“Ho iniziato a lavorare per il comune di Scafati nel 2010 quando la gestione dei tributi se l'era aggiudicata, grazie l'offerta migliorativa che prevedeva comunque l'istallazione di cartelloni pubblicitari nuovi su tutto il territorio cittadino, la società Geset" così Giacomo Cacchione inizia a parlare della Geset e svela quello che da diversi anni l'opposizione consiliare e determinate inchieste giornalistiche, avevano cercato di segnalare. La gara di appalto con la società Geset aveva insospettito anche il dirigente comunale che infatti, ha raccontato all'antimafia e in particolare al Pm della Direzione Distrettuale Antimafia, Vincenzo Montemurro, degli impianti pubblicitari per le affissioni che la società non aveva mai realizzato. Quando addirittura era stato pubblicato il decreto Monti, che quindi prevedeva una nuova organizzazione dei tributi, per contratto, la società non avrebbe più dovuto gestire il servizio di riscossione e accertamento sul territorio cittadino. Invece le cose sono andate diversamente. Interessante è scoprire il perché.
"Per quanto riguarda la sostituzione degli impianti pubblicitari funebri ho ricevuto la visita in ufficio di Aurelio Voccia, rappresentante locale della Geset. Voccia mi riferì che la società aveva incontrato dei problemi quando aveva avviato i contatti con le imprese funebri che fino a quel momento avevano gestito la pubblicità mortuaria" spiega. Aurelio Voccia De Felice ricordiamo che era anche il rappresentate locale della società milanese Aipa che si occupava della gestione delle sosta a pagamento e che ebbe un ruolo importante nel pagamento della tangente da 50 mila euro che l'Aipa versò al Clan Ridosso-Loreto allora egemone in città. Voccia personalmente si era recato al terzo piano di Palazzo Mayer e aveva spiegato al dirigente che aveva avuto dei problemi con il rappresentante di una delle due società che gestiscono i trasporti funebri ed in particolare, quando aveva iniziato l'attività per garantire la sostituzione degli impianti pubblicitari, si era trovato di fronte ad un problema di non poco conto con i due proprietari delle società funebri del territorio.
L'azione del dirigente Cacchione stava andando avanti tanto che fu individuata anche la ditta che si doveva occupare dello smantellamento degli impianti abusivi. Si era andato avanti fino a quando non intervenne Giovanni Cozzolino, staffista di fiducia del sindaco, anche lui indagato dal famoso 18 settembre, che gli disse senza troppi giri di parole "di non essere troppo insistente nel procedimento di confronti di questa società perché l'impresa era espressione della criminalità organizzata e pertanto questo attivismo nei confronti di questa impresa non era visto favorevolmente" racconta Cacchione che riferisce anche agli inquirenti come lui ha interpretato quel messaggio come se provenisse dal sindaco Pasquale Aliberti. Il primo cittadino – sostiene Cacchione - anche in altre occasioni aveva usato Giovanni Cozzolino come suo segretario personale per le comunicazioni con gli uffici. Del resto Giacomo Cacchione sottolinea anche un'altra cosa di non poco conto ovvero che la società Geset aveva avuto stranamente in gestione anche tutta la riscossione dei tributi degli anni precedenti ovvero quella dal 2007 al 2009 oltre i tributi che doveva invece gestire dal 2010, come prevedeva la gara d'appalto.
“A mio avviso questa estensione è stata eseguita con modalità alquanto anomala, perché è avvenuta con delle missive con le quali sono stati trasferiti alla concessionaria gli archivi di queste annualità in assenza di qualsivoglia determinazione dirigenziale": Cacchione spiega agli inquirenti anche i suoi rapporti non proprio facili con Immacolata di Saia che addirittura gli aveva dato il minimo delle valutazioni con collegio di valutazione.
Anche quando gli aveva chiesto, nel corso di una riunione alla presenza anche del sindaco Pasquale Aliberti e gli altri componenti della Scafati sviluppo, che bisognava "aiutare e dare una mano a Scafati sviluppo che altrimenti avrebbe chiuso" continua Cacchione "Io mi sono attenuto alle disposizioni ricevute perché mi sentivo intimorito dalle pressioni esercitate dalla dottoressa Di Saia e dal sindaco Aliberti che, con le stesse modalità, mi hanno imposto anche l'erogazione dei finanziamenti alla Stu in parte, da quest'ultima, restituiti".
Il dirigente, anche lui indagato per abuso d'ufficio, diventa uno degli elementi chiave che fa proprio capire come la società di pompe funebri legata al boss Francesco Matrone è stata favorita dall'operazione silenzio-assenso nei confronti della Geset e, quando Cacchione ha cercato di intervenire, è stato fermato senza mezzi termini.


