Metamorfosi della Valle del Sarno

Metamorfosi. Le riggiole vietresi

di Gerardo Sinatore

Nel 1485, nel Regno di Napoli, fu ordita una congiura filo-angioina ai danni di re Ferrante d’Aragona, guidata dal principe di Salerno Antonello Sanseverino, sostenuta dal conte di Sarno Francesco Coppola, dal principe di Bisignano Girolamo Sanseverino, dal principe di Altamura Pirro Del Balzo, dal duca di Melfi Giovanni Caracciolo e dal segretario particolare del re Antonello Petrucci, con i suoi figli. Il Re, scoperta la cospirazione, aveva convocato i Baroni nella Sala Grande del Castel Novo[1] che vi intervennero, credendo di stipulare un’intesa. Così non fu; li fece subito arrestare tutti e segregare. Il processo si tenne nella Camera delle Riggiole il 3 novembre del 1486: - Presieduto da una corte costituita dal reggente della Vicaria, 4 dottori e 4 nobili, i conti di Venafro, Capaccio, Popoli e Brienza. La sentenza fu di morte per il conte di Sarno, per Antonello Petrucci ed i suoi figli: questi ultimi, furono portati alla forca in piazza Mercato l’11 dicembre, mentre il padre fu decapitato l’11 maggio 1487 nella cittadella davanti al Castello[2]. Anche io possiedo una camera delle riggiole, seppur non regale. Il termine reggiola o riggiola, deriva da reggere e ha origine da rajole che, in castigliano, indica appunto la mattonella maiolicata. Infatti, colleziono da circa trent’anni riggiole, le antiche piastrelle maiolicate prodotte in Campania, sotto l’influsso arabo-spagnolo. Ne ho una discreta collezione. Per lo più, sono state manufatte a Vietri sul mare, il luogo nativo di mia moglie, ma anche a Napoli. Tutte, recano motivi decorativi irripetibili, i più vari: geometrici, floreali, faunistici, mosaicati, marezzati, intrecciati. Hanno nuance di colori senza uguali, persino quelle monocrome e bicrome: dal verde ramina a quello antico, dal nero manganese al magico bianco di Vietri[3], dal blu cobalto al turchese, dal rosso pompeiano al rosa pelle d’angelo, dall’ocra al giallo limone. Le tengo tutte incorniciate ed, in massima parte, appese ai muri della mia camera delle riggiole che è il salottino di casa mia, il living-room, come oggi lo chiamano gli architetti trend. Ne tappezzano tre pareti. Ogni qual volta che vi sosto per ammirarle, è come se guardassi nel tubo di un caleidoscopio. Una vera esplosione di colori, a dispetto della luce morbida del giorno che, infilandosi faticosamente nei rombi degli scuri delle piccole finestre della mansarda, a stento le rischiara. Pur ammaliato dall’arte, non è però il colore di quei quadroni che più mi tiene. No. Il piacere che mi procurano, è tattile e non puramente estetico. Sembrerà strano, ma è così. Infatti, oltre a guardarli, spesso li stacco dalle pareti e ne sfioro la superficie con le dita come un cieco che legge il suo libro in Braille. Le dita seguono gli impercettibili bassorilievi dei motivi ornamentali, riconoscendoli uno ad uno. Anche ad occhi chiusi. Le mie dita sono diventate così destre che neanche il dottor Freud, riuscirebbe a svelarli dettagliando quei meandri come fanno esse. Quelle riggiole, sono per me come le Tavole della Legge ed il living-room, è l’Arca dell’Alleanza. Mi emozionano talmente tanto, che non potrei proprio farne a meno di quell’ambiente suggestivo e singolare che creano, offrendomi un mondo sempre a colori. La riggiola, è una tavoletta d’argilla essiccata al sole, di forma quadrata o meglio è un parallelepipedo dallo spessore[4] che varia dal centimetro e mezzo ai due centimetri, con i due lati maggiori, altrettanto variabili, da diciotto a ventuno centimetri. Oltre alle riggiole, ho anche delle splendide formelle che, tuttavia, non mi recano la medesima sensazione. Delle sei facce della riggiola, solo quella superiore esterna è smaltata, mentre le altre cinque, compresa la base, sono di bis-cotto e lo smalto, che ne riveste la superficie esterna, è spesso abbondante, denso, simile alla glassa. Molte volte la sgocciolatura dello smalto bianco vela alcuni lati sino a raggiungerne la base, come uno strato di naspro[5], provocandomi una golosità incredibile. Quasi le mangerei. Ed in quell’istante, sembra proprio di ritornare bambino alla vista di una vaporosa nuvola di profumato zucchero filato. Non vorrei destare preoccupazione ai miei figli con questa confessione anche se, di queste suggestioni, di questo particolare fascino, ne ho parlato con alcuni amatori di pregevoli porcellane e ceramiche, che non hanno trovato affatto assurdo questo stimolo, che non è così raro tra i collezionisti. La loro base invece, è ruvida, scabra, calda. Spesso è graffiata. I graffi, a volte sono anche profondi come vere cicatrici e ne rivelano la cura dell’artefice, la qualità dell’argilla e la temperatura del forno. Al centro della superficie, il più delle volte, vi è solcato o impresso il marchio di fabbrica: un logo, un segno, un monogramma, il cognome del fabbricante o addirittura il logotipo completo di segno grafico, ragione sociale e luogo di fabbricazione: un’incisione netta, che viene effettuata con un stampo, quando la creta è ancora grigia e molle. I bordi, per lo più lisci, sono raramente perfetti come imperfetta è l’intera figura geometrica che passa di mano in mano, sino alla fase finale della cottura, attraverso la quale gli spenti decori al contatto del calore, diventano vividi e guizzanti: - Acquamarina e spuma d’argento, lingue di fuoco e pesci lucenti, cielo radioso e succhi pungenti … Un’arcaica formula magica egizia, recita: - Sbriciola la tua prigione d’argilla e spandi sulla terra la tua polvere d’oro, tu che nasci ad Oriente, t’inabissi ad Occidente e dormi nel tuo tempo, ogni giorno.


[1] Reggia di Napoli.

[2] Cfr. V. Gleijeses, La storia di Napoli: dalle origini ai nostri giorni, Napoli, Soc. Ed. Napoletana, 1974, p.528.

[3] Bianco d’ossido d’alluminio. Il bianco di Vietri è protetto da un’antica formula segreta.

[4] Altezza.

[5] Naspro o glassa.

Pagina 1 di 3

 

 

Punto Agro News

PuntoAgronews è un giornale online che si occupa del territorio tra l'Agro Nocerino Sarnese e la Costiera Amalfitana. 

CONTATTACI: 

redazione@puntoagronews.it

Via Nazionale, 84018 - Scafati

Tel. 3285848178