di Francesco Apicella*
“Principe, voi qua state? Siete venuto anche voi a vedere lo spettacolo” “Sì, Eduà, ci tenevo a vederlo, parlava della magia intramontabile della nostra bella Napoli e che vi devo dire, guardandolo, mi è venuta “nu pucurillo ‘e nustalgia” Avete sentito quanto è brava Carmela, quella bella “piccerella” che canta così bene? Come è salita sul palco, lo ha illuminato con la sua grazia, la sua eleganza e, soprattutto, con la potenza della sua voce. Che voce, Eduà, ha “arrevutato” il teatro! Quando ha cominciato a cantare “Malafemmena”, ho capito subito che era un cavallo di razza, l’avevo sentita cantare tante volte la mia canzone ma mai con tanta anima, tanto sentimento e tanta passione, ‘a “piccerella” tène ‘na voce forte e chiara, limpida, “comm’all’acqua surgiva surgente” (battuta della domestica Rosalia di Filumena Marturano n.d.r), una voce che fa resuscitare i morti e che arriva fin qui, da noi,..’Npravise" “Principe, la vostra canzone mi è sempre piaciuta ma stasera aveva una marcia in più perché l’artista non si è solo limitata a cantarla, l’ha “pittata!” A proposito, principe, la “piccerella” si chiama Gemma..Gemma Annunziata; Carmela è il personaggio che interpreta nella commedia, voi quando vedete una bella guagliona, perdite ‘a capa e nun capite cchiù niente” “Perdindirindina, mai nome è stato più azzeccato. E’ davvero una gemma! Eduà, avete visto quanto sono bravi quei due ragazzoni che hanno fatto la parodia della canzone “A cammesella”? Mi sono “scompisciato” dalle risate e ho gradito molto il loro omaggio alla versione comica della canzone che ne avevo fatto io nel film “Siamo uomini o caporali” “Sì, principe, quei due sono proprio bravi, si chiamano Gabriele Musco, la “lavannara” e quello che “attizza”lo spogliarello Vincenzo Casalino, il pubblico si è divertito tantissimo perché si è accorto di quanto si divertivano loro mentre facevano questo numero, solo un cecato si divertirebbe di meno perché non avrebbe la possibilità di vedere la sexy-parrucca corvina e i”paramenti”buffi che indossa Gabriele e le smorfie che fa mentre se li toglie ad uno ad uno. Pare na zita puntigliosa!”. Sono dei professionisti, non c’è dubbio, degli attori di vecchio stampo, spontanei e disinvolti ma con una solida preparazione alle spalle, vi siete accorto come sono abili a improvvisare, a recitare a braccio senza perdersi e senza farsene accorgere.” “Eduà, mi è piaciuta molto la scenetta romantica tra Pulcinella e Colombina, un Pulcinella così tenero e appassionato, senza le solite buffonate, lazzi, sberleffi volgari e continui riferimento al cibo, non l’avevo mai visto prima. C’era tanta armonia nei suoi gesti e nella sua voce… un pulcinella nuovo, fresco e originale, morbido e dinoccolato, intimo e con un sottofondo di tristezza e di malinconia. Mi è piaciuto assaje!” “Amici, colleghi, permettete che mi intrometto?” “Uèè, cavaliere, signor Taranto, unitevi a noi!” “Sapete, conosco bene, l’attore che ha interpretato Pulcinella, l’ho tenuto io a battesimo sul piccolo schermo, interpretava mio figlio in “Taranto story”, l’ultimo lavoro che ho fatto per la televisione, mi resi subito conto che aveva talento e anche se, allora, era solo un timido un bocciolo, intuii che, col tempo, si sarebbe fatto strada e sarebbe diventato un cespuglio di rose. Sono orgoglioso di lui, del mio “Carminuccio”, si chiama Carmine Pagano ed è lui l’autore di questo generoso omaggio alla cultura napoletana, alle sue secolari tradizioni e al genio espressivo di tutti gli artisti napoletani che, nel corso degli anni, si sono dati da fare per cucire un vestito di sogni e di emozioni per Napoli, una Regina sempreverde, che non conosce l’usura del tempo. Principe, io ho interpretato tante volte la poesia “A livella”,quel gioiello da voi composto sull’uguaglianza dell’uomo di fronte alla morte, che trascende ogni classe e condizione sociale e, declamando quei versi immortali, con la mia interpretazione ho toccato il cuore di milioni di ascoltatori, ma credetemi, non l’avevo mai sentita recitata così, a tre voci, in tre dimensioni espressive accorate, come hanno fatto questi 3 attori, che hanno messo in scena un piccolo dramma, consumato nel silenzio notturno di un cimitero, nel giorno solenne della commemorazione dei morti. Erano talmente veri, che quando ho visto Gennaro, il netturbino con la scopa in mano, così mortificato