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Fonderie Pisano, il cancro e il muro della Scienza

06 Giugno 2016 Author :  

Salerno. Fonderie Pisano, atto 2.0. Inizia il periodo post elettorale e le promesse potrebbero presto svanire in tipico stile “politica all’italiana”, con l’inchiesta della Procura che rischia di trovarsi di fronte ad un muro finora invalicabile chiamato Scienza, come dimostra lo stralcio della metà dei casi tumorali segnalati dal comitato di residenti della zona Fratte-via Irno-Pellezzano. Si attende l’acquisizione delle cartelle cliniche dei restanti, al fine di trovare un ipotetico nesso tra l’inquinamento prodotto dalle Fonderie Pisano e i casi di malattia e morte, ma viste le premesse lo studio sembra destinato a sfociare in un nulla di fatto.

Una strada già percorsa .Come volevasi dimostrare, direbbe il dott. Vincenzo Petrosino, Medico Chirurgo, ricercatore specializzato in Chirurgia Oncologica e affiliato all’Isde, che diversi giorni fa ha presentato insieme ad un gruppo di professori della Università di Napoli, uno studio sperimentale applauditissimo al Congresso Nazionale SIO tenutosi a Roma sui tumori testa collo che coinvolgono le prime vie aeree (compresa tiroide) e che rappresenta la base annunciata per una prossima presentazione e pubblicazione ancor più dettagliata e unica nel suo genere, che terrà conto di diverse patologie in riferimento alla residenza. Attraverso una metodologia scrupolosa il medico e ricercatore salernitano ha fatto compiere dei prelievi del capello e del sangue su 80 pazienti residenti nella terra dei fuochi, in Basilicata e nel Salernitano per dosare i metalli pesanti e i policlorobifenili più cancerogeni.

Due anni fa, durante l’altro progetto che ha condotto in Italia, di tipo epidemiologico, ha chiesto alcuni dati alla Asl, come aveva richiesto in tutta Italia, ma non sono mai stati ottenuti solo dal distretto 66 diretto dal dott. Lucchetti per riferiti problemi di informatizzazione. Già questi dati avrebbero reso meno cieca la zona di Pellezzano e Fratte dal punto di vista epidemiologico. Il dottore Petrosino ha cercato di svolgere il medesimo screening eseguito su terra dei fuochi e Basilicata, sul sangue e capelli di alcuni abitanti della valle dell’Irno ma nessuno è stato in grado di fornirgli (o non ha voluto fornire) i 20 volontari necessari nonostante i numerosi appelli, anche attraverso il comitato ‘Salute e Vita’ le istituzioni salernitane e i maggiori organi d’informazione locali. Ma adesso l’Asl e altri enti sembrano voler ripercorrere quella strada evitata o non accreditata del dottore Petrosino nel 2014, forti dei contributi provenienti dall’Unione Europea… e della Regione .

Un muro chiamato Scienza. L’approccio scientifico è diverso da quello umano ed emotivo, pur comprensibile ed evitabile. “Sembra una cosa cattiva ma non lo è”. La ricerca sul cancro è forse solo agli albori, vuoi per la complessità di questa infame patologia, vuoi per i ritardi della sanità e spesso per difetti di coordinamento di molti ricercatori e studiosi, che svaniscono nei salotti mediatici in cerca di fama, di finanziamenti, gelosi dei loro metodi e scettici verso quelli altrui spesso fino a combatterli. In certe condizioni diventa difficile persino lavorare per tracciare un quadro chiaro, ad esempio, sul complesso rapporto patologie ambiente e sostanze tossiche, cancerogene e mutagene.

“Spesso abbiamo più sostanze che agiscono insieme. Di molte di queste non conosciamo limiti massimi e minimi, né sappiamo dosarle, agiscono presumibilmente a dosi di milionesimo di grammo. Molte non hanno un’azione visibile immediata, ecco perché si parla di pandemia silenziosa – spiega il dott. Vincenzo Petrosino -. Molte agiscono quali interferenti endocrini e la loro azione purtroppo non è del tutto conosciuta. Non conosciamo bene i siti di attacco e la loro azione spesso inizia già nel periodo fetale… Purtroppo non abbiamo al momento un vero metodo che possa darci la chiave del problema”. In altre parole non è mai possibile stabilire un nesso tra fattori inquinanti e tumori, tranne che per l’amianto: “Se fosse tanto semplice avremmo chiuso la partita inquinamento patologie nel mondo da un bel pezzo. Riuscirci sarebbe da Premio Nobel!”.

