Un finanziamento interamente privato da parte della società PompeiAR sostiene il restauro degli affreschi e la valorizzazione del complesso. Tra le meraviglie della dimora anche la celebre Venere di Pompei. Il direttore Gabriel Zuchtriegel annuncia una prima apertura parziale entro Natale, con visite accompagnate.
POMPEI – Una dimora monumentale, affacciata sul golfo di Napoli, costruita sulle antiche mura della città e capace ancora oggi di raccontare, attraverso i suoi ambienti, la ricchezza, il gusto e le ambizioni dell'élite romana. A Pompei prende forma un importante progetto di recupero e valorizzazione: è in corso il restauro della Casa di Marco Fabio Rufo, una delle residenze più imponenti e suggestive dell'antica città sepolta dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.
Un intervento che rappresenta molto più di un semplice cantiere di restauro. L'obiettivo è restituire progressivamente alla fruizione pubblica un complesso architettonico di straordinario interesse, rimasto inaccessibile dal 1980, e riportare alla luce la complessità di una dimora che, per dimensioni, articolazione degli spazi e soluzioni architettoniche, richiama direttamente i grandi palazzi imperiali di Roma.
A rendere possibile il progetto è un importante sostegno economico privato: la società PompeiAR finanzierà integralmente i lavori con un investimento di 1.462.000 euro. Il contratto di sponsorizzazione è stato siglato in questi giorni dal direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, e da Frank Hoefer, titolare della società sostenitrice.
Una collaborazione nata dalla passione per il patrimonio archeologico pompeiano e dalla volontà di contribuire concretamente alla tutela e alla restituzione di uno dei luoghi più affascinanti della città antica.
UNA CASA CHE RICHIAMA I PALAZZI IMPERIALI DI ROMA
La Casa di Marco Fabio Rufo occupa una posizione particolare nel tessuto urbano di Pompei. Sorge infatti lungo il precipizio dell'antica fortificazione cittadina, in un'area panoramica dalla quale si apriva una suggestiva vista sul golfo.
La sua facciata era caratterizzata da ampie finestre, dotate di infissi in legno e verosimilmente anche di vetro, una soluzione architettonica che testimonia il livello di raffinatezza raggiunto dalla residenza e la capacità dei suoi proprietari di investire in materiali e soluzioni di particolare pregio.
Non si trattava di una semplice abitazione privata, ma di una vera e propria villa urbana, sviluppata su più livelli e caratterizzata da una straordinaria articolazione degli ambienti. La struttura conserva infatti fino a quattro piani, collegati attraverso un intricato sistema di corridoi, scale e passaggi, destinati sia alla rappresentanza sia alle attività di servizio.
La dimora faceva parte di un complesso residenziale che comprende anche le adiacenti Case di Castricio e del Bracciale d'Oro. Un insieme architettonico che restituisce l'immagine di un settore particolarmente prestigioso della Pompei romana, dove l'organizzazione degli spazi e la ricchezza delle decorazioni riflettevano il rango sociale ed economico dei proprietari.
L'identità di Marco Fabio Rufo e il suo ruolo nella società pompeiana non sono ancora definiti con certezza. Il proprietario potrebbe essere stato un magistrato della cittadina campana oppure un liberto legato alla casa imperiale. In entrambi i casi, le dimensioni e la qualità della residenza lasciano immaginare disponibilità economiche considerevoli, tali da consentire la realizzazione di una dimora che, per quanto oggi conosciuto, non trova eguali a Pompei.
LA VENERE DI POMPEI E GLI AFFRESCHI DA RESTITUIRE AL LORO SPLENDORE
Il cuore dell'attuale intervento riguarda il restauro degli apparati decorativi e, in particolare, degli affreschi che impreziosiscono gli ambienti della casa.
Tra questi spicca la celebre Venere di Pompei, collocata in uno spazio che presenta le caratteristiche di una vera e propria cappella rituale. Un elemento di grande interesse artistico e simbolico, che contribuisce a rendere la dimora un luogo di particolare valore per la conoscenza della religiosità domestica e della cultura figurativa romana.
Il restauro degli affreschi arriva dopo una precedente fase di lavori che ha interessato la struttura dell'edificio, la sua messa in sicurezza e le attività di scavo. Questi interventi sono stati realizzati dal Parco archeologico di Pompei tra il 2021 e il 2023, preparando il complesso alla nuova fase di recupero e valorizzazione.
Il lavoro attuale punta dunque a consolidare e preservare le testimonianze pittoriche, restituendo leggibilità agli ambienti e consentendo ai visitatori di comprendere meglio la ricchezza decorativa della residenza.
