di Francesco Apicella*
“Ahò, io vado a dormi’ alle cinque de matina, nun me scocciate, ve lascio er fojo sotto la porta”. Il Califfo era stato categorico! Era la fine del 1972 e stavano per scadere i termini per iscriversi al Festival di Sanremo. La musica del brano era già pronta (scritta da Peppinodi Capri con Claudio Mattone e Gianni Wright), ma mancava il testo. Per il testo Peppino si era rivolto a Franco Califano, un artista che viveva di notte e andava a dormire all'alba. Il Califfo propose un accordo a Peppino: "Io scrivo quando rientro e vi metto il foglio sotto la porta della camera d'albergo. Ma non azzardatevi a bussare o a scocciarmi mentre dormo di giorno. Se, poi, dovete comunicarmi qualcosa, lo scrivete su un foglio e me lo infilate sotto la porta". [1] Per ben quattro mattine consecutive, Peppino e Claudio Mattone si svegliarono presto, trovavano il foglio infilato sotto la fessura della porta e lo leggevano. Ma le prime stesure non li convincevano affatto. Poiché non potevano svegliare Califano per non incorrere nelle sue ire, i due scrivevano a penna sullo stesso foglio commenti spietati come "Non va", "Fa schifo", "È una brutta copia" e lo infilavano a loro volta sotto la porta della stanza del Califfo prima che lui si svegliasse per iniziare la sua ‘ vita notturna’.
Questo singolare scambio epistolare andò avanti per quattro giorni; Peppino era disperato perché mancava pochissimo tempo per presentare la canzone alla commissione esaminatrice del festival di Sanremo. La quinta mattina, però, il foglio che Peppino trovò sotto la porta era perfetto. La fertile vena creativa di Califano non si era smentita. Appena lessero i primi versi del testo ("Io lontano da te, pescatore lontano dal mare..."). Peppino e Mattone capirono subito di avere tra le mani un vero e proprio capolavoro: una ballata romantica, intensa e intrisa di intima poesia.
Peppino, come la maggior parte degli artisti, era superstizioso e non saliva mai su un palcoscenico importante, come quello del Festival di Sanremo, senza il suo amuleto speciale: la campanella d’argento di San Michele, un piccolo portafortuna, simbolo dell’isola di Capri, che teneva gelosamente nella tasca interna della giacca e che toccava sempre, per scaramanzia, un attimo prima che i presentatori della gara canora annunciassero il suo nome. Destino volle che la sera della finale di Sanremo, pochi minuti prima di salire sul palco, si accorse di aver dimenticato la sua ‘campanella’ portafortuna nel camerino. Voleva fermare l’esibizione per andarla a prendere, ma gli organizzatori furono irremovibili: toccava a lui e doveva cantare! Convinto di aver perso il festival, per colpa della sfortuna, salì sul palco rassegnato e rilassato. Cantò con una tale naturalezza e semplicità che conquisto tutti e si portò a casa la sua prima vittoria sanremese.
Nell’autunno del 1973 il compositore Mimmo Di Francia, insieme ai parolieri Depsa (Salvatore De Pasquale n.d.r) e Sergio Iodice composero la canzone ‘Champagne’. Inizialmente gli autori avevano scritto il brano per proporlo a Domenico Modugno o a Charles Aznavour, due cantanti abituati a cantare un tipo di canzone d’amore, intenso e struggente. “Registra una traccia audio del brano con la tua voce” chiese Mimmo Di Francia al suo amico Peppino di Capri “poi faremo ascoltare il nastro a Modugno e Aznavour per convincerli a incidere la canzone.
All’inizio Peppino di Capri disse che la canzone non gli interessava perché era troppo distante dal suo stile interpretativo ma,poi, durante la registrazione del provino, sentendo come la sua voce si ‘sposava’perfettamente con la melodia elegante del brano, si innamorò della canzone e cambiò idea. “Fermi, tutti” disse “ niente Modugno, né Aznavour, questo pezzo lo canto io”. Gli autori, naturalmente, furono felici della scelta di Peppino. “L’avrò cantata 5 mila volte, se non la eseguo scoppia la rivolta. Tutti la usano nei matrimoni, ma io mi domando: l’hanno mai letto il testo? Non è tanto adatto!” ha sempre detto Peppino.
