Per vincere gli appalti oppure semplicemente avere degli affidamenti diretti dal Comune, basta trovare il sistema giusto: Loreto nel verbale dell'11 marzo disse di aver iniziato a maturare l'interesse per gli appalti pubblici proprio a seguito dell'instaurazione dei suoi rapporti con la famiglia Aliberti. Era stato il sindaco Pasquale Aliberti a fargli venire la voglia di fare affari con la politica. Il gip del Tribunale di Salerno, Donatella Mancini lo scorso 28 giugno ha deciso di rigettare le misure cautelari per il sindaco di Scafati Angelo Pasqualino Aliberti e Maurizio Nello Aliberti, suo fratello, oltre a Gennaro e Luigi Ridosso. Ma, nella documentazione si legge senza ombra di dubbio che nelle elezioni del 2013, ci fu un patto tra clan e politica per favorire l'elezione di Pasquale Aliberti. La “moneta” di cambio erano gli appalti nelle partecipate e nell'ente pubblico, oppure posti di lavoro per le persone indicate dal sodalizio criminale Ridosso-Loreto. Ma come si fa a vincere una gara d'appalto in un comune attenzionato come quello di Scafati? L'11 marzo del 2016 Loreto Jr, figlio del pentito Pasquale, ex boss della Nuova famiglia, lo racconta ai pm Russo e Cardea, oltre che allo stesso Montemurro. Seguendo le direttive provenienti dallo stesso sindaco, Loreto Jr spiega che Pasquale Aliberti aveva consigliato loro di creare una o più società composte da persone incensurate. Ditte che avessero però una sede fuori Scafati alla quale avrebbe affidato i lavori di pulizia e manutenzione dei capannoni dell'area ex Copmes di Scafati. Così nacque la Italy Service di Castellammare di Stabia e intestata ad una testa di legno, Mario Sabatino. Il cda presieduto da Ciro Petrucci, vista la scadenza naturale del contratto di appalto con la precedente affidataria del servizio (la Maxiclean) stabilì di affidare la pulizia Acse alla Italy Service. Ma, di fatto fu la Maxiclean a continuare la gestione in proroga (poi attraverso la società Gima) infatti la Italy service, seppur sollecitata, non produceva quanto necessario ad iniziare i lavori. E nemmeno l'Ex Copmes risolse la vicenda: lì però l'appalto non fu concesso perchè i Ridosso e Loreto furono arrestati prima dell'ok. Insomma, per il Gip il patto con la camorra c'è, l'arresto per adesso no: gli Aliberti restano liberi ma sono politicamente compromessi, sul Comune di Scafati dal 2008 e nel 2013 padroneggiava la camorra. Per il pm Montemurro, Gennaro e Luigi Ridosso erano i capi del clan Ridosso Loreto – insieme al pentito Alfonso Loreto, il sindaco Pasquale Aliberti, con l'intermediazione di suo fratello Nello, avevano stipulato un “patto di scambio politico elettorale mafioso con cui il clan gli procacciava i voti in favore della coalizione politico amministrativa facente capo al sindaco, il quale a sua volta prometteva e si impegnava – a fronte dello svolgimento della campagna elettorale del 2013 e – secondo l'accusa – anche per le elezioni regionali del 2015 (per la candidatura della moglie Monica Paolino) la concessione di appalti pubblici in favore di società controllate dal clan. Già nel 2008 il sindaco infatti – per l'Antimafia – intratteneva rapporti con i Campagnuoli, i fratelli Sorrentino. Già all'epoca attraverso il comune di Scafati si consentiva l'attribuzione di appalti e servizi a società collegate al clan in cambio dell'appoggio elettorale. Un'accusa che potrebbe già costare lo scioglimento del comune di Scafati per infiltrazioni camorristiche.
IL RUOLO DI NELLO ALIBERTI - L'importanza di chiamarsi Aliberti e di poter “mediare” con le ditte dove svolgeva l'attività di medicina sul lavoro per far ottenere appalti alle società del clan Ridosso-Loreto: questo, condito da minacce di morte che il fratello minore del sindaco Pasquale Aliberti aveva avuto dal clan, fu determinante per la scelta di non denunciare ed anzi, di collaborare. Inizialmente infatti a Nello Maurizio Aliberti, fratello piccolo del sindaco, fu chiesta dai Ridosso-Loreto una mano per ottenere l'appalto delle pulizie nella ditta L'Igiene Urbana srl . Aliberti Jr però si tirò indietro. Quelle ditte “non avevano i requisiti” e non accettò di aiutare gli uomini del clan fino a che non ricevette delle minacce di morte che gli fecero cambiare comprensibilmente idea e fecero scattare il piano B: la mediazione di Nello Longobardi che riappacificò Nello Aliberti con i Ridosso-Loreto. La tregua fu siglata nella fabbrica di Longobardi a Rione Ferrovia a Scafati – ex quartier generale dei Loreto – davanti all'immancabile staffista del sindaco Giovanni Cozzolino (non indagato in questo procedimento). Insomma, la pace fu fatta ben presto e tra gli Aliberti e i Ridosso-Loreto tornò il sereno, almeno per un po'.
IL MANAGER DEL CLAN - Da uomo minacciato, ben presto Nello Aliberti presentò il suo ramoscello d'ulivo a Luigi Ridosso e Alfonso Loreto: in segno di pace, davanti al paciere Longobardi e al testimone Cozzolino, propose agli uomini del clan di intercedere presso le industrie conserviere della zona. Una sorta di procacciatore d'affari. Gli propose un altro patto: di intercedere presso le industrie conserviere della zona – in particolare la Giaguaro (Sarno) e la Condea (S. Egidio del Monte Albino) – dove lui svolgeva le mansioni di medico del lavoro (senza essere medico?), per far si che concedessero a Luigi, Gennaro Ridosso oltre a Alfonso Loreto – o meglio alle loro ditte – appalti per i lavori di pulizie, con guadagni che avrebbero superato la ragguardevole cifra di 100mila euro. Ma, secondo la ricostruzione fornita da Loreto Jr e dall'Antimafia, neppure tale offerta incontrò il favore del clan più che altro per una sorta di “questione di principio”, essendo essi interessati a che fossero rispettati i patti elettorali, che prevedevano la concessione di appalti pubblici. I Ridosso-Loreto avevano oramai assaggiato il nettare del denaro pubblico e capito le potenzialità: del resto anche papà Loreto (Pasquale Loreto ndr), aveva consigliato ad “Alfonsino” di immischiarsi con la politica per rendere il loro, il clan più forte.
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