Da oltre un anno e mezzo vive su una sedia a rotelle, ieri per la 51enne L.P. respinta la richiesta di archiviazione nei confronti dei medici e disposte nuove indagini. Sul registro degli indagati ci sono al momento 24 nomi, i neurochirurghi del Ruggi che eseguirono i due interventi a cui la donna fu sottoposta nell’estate del 2015 e gli altri medici che seguirono la degenza. Il provvedimento che dà al sostituto procuratore Roberto Penna altri quattro mesi per approfondire le indagini chiede che sia verificata in particolare la posizione di chi eseguì la prima operazione, quella che secondo la denuncia della donna sarebbe stata sbagliata e avrebbe poi imposto un secondo intervento salvavita. Tutto è iniziato nel giugno di due anni fa, quando la signora è giunta in ospedale con un’aneurisma cerebrale. In sala operatoria il clipper che doveva bloccare l’aneurisma sarebbe stato collocato in un punto sbagliato, leggermente più in basso, con il risultato di arrecare più danni che benefici. Nelle successive 48 ore le sue condizioni sono andate peggiorando, finché i medici non hanno deciso di operarla di nuovo. La consulenza di un neurochirurgo in cui si spiega che l’angiotac avrebbe rivelato l’erronea collocazione del meccanismo che doveva impedire l’afflusso di sangue nella zona dell’aneurisma, e che proprio quello sbaglio avrebbe causato l’ischemia che ha tolto per sempre alla paziente l’uso delle gambe. Il medico legale interpellato dalla Procura è invece di parere opposto, e sulla sua consulenza si fonda la richiesta di archiviazione. Per questo il giudice ha chiesto ieri che quella relazione sia integrata con il parere di un neurochirurgo.