Anche se ‘Champagne’ è la canzone ufficiale dei brindisi, dei matrimoni e dei capodanni, il testo è tutt’altro che allegro: parla di un uomo che è rimasto da solo in un locale, dove prima c’era stata una festa affollata. A quella festa c’era anche la donna che lui, segretamente, amava. Il suo era, però, un amore proibito, sofferto, perché la donna apparteneva già ad un altro uomo…un uomo con il quale lei aveva deciso di vivere la sua vita. Il finale è una scena di profonda solitudine e di tristezza, con l'uomo rimasto solo al tavolo a bere per dimenticare e per dire addio, nel segreto della sua mente, alla donna dei suoi sogni.: "Lo so, mi guardate lo so, mi sembra una pazzia brindare solo, senza compagnia.. ma, ma io, io devo festeggiare la fine di un amore... cameriere, champagne". Il 45 giri di ‘Champagne’ uscì nel dicembre del 1973 e Peppino presentò il brano nella finale di Canzonissima, la famosa trasmissione televisiva abbinata alla lotteria Italia. La giuria non trattò molto bene la canzone, che si piazzò soltanto al 5° posto.
La critica dell’epoca la snobbò, considerandola una ballata ruffiana o, semplicemente, un banale brano da piano bar. Peppino di Capri commentò il suo quinto posto con grande filosofia: "Quello che importa non è vincere, ma rimanere nelle grazie del pubblico". Nonostante la tiepida accoglienza iniziale della critica e delle giurie, presto il pezzo iniziò a diffondersi, a macchia d’olio, nei night club di tutto il mondo, dall’Europa all’America Latina e divenne, col tempo, un inno ai brindisi cantato in tutto il mondo. “Dopo la votazione della giuria, nella finale di Canzonisssima del 1973” raccontava Peppino “, mia zia si giocò al lotto i voti sulle palette della giuria e mandò la figlia in ricevitoria. Quella invece se ne andò a ballare, i numeri uscirono tutti e cinque, la zia non vinse niente e le diede un sacco di mazzate.”
Nel 1976, tre anni dopo la prima vittoria sanremese, Peppino di Capri vinse per la seconda volta il festival di Sanremo con la canzone ‘Non lo faccio più’. La canzone vincitrice, scritta da Depsa, Sergio Iodice e Fabrizio Berlincioni, era un brano pop fresco, orecchiabile e ritmato, molto attento alle sonorità moderne della seconda metà degli anni 70’; raccontava, con grande autoironia, di un uomo che, ‘pentito’ per le sue scappatelle sentimentali, chiedeva perdono alla sua donna, promettendole di ‘non farlo più’, pur sapendo, in cuor suo, che, molto probabilmente, in futuro ci sarebbe ricascato. Quando Peppino vinse il suo primo Sanremo nel 1973 con ‘Un grande amore e niente più’, sua madre, la signora Giovanna, commossa e immensamente orgogliosa per la sua vittoria, gli promise che, se avesse vinto il festival di Sanremo una seconda volta, gli avrebbe regalato un oggetto a lei carissimo: un antico e pregiato scialle di lana nera, tipico delle donne capresi d’altri tempi, che lei custodiva gelosamente come una reliquia e come un talismano di famiglia.
Quando,tre anni dopo, Peppino vinse ancora una volta il festival di Sanremo, la mamma, profondamente commossa, mantenne la sua promessa e gli regalò lo scialle nero. Per Peppino quel dono, che veniva dal cuore grande e generoso di sua madre, fu più prezioso di qualsiasi statuetta, coppa, disco d’oro o premio in denaro della sua casa discografica. Verso la fine del 1986, Peppino di Capri per partecipare al festival di Sanremo del 1987 aveva scritto la musica di una nuova canzone ma mancava ancora il testo. Per il testo si rivolse a Toto Cutugno, un cantautore d.o.c, prolifico e generoso, che aveva una dote rara, era un ‘sarto’ della musica, sapeva cucire canzoni perfette addosso agli altri artisti, rispettandone l’anima.
