Nocera Superiore
Perimetro urbano del Comune attuale ricalca in pieno quello di Nuceria Alfaterna, la ricca e potente città fondata, secondo gli storici, dagli Etruschi intorno alla metà del VI secolo a.C. In epoca romana, il suo territorio si estese notevolmente fino a Stabia. Il perimetro urbano rettangolare è doppio rispetto a Pompei. Conserva ampie tracce delle massicce fortificazioni, alle quali fu addossato, sul lato meridionale, il teatro ellenistico di Pareti. In epoca sannitica batté moneta: il didrammo d'argento. La città fu a capo della Confederazione nocerina. Fu distrutta da Annibale nel 216 a.C. per essere rimasta fedele a Roma. Divenuta Municipium in età imperiale, ben presto mutò il nome in Nuceria Constantia, iscritta alla tribù Menenia. Subì i danni dell'eruzione vesuviana del 79 d.C.
Popolazione: 24.335 abitanti
Superficie: 14,66 km²
Densità: 1.659,65 ab./km²
Nome abitanti: nocerini
Santo Patrono: San Ciro - 31 gennaio
LA STORIA
La leggenda, alimentata da Servio narra che, intorno al 1500 a.C. i Pelasgi, di razza giapetica, originari dell'Asia, giunsero in Italia attraverso le Alpi. La storia vuole che, intorno al VI secolo a.C. popolazioni locali Osche diedero origine al primitivo insediamento di Nuceria, localizzato in Nocera Superiore, tra le frazioni Pareti e Pucciano, in località chiamate ancora oggi Oschito e Trebulonia. Questo luogo fu scelto per la sua favorevole posizione geografica, in quanto è prossimo a sorgenti d'acqua ed ha un retroterra fertilissimo e protetto dai venti. Al suo massimo splendore, Nuceria, famosa per la robustezza della cinta muraria e per le notevoli difficoltà nell'espugnarla, racchiudeva le attuali frazioni di Pareti, San Pietro, Pucciano, Grotte, Portaromana, Santa Maria Maggiore e San Clemente. Per quanto riguarda l'etimo del nome, una teoria, basata ancora sulla storia narrata da Servio, vuole che antichi abitatori di Nuceria abbiano voluto ricordare il loro luogo di origine. Così gli storici del passato hanno trovato in Palestina un fiume Saron; una città Sarnos nell'Illiria; una città ed un fiume Sarno nella nostra valle; un monte Api nel Peloponneso; un monte Albis nell'Illiria; un promontorio Albun in Fenicia; in Macedonia troviamo un capo Crio; a Creta un promontorio Crium; in Licia un luogo detto Cria. L'etimologia del nome sarebbe derivata, quindi, da uno di questi nomi e da Nou, Nu, che significa "nuovo", e Crium, Cria, Crio, sarebbe derivato Nukria, Nucrium, Nuceria, cioè Nuova Cria. In realtà il nome Nuvkrinum Alafaternum deriva da nuv + krin -um alafartern -um: letteralmente: Nuova (=nuv) Rocca (=krin) degli Alfaterni. Nel 280 a.C., Nuceria presiedeva una confederazione che comprendeva Sorrento, Pompei, Stabia ed Ercolano e coniava monete sulle quali era scritto "Nuvkrinum Al(a)faternum". Durante la seconda guerra sannitica, nel 216 a.C., la città aderì alla causa italica e al termine del conflitto ottenne un trattamento favorevole da Roma, città cui rimase in seguito sempre fedele. Proprio per questo, durante la seconda guerra punica, (219- 201 a.C.), fu presa e distrutta da Annibale. Altre gravi distruzioni nel suo territorio ci furono in seguito alla guerra sociale del 90 a.C. ed al successivo saccheggio delle bande di Spartaco. Divenuta municipium, poi, fu iscritta alla tribù Menenia. In epoca triumvirale (42 a.C.) la città prese il nome di Nuceria Costantia. Un'altra deduzione di coloni si ebbe con Nerone (54-68). Nel 59 ci fu l'episodio della rissa tra pompeiani e nocerini che valse a Pompei la squalifica dell'anfiteatro per dieci anni. La città subì, anche se non in modo devastante, i cataclismi che interessarono l'area vesuviana nel I secolo d.C.: il terremoto del 62 e l'eruzione del 79. Riprendersi non fu facile per Nuceria, che non raggiunse più la prosperità precedente. Rimasta ai Greci, fu stretta d'assedio e costretta a capitolare dai Longobardi di re Alboino, che elessero Nuceria in Contea e la posero sotto il dominio del Principe di Benevento. Poco prima della metà dell'800, poi, passò ai principi longobardi di Salerno e poi di Capua. Ci furono nuove guerre tra Svevi e Normanni, e Nuceria, oramai trasferitasi lungo la Collina del Parco della futura Nocera Inferiore fu assediata da Ruggero II, il quale, dopo quattro mesi, la rase completamente al suolo. Riedificata, cominciò la nascita della Nocera moderna, con tanti casali, villaggi o "pagi", che man mano si ingrandirono e divennero vere cittadine. Dal 1266 al 1435, all'epoca della dominazione angioina, prese il nome di Nuceria Cristianorum. Nel XV secolo ci fu invece la denominazione di Nocera de' Pagani (nome che oggi indica il territorio diocesano). All'epoca della dominazione spagnola nacquero le Università o Municipi e la città di Nocera cominciò ad essere amministrata con la distinzione in quattro municipi: Nocera Soprana, Nocera Sottana, Barbazzano, Sant'Egidio, ognuna col suo Sindaco ed i suoi eletti. Sul finire del XVI secolo, per scissione nell'ambito delle Università, la città fu divisa in sette municipi: Nocera Corpo, comprendente l'attuale Nocera Superiore e le frazioni di Piedimonte, Pietraccetta e Borgo di Nocera Inferiore; Nocera San Matteo, comprendente Merichi e Liporto; Nocera tre Casali, comprendente Capo Casale, Casal Nuovo, Casale del Pozzo; Barbazzano, Pagani, Sant'Egidio, Corbara. Dal 1807, in seguito all'abolizione del sistema amministrativo basato sulle Università, si costituirono i Comuni. Nel 1828, le quattordici frazioni di Nocera Corpo chiesero l'autonomia amministrativa che, di fatto, fu concesso con R. D. 11 novembre 1850, n. 1960, con effetto dal 1 gennaio 1851.
