Prosegue l’attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano, presieduta dall’onorevole Pino Bicchielli di Forza Italia, impegnata in un ciclo di audizioni e verifiche sull’attuazione delle norme di prevenzione, sugli interventi di messa in sicurezza e sulle opere di emergenza e ricostruzione successive agli eventi calamitosi che hanno colpito il Paese a partire dal 2019.
Mercoledì 25 febbraio 2026, alle ore 8.30, la Commissione plenaria svolgerà in videoconferenza l’audizione di Mario Rosario D’Angelo, presidente del Consorzio di Bonifica Integrale Comprensorio Sarno. L’incontro rappresenta un momento centrale nel percorso di approfondimento dedicato alle aree a maggiore fragilità idrogeologica, con particolare attenzione al territorio di Sarno, storicamente segnato da eventi drammatici.
Al termine dell’audizione si riunirà anche l’Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi parlamentari, segno della volontà di mantenere alta l’attenzione istituzionale su un tema che incrocia sicurezza pubblica, tutela ambientale e responsabilità amministrativa.
Il confronto con la Regione Campania
Il lavoro della Commissione proseguirà con l’audizione dell’assessora della Regione Campania, Claudia Pecoraro, esponente del Movimento 5 Stelle. L’assessora detiene deleghe strategiche – Ambiente, Ciclo integrato delle acque, Politiche abitative e Pari Opportunità – che incidono direttamente sulla programmazione e sulla gestione delle politiche di prevenzione del dissesto.
Il confronto istituzionale si inserisce in un quadro più ampio di verifica: non solo analisi delle risorse stanziate, ma valutazione concreta dell’efficacia degli interventi e della capacità di coordinamento tra livello parlamentare, Regione ed enti attuatori.
Missione sul territorio: verifica diretta degli interventi
Dopo le audizioni, è prevista una missione della Commissione sul territorio sarnese. L’obiettivo è duplice: da un lato raccogliere elementi conoscitivi direttamente nei luoghi interessati dagli interventi; dall’altro rafforzare il coordinamento operativo tra istituzioni centrali e regionali.
La visita consentirà di verificare lo stato delle opere di mitigazione realizzate negli anni e di comprendere se la programmazione strutturale sia effettivamente coerente con i livelli di rischio attuali. In un territorio come quello di Sarno, dove la memoria della tragedia del 5 e 6 maggio 1998 resta viva, la prevenzione non può essere episodica ma deve tradursi in manutenzione costante e monitoraggio continuo.
Il nodo dei canaloni post frana
Tra i temi che saranno affrontati nel corso delle audizioni figura anche la mancata pulizia dei canaloni realizzati dopo la frana conseguente agli eventi alluvionali del 1998. Una questione tornata al centro dell’attenzione nazionale con un recente articolo del Corriere della Sera e più volte oggetto di denuncia più volte anche da parte della nostra testata.
I canaloni rappresentano un’infrastruttura strategica per la regimentazione delle acque e per la riduzione del rischio in caso di precipitazioni intense. Tuttavia, secondo diverse segnalazioni, negli anni non sarebbero stati oggetto della necessaria e costante manutenzione. L’accumulo di detriti e vegetazione potrebbe comprometterne la piena funzionalità, vanificando in parte lo sforzo infrastrutturale messo in campo dopo la tragedia.
Il tema, inevitabilmente, chiama in causa responsabilità amministrative, continuità gestionale e capacità di programmazione pluriennale.
Il finanziamento annunciato nel 2025: 7 milioni e 822 mila euro per le vasche di contenimento
Nel 2025, il sindaco di Sarno, Francesco Squillante, insieme al presidente del Consorzio di Bonifica, Mario Rosario D’Angelo, ha annunciato un importante finanziamento regionale destinato alla manutenzione delle vasche di contenimento.
La Regione Campania ha stanziato 7 milioni e 822 mila euro nell’ambito del programma regionale per la mitigazione del rischio idraulico. Le risorse sono state affidate al Consorzio di Bonifica, in collaborazione con l’Ufficio Speciale Grandi Opere regionale.
Gli interventi riguardano dieci vasche di contenimento situate nelle frazioni di Lavorate, Episcopio e Sant’Eramo e prevedono:
pulizia e risagomatura dei fondi;
rimozione della vegetazione infestante e dei materiali accumulati;
ripristino dei tratti stradali danneggiati;
installazione di parapetti in legno;
riconfigurazione idraulica per riportare le vasche alla loro funzione originaria.
Durante la conferenza stampa tenutasi presso il Comune di Sarno il 13 giugno 2025, il sindaco Squillante definì l’intervento «un passo fondamentale per la sicurezza del territorio», sottolineando come le vasche, opere vitali per la difesa idrogeologica, abbiano progressivamente perso efficienza nel tempo.
Il presidente D’Angelo chiari che l’azione del Consorzio non si sarebbe limitata al semplice taglio della vegetazione, ma avrebbe puntato a una vera e propria riconfigurazione idraulica delle vasche, con il ripristino della loro capacità di invaso e del corretto deflusso delle acque.
L’annuncio e la realtà: la questione della pulizia mai partita
Ed è proprio qui che si apre il nodo politico e amministrativo più delicato.
A fronte dell’annuncio del finanziamento e della presentazione dettagliata degli interventi previsti, la pulizia dei canaloni – strettamente connessa alla piena efficienza dell’intero sistema di mitigazione – non risulta essere mai realmente partita, almeno secondo quanto denunciato in più occasioni e rilanciato anche a livello nazionale.
Il rischio è evidente: opere progettate e realizzate per proteggere il territorio possono perdere progressivamente efficacia se non accompagnate da manutenzione ordinaria e straordinaria costante. In un’area che ha già conosciuto le conseguenze devastanti del dissesto, ogni ritardo o omissione assume un peso specifico enorme.
La Commissione parlamentare sarà chiamata a fare chiarezza su tempi, responsabilità e stato reale degli interventi annunciati. Perché la prevenzione non può restare confinata alle conferenze stampa o ai comunicati istituzionali: deve tradursi in cantieri aperti, manutenzione visibile e sicurezza concreta per i cittadini.
Il territorio di Sarno attende risposte. E questa volta, più che di annunci, c’è bisogno di atti verificabili e di opere effettivamente realizzate.