fatti in serie: non erano campioni, non avevano mai vinto un incontro, erano andati sempre k.o. ed erano tutti suonati. Ce n’era uno che aveva passato più tempo al tappeto che in piedi. Lo chiamavano “er Persiano”. Ma il più forte di tutti era er Limonaro. Lo chiamavano così perché vendeva i limoni in piazza, urlando a squarciagola “Otto limoni, cinquanta lire”. Aveva delle mani enormi e riusciva a tenere gli otto limoni che vendeva in una sola mano. Si racconta che, quando finiva a tappeto, sul ring, rincoglionito dai colpi, continuasse a ripetere tra i denti “Otto limoni, cinquanta lire”. Ma questo è niente rispetto al suo modo di ballare. Era davvero originale! Andava sempre fuori tempo!. “Un giorno” racconta Proietti “mi misi d’accordo col batterista, perdemmo di proposito un colpo e riassestammo il tempo sulla sua danza. Lui si fermò un attimo, smarrito, aspettò un po’ e, poi, riprese a ballare al suo solito modo, senza seguire la musica. Come se fosse sordo!”. Quando si parla del grande Gigi Proietti, dei suoi aneddoti, dei suoi aforismi, delle sue battute e delle sue barzellette c’è sempre da divertirsi e acquistare il buonumore. Spero, in seguito, di potervi raccontare ancora qualche altro aneddoto che lo riguarda.

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