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Scafati. Aliberti e il clan Ridosso-Loreto."L'Acse è cosa nostra": incontri, minacce e telefonate "calde"

12 Novembre 2016 Author :  

Le mani del clan Ridosso Loreto sulle elezioni politico-amministrative di Scafati, ma anche su quelle di Pompei. Il boss pentito racconta la sua verità sulla vicenda che riguarda la commistione tra politica e camorra nel gruppo criminale facente capo a lui, a suo figlio Gennaro Ridosso e ad Alfonso Loreto.

LE ELEZIONI COMUNALI A POMPEI - È la ex compagna del boss Romolo Ridosso a raccontare agli inquirenti che nel 2014 "Romoletto" si era interessato a sostenere la candidatura per le elezioni comunali di Luigi Ametrano, figlio del titolare di un hotel di Pompei. Il politico divenne consigliere di maggioranza del Sindaco poi sfiduciato Nando Uliano. L'interesse per Scafati a Ridosso glielo suscitò Nello Aliberti che si presentò al bar insieme ad Enrico Pennarola per la campagna elettorale di Monica Paolino alle regionali del 2015...

RIDOSSO SENIOR E GLI ALIBERTI - Nelle sue dichiarazioni Romolo Ridosso ricorda quell'episodio che è costato un avviso di garanzia ad Enrico Pennarola, a sua moglie, oltre che ovviamente a sé stesso. Il pm Vincenzo Montemurro per rafforzare la tesi dell'arresto di Pasquale Aliberti, ricostruisce anche il clima di intimidazione costruito dal primo cittadino e dal suo nucleo familiare che si serviva dell'intimidazione dell'organizzazione camorristica Ridosso Loreto per minacciare tutti gli avversari politici e non, in modo tale da ottenere consenso elettorale e potere incontrastato in città.

LA GIORNALISTA “LA DEVE PAGARE” - A questo proposito è stata inserita agli atti anche la dichiarazione, resa come persona informata dei fatti e parte offesa, della giornalista pubblicista Valeria Cozzolino che nel 2013 aveva subito le minacce da parte del fratello del sindaco e da Gennaro Ridosso. L'episodio delle locandine strappate e delle minacce di morte ricevute, aveva generato un avviso di garanzia ai danni dei due oltre che del sindaco Pasquale Aliberti come presunto mandante, a metà settembre scorso. Dalle dichiarazioni della giornalista si evince anche un clima davvero difficile che è perdurato nel corso del ballottaggio quando alcuni elementi del clan, insieme anche a Raffaele Lupo ex consigliere comunale e provinciale, avevano cercato di “fargliela pagare” una volta raggiunta la vittoria per Pasquale Aliberti. Una spedizione punitiva esplosa anche contro la postazione tv del giornale dove lavorava. Addirittura avevano chiesto anche l'indirizzo della sua abitazione oltre ad averla intimata ad andare in giro perché accusata di essere una “traditrice” e di essere contro il sindaco. La tesi delle minacce, confermata dallo stesso Romolo Ridosso che racconta gli inquirenti di aver ordinato a suo figlio Gennaro di intervenire per fermare la giornalista del quotidiano che si era intromessa nell'attività politica di Pasquale Aliberti e l'aveva fatto su richiesta di Raffaele Lupo, che molte volte gli aveva portato i messaggi del sindaco. Anche questo, è secondo il pm Vincenzo Montemurro, uno dei segnali delle modalità intimidatorie messe in campo da Pasquale Aliberti e dal suo gruppo.

GLI APPALTI CON L'ACSE - Era stato Alfonso Loreto a dire la sua verità rispetto alla questione della partecipata comunale Acse. Nel suo verbale del 25 febbraio aveva raccontato agli inquirenti che insieme a Luigi Ridosso, il clan aveva proposto un nome all'interno del Acse e la scelta era arrivata a Ciro Petrucci. Loreto infatti, sostiene che attraverso il loro uomo, avrebbero avuto degli appalti ma non ne avevano ancora ricevuti soltanto perché erano stati arrestati prima, altrimenti avrebbero preso quello delle pulizie nella sede della partecipata cittadina.

UN “COMPARE” SCOMODO - Dopo aver glissato sulla nomina dell'uomo scelto da Roberto Barchiesi all'interno della partecipata comunale, ovvero Alfredo Berritto, alla fine si era deciso di indirizzare la scelta come vicepresidente della Acse a Ciro Petrucci. Ciò perchè Berritto aveva un “compare” scomodo: Carlo Chirico, suocero di Mario Santocchio, nemico giurato di Pasquale Aliberti.

