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"Il cancro non lascia la firma Fonderie Pisano" | L'intervista

26 Maggio 2016 Author :  

Il dottor Vincenzo Petrosino è un noto specialista salernitano in Chirurgia Oncologica in procinto di presentare alla comunità scientifica internazionale i risultati di uno studio sperimentale innovativo e inedito. Un uomo che preferisce parlare con dati alla mano, con certezza scientifica, non con la pancia, che ha cercato di inglobare nei suoi studi sulla Campania e Terra dei fuochi anche il caso di Fratte e delle Fonderie Pisano, un argomento di cui fino ad oggi si è parlato con emotività, un comportamento forse lecito dal punto di vista umano, dato che ci sono diversi casi di malati e morti di tumore. Ma il dott. Petrosino meno di due anni fa ha proposto di osservare anche 20 malati di tumore residenti nei pressi dello stabilimento di via dei Greci, ma solo una persona si è sottoposta ai suoi studi, nonostante la richiesta sia stata ben pubblicizzata attraverso quotidiani, locandine ed è presente persino sul sito del comitato Salute e Vita che sta lottando per la chiusura delle Fonderie. Segnalazioni del protocollo scientifico che si stava mettendo in atto era stata inviata anche al Comune di Salerno, all’assessore all’ambiente e agli ordine dei medici della Campania
“Abbiamo fatto un protocollo dove il paziente in questione si offriva di sottoporsi ad un prelievo di sangue e di capelli per lo studio del dosaggio dei metalli pesanti e dei policlorobifenili firmando un consenso informato presso la Facoltà di Farmacia dell’Università di Napoli. Gli esami venivano svolti con tecnologie all’avanguardia e i risultati studiati da un pool di ricercatori tra i quali professori di cattedra della Uni di Napoli che hanno fornito anche alcuni ammalati.
Nulla a che vedere con le analisi di laboratorio comuni o quelle effettuate sul capello poco attendibili ed eseguite da enti non accreditati… “Abbiamo arruolato 75 persone di cui 50 provenienti dalla zona di Napoli e Caserta e quindi nella Terra dei Fuochi e alcune nei pressi del torrente Cavaiola a Cava”, una di Salerno e 20 della Basilicata”.
Ma nessun volontario si è fatto avanti da Salerno né da Fratte: “La Fonderia è una piccola realtà in una zona ristretta dove tra l’altro ho avuto molte difficoltà. Quando ho fatto la prima indagine epidemiologica utilizzando le esenzioni per malati ,in tutta Italia ho chiesto alle Asl, in formato informatico e secondo alcuni precisi criteri, le esenzioni per nove malattie diverse divise per sesso età e comune di residenza e degli ultimi 6 anni. Il 70 % dell’Italia mi ha risposto e ho avuto dei dati ben codificati e anonimi. Da Salerno distretto 66 non ho avuto nessun dato fruibile perché Salerno non era informatizzata…o aveva avuto altri problemi. Salerno, la mia città, non mi ha dato l’opportunità di avere questi dati, né mi ha segnalato 20 casi da inserire nel mio studio clinico nonostante appunto le informazioni inviate all’Ordine dei medici, all’Assessore, al sindaco. Abbiamo diffuso la notizia con articoli su quotidiani come ‘la Città’ comparvero locandine che pubblicizzavano l’articolo fuori alle edicole, ma non si è mai presentato nessuno, tranne una persona, reclutata da me, di Fratte, e su cui regna al momento l’anonimato più assoluto”.

Ma è possibile ricollegare i malati e i morti di tumore alla Fonderie?

