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Scafati. Le mani del clan sulle nomine e gli equilibri tra politica e camorra | Il "caso Berritto"

22 Luglio 2016 Author :  

La consigliera Carmela Berritto, una dei surrogati che erano entrati in consiglio comunale nel 2013 dalle liste di Pasquale Aliberti, fu il motivo per cui il sindaco non accettò di nominare come vice presidente dell'Acse, Alfredo (Francesco) Berritto, l'avvocato che il clan aveva indicato come il suo “uomo” all'interno della partecipata comunale che gestisce i servizi cimiteriali, dei rifiuti e del verde pubblico. Lei, quasi eletta – entrata a seguito della scelta degli assessori di Forza Italia e civiche – cugina del legale Berritto, si era scagliata contro quella nomina per la forte antipatia tra i due. La consigliera, già finita nel mirino qualche anno fa quando il fratello era stato assunto – tramite bando – all'Aipa (società che gestiva i parcheggi) e poi passato alla Publiparking, aveva promesso battaglia su quel nome. Quindi Aliberti era stato costretto perciò a dire “no” al clan su quella nomina che lascia molti dubbi e che poteva mettere a rischio la risicata maggioranza del sindaco. Ecco quindi che era entrato in ballo, suo malgrado, Nello Longobardi (zio dell'attuale assessore di Aliberti, Diego Chirico). Longobardi ha ammesso infatti di aver mediato tra Aliberti e Ridosso per la nomina della “seconda scelta” del clan alla vicepresidenza dell'Acse: Ciro Petrucci. Sul caso sono stati interrogati anche altri teste che hanno confermato il ruolo chiave del clan nella scelta dei “posti di potere” nelle partecipate o nei “giochi” politici scafatesi. In particolare, i tre interrogati, ovvero la collaboratrice di giustizia Antonella Mosca (ex compagna di Ridosso), Nello Longobardi e Raffaele Lupo avevano confermato degli episodi. Longobardi stesso aveva fatto da mediatore per l'appalto nella ditta dei rifiuti a Scafati per la società di Loreto-Ridosso che Nello Aliberti non era riuscito a procurargli. Una cosa che aveva creato non pochi problemi ad Aliberti Jr. Lupo invece, dal canto suo, ha confermato la composizione della lista con la nomina di Barchiesi invece che di Andrea Ridosso. Anche l'ex compagna di Romolo Ridosso ha confermato gli accordi elettorali tra il clan e Aliberti con cui il sindaco si era impegnato ad elargire ai Ridosso l'aggiudicazione di appalti pubblici, soprattutto nel settore di loro interesse, quello della gestione degli ausiliari del traffico. Sul 2015, però Mosca non è a conoscenza dei fatti ma ha riferito all'Antimafia di aver sentito parlare della Paolino come della loro “candidata”. Per il Gip però è “del tutto indimostrato che tale patto fosse stato replicato anche in occasione delle elezioni regionali del 2015 che videro eletta alla carica di consigliere regionale la moglie di Aliberti, Monica Paolino (non indagata in questo procedimento)”. Inoltre, pure Loreto non avrebbe detto molto sulle elezioni della Paolino: il pentito avrebbe parlato solo dell'organizzazione di comitati elettorali in favore della donna arrivando a sostenere di aver fatto anche propaganda alla fazione avversa, ovvero organizzando un comizio al candidato Pasquale Coppola dopo l'incontro con lui e il consigliere Pasquale Vitiello, sembra smentire l'ipotesi di accusa. “Se gli accordi fossero stati fatti, li avrebbero riferiti all'Ag quando hanno scelto di collaborare” dice la Mancini. “Senza dire che l'ipotesi accusatoria trova una ulteriore smentita in considerazioni di natura logica se infatti, come sembra chiaro, il clan scafatese non aveva conseguito gli appalti promessi dal sindaco Aliberti nel 2013, è difficile ipotizzare che avesse raggiunto un analogo accordo con lo stesso sindaco nel 2015”.

 

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