“L'ACSE E' COSA NOSTRA” - "L'Acse è cosa nostra": sono queste le parole che forse rendono l'idea più di tutto, quando si sente parlare di Luigi Ridosso in un'intercettazione telefonica insieme a Ciro Petrucci. Dalle parole tra i due, emerge quella che è la genesi della nomina nella partecipata comunale Acse. In una conversazione del settembre 2014 tra Ciro Petrucci e Luigi Ridosso, si evince in maniera molto chiara che Ridosso aveva già saputo che Petrucci sarebbe diventato vicepresidente dell'Acse. In una conversazione Luigi Ridosso racconta di quanto gli avevano chiesto di fare il nome di qualcuno per l'Acse che era “cosa loro”.
Inizialmente infatti, Roberto Barchiesi aveva indicato Alfredo Berritto, ma la sua nomina non era stata accolta in maniera favorevole visto che il testimone di nozze di Berritto era una persona non vicina la maggioranza politica di Pasquale Aliberti. Per questo si era deciso di scegliere un altro nome legato al Clan e Luigi Ridosso indicò Ciro Petrucci.

I DISSIDI TRA ALIBERTI E CIRO PETRUCCI - Il problema era che c'era stato un battibecco con il sindaco Pasquale Aliberti e Ciro Petrucci e, di conseguenza, non sarebbe stato possibile fargli fare questa nomina se non ci fosse stato prima un chiarimento.
"Ma io adesso lo vado a risolvere no io lo voglio risolvere" dice Ciro Petrucci in merito al suo litigio con il sindaco al suo amico fraterno Luigi Ridosso. "E' normale che mettono sulla bilancia Ciro e Francesco"..."Alla fine è normale che sceglie me" insiste Petrucci in quella telefonata del settembre 2014.

GLI INCONTRI A CASA DI RIDOSSO JR - La nomina sarebbe arrivata di lì a poco. "Mi ha chiamato Roberto, mi ha chiesto di parlarmi, sta venendo con Pasquale De quattro a casa mia" scrive Ciro Petrucci a Luigi Ridosso, in un messaggio. Quell'incontro sarebbe stato propedeutico alla nomina che sarebbe avvenuta qualche giorno dopo.

“PROMOSSO A PIENI VOTI” L'UOMO DEL CLAN - La mattina del 16 settembre,mancano pochi minuti alle dieci infatti, e Luigi Ridosso non riesce a contenere la sua emozione: "Non sai ancora niente ma dopo te ne accorgi. No dico, non si sa ancora niente, dopo diciamo che se il secondo, dai per farti capire, che tu subito capisci... promosso a pieni voti". Il giorno seguente Ciro Petrucci entra a pieno titolo alla Acse e racconta subito al suo fratello Luigi Ridosso di aver “fatto tutto e mi sono fatto fare un poco di incartamenti, è giusto per cominciare un attimo a vedere le cose" ..." vabbè però tu già sei entrato?" chiede RidossoJr. “Io adesso sì, adesso sono vicepresidente dell' Acse" risponde Petrucci a telefono.

I CONSIGLIERI E IL “LECCHINAGGIO” - Ciro Petrucci racconta all'amico fraterno Luigi di tutta la vicinanza politica che ha riscontrato subito dopo la nomina ovvero delle telefonate di Giancarlo Fele, e quelle anche degli altri esponenti politici come Diego Chirico, che gli avrebbe detto, come racconta lo stesso Ciro Petrucci, "voi fate queste cose e non mi dite niente?!". Oppure anche il rapporto con Filippo Sansone ex amministratore della Stu o l'entusiasmo senza pari di Alfonso Malafronte. Un comportamento che Luigi ridosso definisce di “lecchinaggio”. "E tu falli leccare non ti preoccupare" risponde Petrucci che racconta anche della telefonata con Roberto Barchiesi che era rimasto di stucco quando aveva saputo del suo ruolo di vicepresidente. “Non ha parlato per due minuti” spiega ridacchiando al “fratello Giggino”.

PACE FATTA TRA PETRUCCI E ALIBERTI - Evidente che dopo, tra Petrucci ed Aliberti scoppiò la pace, grazie anche al intercessione di Nello Longobardi (parte offesa in questo procedimento) che fu coinvolto e chiamato a fare da intermediario per il chiarimento personale tra i due.

IL FUTURO VICEPRESIDENTE DELL'ACSE? -All'epoca della nomina, avvenne anche uno scontro con Mimmo Casciello, attuale vicepresidente dimissionario dell'Acse che aveva chiesto quell'incarico e ne derivò una piccola questione politica a seguito della scelta di Aliberti di nominare Ciro Petrucci e non lui o suo figlio. Adesso, dopo le dimissioni di Casciello, in pole per il posto di vicepresidente dell'Acse c'è Pasquale De Quattro, ex consigliere comunale. Lo stesso che “quella sera” incontrò, secondo i messaggi di Petrucci a Ridosso Jr, il nipote di Romoletto, insieme a Roberto Barchiesi per “parlare” dell'Acse, la società “cosa” del clan.

Le dichiarazioni di Giacomo Cacchione

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