Quando compose il testo de ‘’Il sognatore’, insieme a Depsa, il paroliere storico di Peppino, capì subito che la solarità ritmica, tipica di Peppino, aveva bisogno di mostrare una sfumatura diversa. Voleva per lui un testo che ne celebrasse la maturità artistica, trasformandolo in un poeta saggio, un po’ stanco ma orgogliosamente romantico. Il pezzo era così bello, intimo e biografico ("Son diventato un sognatore per sentirmi meno solo... Tra mille anni ci sarà chi parlerà dei sognatori come animali del passato che mangiavano emozioni..) che chiunque altro lo avrebbe tenuto per sé. Molti colleghi fecero notare a Cutugno che la canzone sarebbe stata perfetta per la sua voce. Ma lui fu irremovibile e rispose con orgoglio: "No, questa è la giacca perfetta per Peppino, l'ho cucita millimetro per millimetro sulle sue corde vocali e sul suo vissuto”. ‘Il sognatore’ non vinse il festival ma ottenne qualcosa di molto più grande: il rispetto eterno della critica e un posto d’onore nel cuore dei fan più attenti.
Venerdì 10 febbraio 2023, visibilmente emozionato e accompagnato sul palco da Amadeus e Gianni Morandi, Peppino salì sul palco del festival di Sanremo per ricevere dal sindaco della città il meritatissimo Premio alla Carriera “Città di Sanremo” ma, prima di ricevere il premio, si sedette al suo amato pianoforte e intonò le prime note della mitica ‘Champagne’. E, nonostante non stesse molto bene in salute, da qualche giorno, cantò il brano con una classe, una lucidità e una potenza interpretativa perfette.
Al termine dell'esibizione, il pubblico in sala e gli orchestrali si alzarono tutti in piedi per onorarlo con una lunghissima standing ovation. Nel ritirare il prestigioso premio, con la sua solita ironia, Peppino esclamò:”‘Meglio tardi che mai”, come a voler dire ‘piuttosto che far passare tanti anni, me lo potevate dare anche prima.’ Peppino di Capri si è spento a Capri l’11 luglio 2026 nella sua amatissima villa nella zona del Castiglione, una delle aree più suggestive dell'isola, sospesa tra il verde della roccia e l'azzurro del golfo. Aveva 86 anni. Il giorno dell’ultimo addio a Peppino di Capri è stato un momento di commozione travolgente a cui ha partecipato tutta l’Italia. Il suo funerale è stato celebrato il giorno dopo alle ore 17.00 nell’ex cattedrale di Santo Stefano.
La chiesa era piena di gente e non c’era più un posto libero, in prima fila c’erano i figli Igor, Edoardo e Dario, visibilmente commossi. Il momento più commovente e struggente della cerimonia funebre si è avuto quando la bara, uscendo dalla chiesa, è stata accolta sul sagrato dalla folla, radunata in piazza, con un fragoroso applauso, commosso e interminabile, che si è fuso con le note de ‘Il sognatore’, una della sue canzoni più poetiche e più belle, diffusa dagli altoparlanti. E’ stato l’omaggio perfetto a un uomo che ha cantato l’amore puro per tutta la vita e che ha scelto di riposare per sempre nella terra che lo ha visto nascere e che lui ha sempre amato e onorato con la magia immortale delle sue canzoni. Per i Capresi, Peppino non era la "star", ma semplicemente "Peppino" e lo consideravano uno di famiglia.
Ogni mattina Peppino si recava al bar della Piazzetta di Capri per prendere il caffè e leggere il quotidiano. Per decenni, il tavolino di Peppino al bar della Piazzetta di Capri è stato il suo vero ufficio. Chiunque poteva avvicinarsi mentre leggeva il giornale. Peppino non si negava mai: firmava autografi sulle cartoline, offriva caffè e si prestava alle foto con un sorriso autentico.
Per lui i fan non erano una massa da cui proteggersi con i bodyguard, ma ospiti a cui fare gli onori di casa. Diceva sempre che negare un saluto a un fan era un peccato mortale, perché "se comprano il tuo disco, ti stanno regalando un pezzo della loro vita.” Mancherai tantissimo ai tuoi concittadini, Peppino, e a tutti quelli che ti hanno sempre amato e stimato per la tua semplicità, la tua autenticità e la tua squisita professionalità. Buon viaggio, amico mio, sono sicuro che Lassù ti aspetta il tuo amatissimo pianoforte e che non ti annoierai mai.