L’inchiesta della Procura contro il muro della Scienza e dello Stato. Alcuni metalli pesanti e policlorobifenili sono certamente cancerogeni, ma stabilire come agiscono e in che fase dell’oncogenesi è molto difficile. Se fosse stato semplice sarebbe stato fatto in tutta Italia, “in altre realtà ben più gravi di quella delle Fonderie”: Ilva di Taranto, raffinerie di Sarroch, Ferriere di Trieste, Montale, Acerra, Basilicata, petrolchimico di Siracusa,Vado Ligure. Ecco la mappa dei principali focolai (o ex focolai) epidemiologici in Italia. Casi ben più gravi della Valle dell’Irno e in certi casi della terra dei fuochi, dove i sospetti di colpevolezza non sono mai diventati certezze, dove non è mai emerso il nome di un responsabile, né sono stati erogati risarcimenti da parte dello Stato o di privati.

“Credo che il pericolo delle richieste di risarcimento sia tale che esista una notevole resistenza e opportuna prudenza dello Stato. Ci sarebbe un effetto a valanga che porterebbe alla bancarotta. Nel mio cammino ho incontrato più avvocati che sponsorizzavano cause o non medici che raccontavano cose non scientificamente vere, che medici intenzionati a fare ricerca. E’ poi diffusa l'opinione che un poco tutto sia dovuto a questo o a quello... un autismo... un ritardo mentale... una malformazione... un tumore. Molti casi colpiscono, sono casi umani, entrano nel cuore e nell’anima , ma attenzione: le malattie esistono da millenni e a prescindere da tante cose”.

Ridotto ai minimi termini: allo stato attuale della ricerca scientifica mondiale è impossibile stabilire un nesso certificato tra neoplasie e loro cause, quindi tra i malati di tumore nella zona Fratte-Irno e le Fonderie Pisano. Come ho già detto molti tumori non portano impressa l’impronta digitale certa del colpevole, bisogna poi capire perché persone soggette alla stessa noxa patogena non presentano patologie rispetto ad altre. Inoltre parlare di tumori genericamente non significa nulla, bisogna andare in quel determinato distretto corporeo, in quella determinata istologia”.

Ipotesi errate e anomalie. L’eccessivo numero di malati e morti per tumori ha giustamente spinto i comitati a cercare una via di fuga da questa situazione consegnando un dossier nelle mani della Procura e a breve partirà uno screening condotto da Asl, Arpac e Istituto zooprofilattico nell’area comprendente i territori dei comuni di Salerno, Baronissi e Pellezzano, al fine di supervisionare un territorio dove le Fonderie non sono l’unico agente inquinante, senza mai dimenticare che lo stabilimento necessita urgentemente di una delocalizzazione repentina e conseguente bonifica. Secondo alcune voci non si esclude che la Procura decida la riesumazione di alcune salme…

“Riesumare un cadavere per vedere cosa? Non facciamo confusione... non sappiamo neppure dove e cosa andare a trovare. Qui non si tratta di avvelenamenti acuti o traumatismi. Secondo me sono notizie senza alcun fondamento”. E i 100 casi restanti nelle mani della Magistratura di cui si attendono le cartelle cliniche? “Posso asserire con certezza scientifica che quei 100 casi non possono accertarsi riconducibili alle polveri sottili della Fonderia”, asserisce il ricercatore Vincenzo Petrosino. “Se fosse tanto semplice avremmo chiuso la partita inquinamento patologie nel mondo da un bel pezzo”.

Eppure un’anomalia sembra comparire in questa intricata vicenda: dodici morti registrate in un condominio di via Magna Grecia (su un totale di quaranta condòmini), dieci di via della Partecipazione (su trenta residenti). Ma anche in questo caso sarà difficile dare una risposta scientificamente accertata: “Quando si parla di questo bisogna andare a vedere innanzitutto se e quali sono questi tumori, al momento non esistono ‘tumori di gruppo’ dovuti ad agenti esogeni se non radioattività e, con molta cautela, amianto. Altrimenti ci troveremo davanti ad un caso strano e certamente non dovuto ai soliti inquinanti. Bisogna vedere di che tumore parliamo, non esiste un denominatore comune per tutti, già non conosciamo sempre il denominatore, poi abbiamo l'eccezionalità di grappoli di persone. A questo punto se si trattasse davvero di tumori credo che bisognerebbe andare a fare altri tipi di rilievi, vedere poi anche la situazione familiare dei fratelli e sorelle e congiunti di primo grado per vedere la condizione di familiarità. Comunque di strade della morte nella letteratura ne esistono descritte più di una, non è un caso eccezionale”.

 

 

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