dalle parole sprezzanti del barone, ho pensato:”Vuò vedè che l’attore è talmente immerso nella parte che si scorda che sta recitando e dà la scopa in faccia a quel barone spocchioso, insolente e presuntuoso?” “Cavaliè, anche con la mia Filumena Marturano hanno fatto la stessa cosa, quando ho sentito che un uomo si cimentava col monologo più drammatico della mia Filumena, quello del 2° atto, quando lei rivela ai figli chi è e racconta la sua storia, sono trasalito e mi sono detto “Ma che sta facendo l’attore, fosse asciuto pazzo?Rovinerà tutto” e invece no, cavaliè, no, perché il pathos della sua voce ad ogni parola, a ogni palpito di Filumena, diventava sempre più vibrante e corposo e, piano, piano, mi ha preso per mano e mi ha trascinato nelle visceri di quel dramma interiore sofferto e lacerato, che lui viveva in prima persona, come se davvero fosse protagonista del “fatto”…alla sua voce, rotta dall’emozione, si è unita quella degli altri due attori, che hanno raccolto le ferite frastagliate dell’animo di Filumena, le hanno accarezzate dolcemente, senza maltrattarle, le hanno medicate e guarite con tutto l’amore che il loro cuore ha saputo esprimere in quel momento. Peccato che Titina, Pupella e Regina non erano presenti, io le conosco bene e so che non si sarebbero offese per questa mescolanza anomala di voci maschili per un ruolo drammatico concepito per una donna sola e avrebbero unito i loro applausi a quelli del pubblico in sala, che sono esplosi come tanti fuochi d’artificio… calorosi e scroscianti. Sorpresi da tanto entusiasmo, anche gli attori si sono commossi, hanno applaudito il pubblico, con gli occhi lucidi, ringraziandolo per il successo che gli aveva decretato.” “Eduà!” “Dite, principe!” “C’era uno spettatore in seconda fila che “alluccava” comme a nu pazzo:” bravo, brava, bravi!”Si è sgolato! Sapete chi è?” “Un signore maturo con la barba?” “Sì, proprio lui! “ No, non lo conosco, non è mai venuto ai miei spettacoli” “Se permettete, lo conosco io!” “Dite, Taranto, chi è?” “Si chiama Franco, è un amico di Carminuccio, è venuto da “appositamente”da Roma per assistere allo spettacolo e scrivere una recensione sulla commedia” “Ah, è un critico teatrale?” “Lo offenderei se lo definissi tale perché, voi lo sapete, la maggior parte dei critici sono solo dei lupi travestiti da agnelli, pronti a demolire con la loro penna velenosa e irriverente, la carriera di tanti poveri attori, a volte, senza nemmeno aver assistito allo spettacolo di cui sparlano. Lui lo fa per hobby, è un romantico dinosauro in via di estinzione, il teatro per lui è “comme a ‘na droga”, non ne può fare a meno. Il medico dovrebbe consigliargli di dosare le sue presenze tra il pubblico…” “E perché mai?” “Perché è’ molto sensibile, ama il teatro alla follia e si emoziona troppo quando assiste ad uno spettacolo bello come quello di stasera. Potrebbe venirgli un “panteco” (dal greco pan, tutto e teco , mi struggo n.d.r), un “tocco”, (colpo apoplettico), ha un grande rispetto per chi fa il nostro mestiere e non si permetterebbe mai di fare una critica negativa a degli attori, che in scena, danno il loro meglio o, almeno, ci provano”.”Taranto” “Dite, principe” “Mi sa che dobbiamo rientrare, sta arrivando la ronda, vedo tre gendarmi con le ali che si “appropinquano” decisi e uno di loro ha pure una spada in mano”. “Principe,Taranto,quello con la spada in mano è Gabriele, il più incazzoso dei tre Qui dobbiamo rispettare gli orari…almeno quelli. Andiamo prima che arrivano!” “Volevo parlare ancora un po’ dello spettacolo di stasera” “Ci penserà l’amico Franco a farlo, sono sicuro che non si è perso una virgola della commedia. Gli attori, con lui, sono in buone mani e anche noi con attori così siamo in buone mani perché sappiamo che il file rouge, il filo rosso che unisce tutti noi artisti napoletani e non, con loro non si è interrotto e continuerà ancora nel tempo perché ci sarà sempre qualcuno, pronto a raccogliere un’eredità così preziosa per, poi, trasmetterla, a sua volta, a chi viene dopo”. Costruendo questo dialogo immaginario tra i 3 attori napoletani più grandi di tutti i tempi, che nel corso della loro lunga carriera artistica, ci hanno emozionato sempre, regalandoci interpretazioni teatrali e cinematografiche memorabili, ho voluto fare un omaggio sincero e meritato agli attori del “Piccolo Teatro-Franz Muller di Sarno