Un'operazione che richiede competenze specialistiche e un'attenta pianificazione, considerando la complessità architettonica del complesso e la necessità di intervenire su superfici decorate che rappresentano una testimonianza preziosa della vita quotidiana e del gusto estetico dell'antica Pompei.
FRANK HOEFER: «RESTAURARE LA SPETTACOLARE DIMORA DI MARCO FABIO RUFO, INACCESSIBILE DAL 1980, E RENDERLA ACCESSIBILE AL PUBBLICO È UN PROGETTO CHE TROVO APPASSIONANTE»
Dietro il finanziamento c'è una storia personale che affonda le proprie radici in un incontro con Pompei avvenuto oltre cinquant'anni fa.
Frank Hoefer, imprenditore nato nella Germania meridionale, aveva visitato per la prima volta gli scavi nel 1974, quando aveva appena sedici anni. Da allora, il fascino della città antica è rimasto una presenza significativa nel suo rapporto con il patrimonio archeologico.
Il contatto con il Parco archeologico è arrivato dopo la lettura del libro del direttore Gabriel Zuchtriegel, Pompei: la città incantata, pubblicato nel 2023. Da quell'interesse è nata la volontà di sostenere concretamente il recupero della Casa di Marco Fabio Rufo, contribuendo con un investimento interamente privato.
Un progetto che Hoefer considera particolarmente significativo, non soltanto per il valore storico e artistico della dimora, ma anche per la possibilità di renderla nuovamente accessibile ai visitatori.
«Sono stato a Pompei per la prima volta nel 1974, all’età di 16 anni, e ho immediatamente percepito il fascino della città antica, che racconta un modello di vita sociale al quale, per certi aspetti, siamo molto vicini e per altri molto lontani. – dice l’imprenditore Frank Hoefer - Chi visita le case con occhio attento viene ricompensato da infiniti dettagli tratti dalla vita quotidiana, dall’arte e dal saper fare antico. Restaurare la spettacolare dimora di Marco Fabio Rufo, inaccessibile dal 1980, e renderla accessibile al pubblico è un progetto che trovo appassionante. Anche perché ho l’impressione che a Pompei c’è una grande apertura verso modelli innovativi di tutela e fruizione. Ma per attuare i progetti del Parco servono altri sostenitori e vorrei aiutare a trovarli.»
Le parole dell'imprenditore evidenziano anche un altro aspetto importante dell'iniziativa: la volontà di promuovere un modello di collaborazione tra pubblico e privato capace di sostenere ulteriori interventi di tutela e valorizzazione.
Il contributo di PompeiAR, infatti, non si limita a finanziare un singolo restauro, ma può rappresentare un esempio per coinvolgere altri sostenitori in progetti destinati a restituire alla collettività luoghi di straordinaria importanza storica e culturale.
ZUCHTRIEGEL: «ENTRO NATALE VOGLIAMO PROCEDERE A UNA PRIMA APERTURA PARZIALE, CON GRUPPI ACCOMPAGNATI»
La prospettiva più attesa riguarda la possibilità di tornare a visitare, almeno in parte, il complesso. Il Parco archeologico sta infatti lavorando a un progetto di valorizzazione che punta a rendere comprensibile al pubblico la particolare articolazione della casa, attraverso strumenti di interpretazione e tecnologie digitali.
Una sfida importante, perché la Casa di Marco Fabio Rufo non è soltanto una residenza monumentale, ma un vero e proprio labirinto architettonico nel quale si intrecciano ambienti di rappresentanza, percorsi di servizio, scale e collegamenti tra i diversi livelli.
A spiegare la direzione del progetto è il direttore del Parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, che guarda alla riapertura come a un'occasione per restituire ai visitatori una parte importante della storia di Pompei.
«Ora lavoriamo su un progetto di valorizzazione del complesso – ha dichiarato il direttore Zuchtriegel – Facciamo leva anche sulla tecnologia digitale per far comprendere la complessità di questo labirinto incredibile, che è la casa di M. Fabio Rufo: a volte si ha l’impressione di essere in un palazzo ottocentesco di Napoli, invece è una casa romana di 2000 anni fa. Entro natale vogliamo procedere a una prima apertura parziale, con gruppi accompagnati. L’entusiasmo e il supporto di Frank Hoefer sono un segnale bellissimo del valore di Pompei, anche perché ci piacerebbe replicare questo modello in altre case, che sono altrettanto affascinanti e hanno bisogno di restauro e valorizzazione.»
