di Francesco Apicella
Sempre rimanendo nell’ambito del teatro di Eduardo De Filippo vi voglio raccontare un altro prezioso aneddoto che è una lezione di correttezza, di lealtà e di onestà a cui deve attenersi, scrupolosamente, un attore quando recita in un contesto corale, senza lasciarsi prendere dall’estro del momento e abbandonarsi a improvvisazioni estemporanee che mettono in risalto sì il suo istrionismo ma che creano negli altri attori, presenti con lui in scena, condizioni di estremo disagio. Agire correttamente in scena, attenendosi con rigore a quanto è stato scritto dall’autore, è un accordo leale fra due o più persone che devono affrontare una stessa situazione. Ma se uno di loro, per emergere sugli altri, fa carte false e, in scena, si sostituisce all’autore, sfornando battute nuove di zecca, diverse da quelle provate in precedenza, non concertate con gli altri, procura indubbiamente danno ai colleghi, mettendoli in seria difficoltà interpretativa. Eduardo in genere improvvisava con attori di tradizione, di grossa tradizione e questi lo seguivano in scena, con estrema disinvoltura, a braccio, perfettamente a loro agio. Questo tipo di improvvisazione,che era, in scena, uno dei passatempi preferiti del grande Totò e che lui attuava con attori di grosso calibro, come Peppino De Filippo, Aldo Fabrizi, Macario e Nino Taranto, per i grandi nomi dello spettacolo è una specie di gioco, in cui si cimentano, d’accordo coi compagni di scena, in un caleidoscopio infinito di invenzioni, però senza mai strafare e con equilibrata misura.
Fatta questa premessa, per non annoiarvi, ora vi racconto l’aneddoto, accaduto in RAI, durante la registrazione in diretta della divertente commedia “Ditegli sempre di sì”. C’era una scena in cui c’era uno scambio di battute tra Eduardo e l’attore Carlo Lima, un giovane molto bello, di grandi promesse, scomparso prematuramente nel 1965. Lima non era d’accordo con l’impostazione che Eduardo aveva dato al suo personaggio, faceva resistenza, ma nessuno osava dire ad Eduardo, che tutti chiamavano direttore, “non sono d’accordo”. Arrivato davanti a Eduardo, nella scena che aveva con lui, il giovane attore recitò in un modo completamente diverso da come avevano provato fino a quel momento. Tutti nello studio si aspettavano che Eduardo, su tutte le furie, avrebbe interrotto la registrazione per rifare la scena ma questo non accadde. Eduardo, contrariamente alla aspettative di tutti i presenti, non solo non interruppe la registrazione ma diede un’interpretazione imprevista e straordinaria al suo personaggio. Poi, alla fine di quest’atto, si recò nel suo camerino e mandò a chiamare Carlo lima. Quando il giovane attore arrivò, lo fece accomodare e gli disse:
“ Statemi bene a sentire, Lima, vi faccio una domanda: che cos’è la recitazione non improvvisata fra due attori? Due attori che hanno provato per giorni, magari annoiati, magari avevano altri pensieri per la testa. Che cos’è?”
“Ma direttore non lo so, perché mi fa questa domanda?”
“vi faccio questa domanda perché voi siete una persona che bara al gioco. E la recitazione è un accordo di onestà, prima di tutto, e di lealtà, tra due attori che sono sullo stesso palcoscenico, hanno concordato come devono combaciare nella recitazione e in quello che il pubblico deve vedere. Voi, invece, cambiate le carte in tavola e non solo barate, ma mi mettete in una difficoltà infinita. Io oggi ho voluto dimostrarvi che, appena ho capito cosa stavate facendo, vi stendevo. E l’ho fatto!”
“La possiamo rifare, direttore?”
“No, caro, rimane quella che è!”.
Grande Eduardo, indimenticabile lezione di vita e di recitazione!