che, domenica 19 febbraio, con la commedia “Facciamo finta che sia tutto appost’,”hanno dato vita a uno spettacolo di ottimo livello artistico, ricevendo ampi consensi dal pubblico e dalla critica. Carmine Pagano, che è anche autore del testo e regista dello spettacolo, Gemma Annunziata (the voice), Gabriele Musco e Vincenzo Casalino , con la loro bravura, sono riusciti a ricreare in scena la magia di un mondo incantato sospeso nel tempo, di un mosaico multicolore, intriso di tradizioni, di canzoni, di sorrisi, di lacrime, di sogni, di delusioni, di speranze, di orgoglio, di ingegno multiforme, di fantasia sfrenata, di scugnizzi, di lazzari sanfedisti,di briganti, di repressioni… un mondo segnato dalle eruzioni del Vesuvio, dal flagello devastante della peste, dalla minaccia del colera, dall’emigrazione, dalla guerra e da tante altre calamità naturali e non…un mondo di lotte, di sconfitte ma mai di rinunce o di rese…un mondo inossidabile, dove regna il credo eracliteo del “πάντα ρει” (tutto scorre) perché la vita è bella e non si deve mai fermare. La commedia prende spunto dai preparativi affannati di una compagnia teatrale quasi pronta per partire per Milano, per rappresentare uno spettacolo che abbraccia tutto l’ universo della storia della canzone e del teatro di Napoli, attraverso una panoramica emozionante che va dalla lontana“Jesce sole”, la prima canzone partenopea che si conosca, (un canto delle lavandaie del Vomero, risalente al 1200,ai tempi di Federico II, e inserita dal Maestro Roberto De Simone nella sua opera teatrale “La gatta cenerentola” del 1976), fino alla struggente “Napule è”di Pino Daniele, omaggiando nel suo percorso tutti gli autori, gli attori, i cantanti e gli artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della canzone e del teatro di Napoli: Raffaele Viviani, Antonio Petito, il più celebre Pulcinella, Eduardo De Filippo, Nino Taranto,Totò, Massimo Troisi, Sergio Bruni, Nino D’Angelo, Angela Luce, Pino Daniele e tanti altri artisti partenopei. Gigino, il capocomico è agitato perché pochi giorni prima della partenza, Carmela, la cantante della compagnia, improvvisamente, per motivi personali, ha dato forfait. L’unica soluzione è quella di trasformare in donne i due attori della compagnia e fargli fare le parti che spettavano a Carmela. Vestito da donna, nel ruolo di una lavandaia del Vomero, Gabriele Musco è esilarante e si prodiga anche nel provocante streap-tease della “Cammesella”, esortato a spogliarsi da un infoiato Vincenzo Casalino. Il pubblico si diverte da morire e il teatro trabocca di risate e di applausi a scena aperta. Per fortuna, Carmela, il “deus ex-machina” della compagnia, improvvisamente ricompare in palcoscenico e, con la sua prorompente presenza scenica e la bellezza della sua voce, forte e seducente come il canto delle sirene di Ulisse, cattura subito l’attenzione e il consenso del pubblico in sala, prodigandosi in una irresistibile carrellata delle più belle canzoni napoletane della storia, da “Ninì Tirabusciò”,cavallo di battaglia di Rosetta Dei, Angela Luce e Miranda Martino ( con l’immancabile ondeggiamento di bacino, al rullo dei tamburi, fino alla conturbante “mossa” finale), alle struggenti note di “Passione”, “Lacreme napulitane” e “Era de maggio”e, poi, ancora alla travolgente “Tammurriata nera”, all’amarezza sofferta di “Malafemmena” e alla sanremese”Ipocrisia”, rispettoso omaggio ad Angela Luce, regina della canzone napoletana. Emozionante la presenza in scena del personaggio di Masaniello, interpretato con orgoglio e fierezza da un sorprendente Vincenzo Casalino. Potrei continuare ancora perché i punti di forza dello spettacolo sono tanti ma i tre pilastri del teatro napoletano da Lassù mi hanno preceduto e ne hanno parlato con commosso entusiasmo. E’ doveroso ricordare l’apporto fondamentale alla riuscita dello spettacolo dei musicisti presenti in sala, alla base del palcoscenico, che hanno sottolineato con il loro accompagnamento strumentale i momenti più belli dello spettacolo: Massimo Pantaleo Coppola, prima chitarra e direttore musicale, Angelo Vitolo, seconda chitarra, Nino Salerno al mandolino e Francesco Vitolo ai tamburi. Da ringraziare anche l’attore Alfonso Squillante responsabile dell’Ufficio di promozione, Chiara Esposito, gentile collaboratrice di sala e Liana Crescenzi, dinamica aiuto regista.
*Francesco Apicella critico teatrale