Nacque così l'odierna Nocera Superiore.
I MONUMENTI
Il Battistero Paleocristiano di Santa Maria Maggiore
L'edifico è tra i più importanti dell'agro nocerino - sarnese. Fu fondato nella seconda metà del VI secolo d.C. ed è costruito sul modello bizantino, lo stesso del Battistero di Santa Costanza a Roma. La struttura del Battistero è di forma circolare (da qui la definizione del monumento "la rotonda") a pianta centrale, caratterizzato da una doppia fila di colonne sulle quali poggia una grande cupola. Le 15 coppie di colonne, realizzate in marmo policromo, furono recuperate da edifici romani ormai in disuso e risalenti al II e III secolo. Prelevate da strutture diverse, queste colonne sono ineguali, a volte anche in altezza, e caratterizzate da diversi capitelli, tra i quali alcuni di marmo pentelico. Tra i più belli quelli con delfini tra le foglie di acanto. Di notevole rilievo è la vasca battesimale, situata nel centro, di forma ottagonale all'esterno e circolare all'interno. Gli oltre sette metri di diametro la rendono la seconda in Italia per grandezza. All'interno del Battistero Paleocristiano di Santa Maria Maggiore sono da ammirare anche alcuniaffreschi del '300-'400 situati in due piccole cappelle laterali. Tra questi quello suggestivo del Cristo Pantocratore ("sovrano di tutte le cose"), che è una raffigurazione di Gesù tipica dell'arte bizantina.
Teatro ellenistico-romano
Edificato nel 11 secolo a.C. e addossato scenograficamente alla cinta muraria meridionale, fu ingrandito da 76 a 96 m in epoca augustea o tiberiana. È uno degli edifici scenici più grandi della Campania antica. Sia l'orchestra sia la scaenae frons erano adornati da marmi preziosi e statue. Subì ulteriori restauri dopo il terremoto del 62 d.C.
Necropoli monumentale di Pizzone
La necropoli, impiantata lungo una "via cava" a oriente della città antica, può vantare oggi sette monumenti funerari di incomparabile bellezza, databili tra il II ed il I secolo a.C. Ai lati dei monumenti funerari sono state rinvenute numerose deposizioni a bauletto, sarcofagi in tufo grigio, deposizioni "alla cappuccina" e recinti funerari con columelle, ovvero una sorta di segnacolo antropomorfo, spesso recante sul lato anteriore un'epigrafe incisa. La necropoli copre un arco cronologico compreso tra l'età repubblicana e l'epoca imperiale. Notevoli sono il mausoleo della gens Numisia, di forma circolare e quello della gens Cornelia, a podio, e il cenotafio di Quinto Lutazio Varo, un giovane perito in acqua a soli 17 anni. Da segnalare la presenza di un ustrinum, ambiente in cui si praticava l'incinerazione e ancora un altro mausoleo con semi-colonne scanalate, rette da telamoni in tufo grigio nocerino.
Il complesso monastico fu impiantato forse intorno all'XI secolo, ma ha subito rifacimenti e ricostruzioni di cui l'ultima risale al 1947. L'attuale impianto della basilica è neoclassico ed è diviso in tre navate. All'interno, si conservano pregevoli opere d'arte tra cui una Madonna del Rosario di Francesco Guarino e tele di Giacinto Diano. Si segnalano, inoltre, l'icona bizantina della Madonna di Materdomini, oggetto di venerazione popolare, nonché una Pentecoste (1588) di Laurensi Smeraldi e la Madonna del Carmine, attribuita a Severo lerace.