L'ipotesi di una prima apertura parziale entro Natale rappresenta un passaggio significativo nel percorso di recupero della dimora. La visita con gruppi accompagnati consentirà di avvicinare progressivamente il pubblico a un ambiente particolarmente complesso, nel rispetto delle esigenze conservative e delle condizioni di sicurezza.
L'utilizzo delle tecnologie digitali avrà inoltre un ruolo centrale nel raccontare la struttura della casa, aiutando i visitatori a orientarsi tra i diversi livelli e a ricostruire idealmente la funzione degli ambienti.
IL COMPLESSO E LE VITTIME DELL'ERUZIONE: LA MEMORIA DI UNA TRAGEDIA ANCORA PRESENTE
La Casa di Marco Fabio Rufo e le residenze vicine non custodiscono soltanto testimonianze della ricchezza e della vita quotidiana dell'antica Pompei. Questo settore della città conserva anche tracce drammatiche degli ultimi momenti vissuti dai suoi abitanti durante l'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
Nel complesso sono state infatti rinvenute diverse vittime, alcune delle quali si trovano ancora negli spazi in cui persero la vita.
Tre vittime furono individuate sulle scale della Casa di Marco Fabio Rufo. Altre tre emersero nella cosiddetta Casa di Castricio durante gli scavi del 1961. A queste si aggiungono le vittime della Casa del Bracciale d'Oro, rinvenute nel 1974.
Ritrovamenti che restituiscono una dimensione profondamente umana alla storia del sito. Dietro la monumentalità degli ambienti, gli affreschi e le soluzioni architettoniche di pregio, rimane la testimonianza di una tragedia che ha interrotto improvvisamente la vita di un'intera comunità.
La presenza di queste testimonianze rende ancora più importante un progetto di recupero che dovrà coniugare valorizzazione, ricerca scientifica e tutela della memoria storica.
IL RESTAURO AFFIDATO ALLA SOCIETÀ ARTIGIANA ROMANA IMPIANTI OE
L'intervento è stato affidato attraverso un bando di gara alla società Artigiana Romana Impianti OE.
Per il Parco archeologico di Pompei, il coordinamento e la supervisione delle attività sono affidati alla funzionaria dott.ssa Elena Gravina, in qualità di Responsabile unico del Progetto (RUP), e alla funzionaria dott.ssa Teresa Argento, in qualità di Direttore dei Lavori (DL).
Il valore complessivo dell'intervento, pari a 1.462.000 euro, è interamente sostenuto dalla società PompeiAR attraverso il contratto di sponsorizzazione sottoscritto con il Parco archeologico.
Un investimento che consente di procedere con il recupero degli apparati decorativi e, contemporaneamente, di sviluppare una strategia più ampia per la futura fruizione del complesso.
POMPEI, UN PATRIMONIO DA RESTITUIRE: IL MODELLO DELLA COLLABORAZIONE PRIVATA
La rinascita della Casa di Marco Fabio Rufo si inserisce in una prospettiva più ampia di tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico pompeiano.
La città antica conserva ancora numerosi edifici, domus e ambienti che, pur avendo un valore storico e artistico considerevole, necessitano di interventi di restauro, consolidamento e nuovi progetti di fruizione.
In questo scenario, il sostegno di soggetti privati può rappresentare una risorsa importante per affiancare l'attività del Parco archeologico e accelerare il recupero di luoghi che altrimenti rischierebbero di rimanere a lungo inaccessibili.
La sponsorizzazione di PompeiAR assume quindi un significato che va oltre il valore economico dell'intervento. È anche un esempio di come la passione individuale per la storia e la cultura possa trasformarsi in un contributo concreto alla conservazione di un patrimonio che appartiene alla collettività.
La Casa di Marco Fabio Rufo si prepara così a tornare protagonista del percorso di visita di Pompei. Una residenza che racconta il lusso e le ambizioni di una società antica, ma anche la capacità della ricerca archeologica e del restauro contemporaneo di restituire nuovi significati a luoghi rimasti per decenni lontani dallo sguardo dei visitatori.
Dopo oltre quarant'anni di chiusura, il suo recupero apre la prospettiva di una nuova stagione. Tra affreschi da salvaguardare, ambienti monumentali da riscoprire e tecnologie digitali per accompagnare il pubblico, la dimora di Marco Fabio Rufo si prepara a raccontare nuovamente la sua storia.
Una storia di duemila anni che, grazie a un investimento privato di oltre 1,4 milioni di euro e al lavoro del Parco archeologico, potrà presto tornare a essere conosciuta e vissuta da chi visita Pompei.