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Donna di Pagani morta per occlusione intestinale, ma scambiata per una semplice indigestione, indagati due medici dell'Umberto I

17 Ottobre 2023 Author :  

Nocera Inferiore. Avrebbero scambiato un’occlusione intestinale per una semplice indigestione e alla fine la diagnosi sbagliata è costata la vita a una sessantenne (C.R.) originaria di Pagani. E’ quanto sostiene la procura nocerina a carico di due medici dell’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore finiti sul registro degli indagati con l’ipotesi accusatoria di omicidio colposo in concorso. Eseguita anche l’autopsia sul corpo della sfortunata donna i cui esiti saranno resi noti solo dopo i canonici 90 giorni. A presentare l’esposto i familiari della vittima che hanno chiesto sin da subito chiarezza su quel decesso che ritengono sospetto. La morte è avvenuta otto giorni fa dopo che 48 ore prima era stata diagnostica una indigestione da chi aveva avuto sotto cura la sessantenne. L’origine del malore si sarebbe avuto giovedì 7 ottobre quando la donna si era presentata in ospedale con dolori lancinanti all’addome (in primavera aveva subito un intervento chirurgico al colon per il quale poi era stata sottoposta a chemioterapia) con i due camici bianchi che avrebbero deciso di non ricoverarla avendo diagnosticato il malessere dovuto a una cattiva indigestione. La donna così fu rispedita a casa dopo una visita arrivata a oltre tre ore di distanza dall’arrivo presso l’ospedale di viale San Francesco. Una volta rientrata presso la propria abitazione però la sessantenne avrebbe avvertito ulteriori dolori acuti tanto che i familiari decisero di allertare il medico curante il quale si sarebe preciptato presso l’abitazione della sessantenne per rendersi conto da vicino cosa stesse accadendo. Nel frattempo il dottore che aveva in cura la famiglia decise di avvertire il 118 per trasportare la donna nuovamente in ospedale ma nel frattempo chiese il referto con cui la signora era stata dimessa dall’Umberto I. E qui sarebbero emerse alcune anomalie come ad esempio del liquido che la donna avrebbe portato nell’addome per cui avrebbe avuto bisogno di una Tac che non sarebbe stata eseguita il cui esame avrebbe certamente fatto rilevare l’anomalia e fatto sottoporre la sessantenne a intervento chirurgico che le avrebbe salvato la vita. E’ quanto contesta la famiglia unitamente all’arrivo al pronto soccorso e al tempo trascorso nel centro di prima accoglienza del nosocomio nocerino per la visita cui era stata sottoposta la propria congiunta. E nell’attesa la donna si era anche accasciata a terra per un malore. E ancora sempre secondo la denuncia presentata si lamenta il fatto che la donna non fosse stata ricoverata quando era giunta in ospedale la prima volta e quando fu sbagliata la diagnosi. Secondo i familiari alla fine se fosse stato rispettato l’intero protocollo la donna sarebbe ancora viva Alla luce dell’autopsia eseguita presso l’obitorio dell’ospedale di viale San Francesco per la procura ci sarebbero responsabilità penali su quella morte e per questo motivo ha iscritto sul registro degli indagati il camice bianco del Pronto Soccorso e il collega del reparto di Chirurgia.