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Sarno. Incendio del Monte Saretto: la comunità perdona Giuseppe

09 Luglio 2021 Author :  

di Danilo Ruggiero 

La comunità di Sarno perdona Giuseppe: il giovane, accusato di aver appiccato l’incendio sul monte Saretto nel settembre del 2019, chiede scusa a tutti ed è pronto a diventare un cittadino modello ed a chiudere, definitivamente, i conti con il passato. La funzione rieducativa della pena, sancita dalla Costituzione italiana, ha raggiunto il traguardo tanto ambito dal nostro ordinamento. Giuseppe B. il 21 settembre 2019 aveva solo 16 anni, quando insieme ad altri amici si recò sul Saretto, la collina che sovrasta il centro della città, per appiccare un incendio che mandò in fumo oltre 20 ettari di vegetazione. Quella notte infernale, centinaia di sarnesi furono evacuati dalle loro case e decine di volontari e mezzi di soccorso si prodigarono per domare le fiamme che avvolsero gran parte del centro storico. Ci vollero oltre 48 ore per spegnere il rogo e mettere in sicurezza le tante abitazioni sottostanti al Saretto. Le indagini, condotte dalle forze dell’ordine per risalire all’identità dei responsabili del rogo, portarono poi all’identificazione di un gruppo di giovanissimi stanati da una telecamera di videosorveglianza mentre attraversavano la collina, poco prima dell’incendio. A finire al centro delle indagini fu proprio Giuseppe B., indiziato principale e poi indagato per disastro ambientale. Il giovane, all’epoca dei fatti ancora minorenne, ha giovato della sospensione del processo con messa alla prova, ovvero una modalità alternativa di definizione del procedimento, ed è stato assegnato ad una comunità di recupero. Dopo alcuni mesi di detenzione nel carcere minorile di Airola e la conversione della misura cautelare nell’affidamento alla comunità per altri 18 mesi, Giuseppe B. ora è tornato a casa e vuole diventare un cittadino modello. Ieri, perciò, al Comune di Sarno, si è tenuto un incontro tra i vertici dell’amministrazione comunale del sindaco Giuseppe Canfora, la Procura per i minorenni di Salerno, il Tribunale e le associazioni che hanno sostenuto il progetto di reinserimento del ragazzo. «Nel nostro Dna c’è l’intenzione di offrire sempre delle opportunità ai minori e la possibilità di ricominciare a vivere una vita normale. È un successo per lo Stato poter offrire alla collettività un ragazzo diverso rispetto al passato», ha detto il presidente del Tribunale per i Minorenni di Salerno, Pietro Avallone. Ad intervenire, poi, anche il procuratore capo per i minorenni di Salerno, Patrizia Imperato: «La vicenda era partita da un reato gravissimo. Il ragazzo per fortuna ha dimostrato con il tempo di aver superato quella scelleratezza - ha affermato -. Ricordo ancora il danno subito dai sarnesi costretti a lasciare le case. Giuseppe, però, è riuscito a dimostrare di essere cambiato ed ha convinto tutti». Storia chiusa, dunque, con la voglia di voltare pagina. «Il giovane ha pagato il suo debito - ha spiegato Isabella Mastropasqua, referente del progetto Pon “Liberi di Scegliere” - Adesso dobbiamo sentirci responsabili del suo reinserimento e mettere da parte i sentimenti di rancore». Soddisfatto anche Walter Mancuso, l’avvocato difensore del ragazzo: «È una vittoria del sistema - ha puntualizzato - C’era una caccia all’uomo e una grossa rabbia verso il ragazzo. Con l’impegno di tutti, ha funzionato la messa alla prova, una cosa non semplice da attuare vista la gravità del reato. Ma ora siamo di fronte ad un abbraccio liberatorio. Oggi inizia l'impegno vero per Giuseppe». Presenti all'incontro di Palazzo San Francesco anche l’assessore al contenzioso Eutilia Viscardi, il vice sindaco Roberto Robustelli, il Dirigente del Centro Giustizia Minorile Campania, Giuseppe Centomani, collegato in videoconferenza, la dottoressa Teresa Sorrentino, Dirigente dell'Ufficio di Prevenzione del Dipartimento per la Giustizia minorile, la dottoressa Maria Tavolaro, assistente sociale, l'Onorevole Isaia Sales, esperto e studioso del fenomeno camorra, collegato in videoconferenza.

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