“In Italia muoiono tante persone di cancro. A Fratte troviamo casi di cancro al polmone così come li abbiamo ad esempio ad Acerno o in val d’Aosta, però qui non c’è una fonderia e i malati sono tutti uguali. Dare una risposta certa significa avere la soluzione e prendere il Premio Nobel. Purtroppo il cancro è una malattia multifattoriale e oggi si stanno aprendo nuove frontiere specialmente per quanto riguarda l’epigenetica. Alcune sostanze “ bucherebbero” il dna che appare normale, ma la trascrizione probabilmente ne viene alterata. Pertanto si ha la produzione di proteine alterate, che possono non funzionare e questo ad esempio può modificare alcuni tipi di meccanismi di protezione. Il discorso è molto complesso. Il nostro obiettivo era mettere un mattone sicuro dal quale poi partire, avere almeno la certezza di avere visto alcune malattie, fisicamente l’ammalato, la sua storia le sue abitudini le sue terapie il suo esame istologico. Certamente ci sono dei morti, ci sono delle criticità, ma il cancro non porta scritto “Fonderia Pisano” “ Ilva “ Sarroch” “Vado Ligure” ! Alla magistratura quando arrivano certe carte viene chiamato un perito che non può constatare nulla scientificamente, abbiamo pagine intere scritte in tale senso, non si possono andare a riesumare i morti nella speranza di trovare particelle con la scritta Fonderia Pisano”. Il problema che abbiamo è proprio stabilire il nesso di causalità. Possiamo avere delle situazioni la cui frequenza è superiore al caso ma nulla esclude che si possa trattare di semplici coincidenze. Ovvio che con metodo e studi ben codificati si possono portare poi all’evidenza di colleghi situazioni che ingenerano dubbi e sospetti , che stimolano ricerche o perché no…stabiliscono certezze.
Il cancro è una malattia complessa dovuta a molti fattori , “noi potremmo anche chiudere la Fonderia ed avere casi di cancro o ad esempio altre patologie e malformazioni per altri dieci anni, specialmente se fossero in qualche modo responsabili alcuni tipi di sostanze. La scienza non ha la prova certa per dire che la responsabilità è la Fonderia” o altra criticità. Sappiamo ovviamente che esistono sostanze che possono agire anche a dosaggi di milionesimo di grammo e che agiscono come induttori, cofattori o altro nella genesi o mantenimento o altro delle lesioni cancerose. Sostanze che determinano con molta probabilità la cosiddetta “ pandemia silenziosa “ e che oltre al cancro possono o sono responsabili di tante altre patologie ad esempio tiroidee o malformative.

Quanto può servire l’elenco dei malati e dei morti di tumore allestito dal Comitato Salute e Vita tanto pubblicizzato su alcuni giornali?

“Posso prendere tutti i malati di tumore ma la ricerca fatta in questo modo non ha senso, perché devi avere un metodo, chi li hai presi, chi sono, quali sono le carte, analisi una per una delle malattie, che malattie hanno. Non si può collegare un malato di tumore ad una criticità, posso sospettare una causa in quel posto, ma al momento senza indagini approfondite e mirate mai la certezza. Questa fonderia non dovrebbe essere in quel posto, ogni volta che si inserisce una infrastruttura in un luogo sorgono problemi, vedi ad esempio gli aeroporti, gli inceneritori le raffinerie. Il nostro organismo interagisce con l’ambiente esterno , oggi non è pensabile una prevenzione senza un occhio all’ambiente. L’ambiente esterno condiziona il nostro organismo, ogni qualvolta interagiamo con sostanze chimiche o altro in maniera anomala, cronica o massiva possiamo avere delle reazioni che per complicare un poco il problema, possono essere diverse da soggetto a soggetto. Voglio con questo sottolineare la difficoltà dei problemi che si incontrano quando si ha a che fare con queste cose. Ecco perché il rigore, il metodo e la pazienza devono essere sempre presenti e poi ci vuole gente esperta , non possiamo mettere questi problemi in mano ad avvocati , architetti o altre figure non della materia. In questo modo si raggiungono conclusioni spesso sbagliate anche se le logiche sembrano quelle, oserei dire che si rallentano le soluzioni. Concordo con l’utilità delle infrastrutture ma dovrebbero essere pacate, a misura di territorio, con controlli continui non all’italiana. Iniziamo a fare un po’ di marcia indietro. Oggi come oggi chi prenderebbe la Fonderia? Io penso nessuno. La Fonderia ha bisogno di acqua e di fiumi, qualsiasi tecnologia all’avanguardia con il passare del tempo diventa vetusta”.

A quanto pare il problema tumori non ha via di uscita? E’ il prezzo che dobbiamo pagare al progresso?

No il progresso non può avere un prezzo nè tantomeno dobbiamo ritornare alla terra. Certamente bisogna trovare soluzioni, bisogna sempre tenere presente il principio di prudenza. Abbiamo negli ultimi 50 anni prodotto tante sostanze chimiche oggi bandite, ad esempio gli ftalati i policlorobifenili. Abbiamo creato problemi sintetizzandole e abbiamo creato problemi smaltendole in modo doloso e colposo, bruciando in modo sbagliato in posti sbagliati con tecnologie sbagliate, sotterrando, e magari buttandole in acque di mare fiumi e laghi. Ora bisogna ponderare bene qualsiasi tecnologia ma innanzitutto applicarla per ridurre emissioni non volute nell’ambiente. Nel lavoro scientifico che presenteremo e che rappresenta la prima parte di un annunciato e più complesso studio già ultimato, abbiamo trovato che alcune sostanze sono presenti in alcuni particolari tumori in zone con conosciute criticità ambientali. Le considerazioni e le varie articolazioni del lavoro che ho diretto saranno poi oggetto di discussioni in campo strettamente scientifico. Sto cercando di collegare le cose e magari perché no tentare di stabilire un nesso abbastanza credibile e scientifico”.

 

 

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