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Namastè. Bambini e Covid-19: quali scenari?

04 Giugno 2020 Author :  

di Rossella Bisogno*

Il COVID-19 è entrato nelle nostre vite in modo veloce e inaspettato, assumendo le caratteristiche di un vero e proprio trauma psicologico. Il termine “trauma” deriva dal greco e vuol dire “ferita”. Il trauma psicologico, dunque, può essere definito come una “ferita dell’anima”, ossia qualcosa che rompe il consueto modo di vivere e vedere il mondo e che ha un impatto negativo sulla persona che lo vive. Se, noi adulti, pur con grande difficoltà e qualche resistenza, stiamo cominciando a reagire e adattarci alla situazione, c’è una nuova emergenza finora sottovalutata e che riguarda i riflessi psicologici e anche di ordine psichiatrico indotti nei più piccoli dalla pandemia. Durante quest’ultima infatti, i bambini hanno perso importanti punti di riferimento sociali, quali la scuola, gli amici, i nonni, gli allenatori. Per due mesi sono rimasti in casa e in molti casi, specialmente per i bambini di asilo nido e materna, senza comprenderne davvero il motivo. I più grandi invece si sono trovati a tu per tu con uno schermo e ad avere incontri con i loro insegnanti solo online. Se da una parte quindi la tecnologia è stata fondamentale per mantenere un canale di contatto e di continuità con gli insegnanti e il necessario impegno dedicato allo studio, dall’altro essa, prolungata nel tempo, non può e non deve assolutamente essere sostitutiva dei processi di apprendimento “in presenza”, veicolo di interazioni sociali, condivisione di esperienze ed emozioni. È normale, che in seguito al protrarsi della condizione di isolamento e al cambiamento delle abitudini, i bambini possano aver manifestato regressioni nelle autonomie già raggiunte (come difficoltà a dormire da soli, richiesta di maggiore attenzione o tornare a bagnare il letto), comparsa di paure, tristezze e pianti, o esplosioni comportamentali di rabbia e aggressività. Potrebbero anche aver sviluppato reazioni somatiche, come disturbi fisici (mal di testa, mal di pancia, difficoltà nel dormire, con risvegli, incubi frequenti oppure ipersonnia, difficoltà nell’alimentazione). Ogni reazione, in questo momento, è da considerarsi come normale reazione fisiologica ad una situazione imprevista, costantemente mutevole e potenzialmente stressante. È ovvio che le reazioni ad un evento traumatico come il Covid-19, possono essere diverse e non c’è un modo giusto o sbagliato di esprimerle. È pertanto fondamentale che, nel momento in cui ricorrono ai genitori, unico ed esclusivo punto di riferimento attuale, i bambini possano trovare un porto sicuro ossia adulti capaci di identificare giusti canali per fronteggiare le proprie reazioni di stress, restituendo ai figli la sicurezza emotiva necessaria. Dunque sarà necessario un tempo di assestamento a questa nuova condizione per valutare se tali reazioni si stabilizzeranno in modo preoccupante e quindi richiederanno l’intervento di un professionista o al contrario si risolveranno spontaneamente. È molto difficile però fare una previsione poiché sebbene siamo in un momento di ripresa generale, è pur vero che non conosciamo gli esiti di questa ripartenza e la sua evoluzione nel tempo. Nel frattempo a noi adulti è richiesto un atteggiamento di disponibilità al dialogo (“Mi vuoi parlare del perché sei arrabbiato?”) e vicinanza fisica, cercando di parlare ai bambini con voce rassicurante, un linguaggio chiaro e comprensibile, insomma in una modalità idonea alla loro età. I bambini fino ai 6 anni ad esempio, hanno ancora difficoltà a mantenere l’informazione nel tempo per cui ciò che accade oggi, non è detto che accada anche domani. In questo caso i genitori, armati di pazienza, dovranno costantemente ripetere, su richiesta del bambino, che cosa sta succedendo e rispondere alle loro domande. I bambini dai 6 anni in su invece essendo scolarizzati e avendo una routine quotidiana più o meno stabile, riescono a mantenere le relazioni tramite i social e ad avere maggiore consapevolezza rispetto a ciò che sta accadendo. Non dimentichiamo i bambini con bisogni speciali che in un certo senso possono essere considerati come i bambini più piccoli in quanto risentono maggiormente del cambiamento, hanno difficoltà relazionali, difficoltà a fare domande e a comprendere il significato di ciò che accade. È necessario accogliere e validare le emozioni del bambino, utilizzando affermazioni del tipo “E’ normale che tu stia così, questa situazione è davvero un pò strana, io sono qui accanto a te”, ma attenzione a non negare ciò che il bambino prova con frasi del tipo “non piangere, non avere paura”. Il bambino deve sentirsi libero di poter esprimere ogni sua emozione. Facciamo attenzione anche al momento in cui quella emozione si manifesta. Cosa è successo prima? Magari il bambino ha visto/percepito/sentito qualcosa e non avendo gli strumenti necessari per comprenderla, ha provato agitazione. Proviamo e aiutiamoli a tradurre qualsiasi cosa li preoccupi in parole a loro comprensibili.
Non sappiamo ancora quando potremo tornare alla normalità e neppure se davvero potrà tornare tutto come prima. Ma ricordiamo sempre che se noi ci adattiamo in modo responsabile alle norme e alla nuova situazione, i bambini faranno lo stesso, d’altronde noi siamo il loro principale modello da imitare!
Ora è il momento in cui ogni genitore deve avere la pazienza di ascoltare, osservare e aspettare senza allarmismi.

*Dottoressa Rossella Bisogno
Psicoterapeuta
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Studio di Consulenza Psicologica
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Rubrica Namastè
Curatrice dr.ssa Marciano

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