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Ornella Vanoni: un’emozione “senza fine”

16 Dicembre 2025 Author :  

di Francesco Apicella*

“Era il 1960!” raccontava Ornella Vanoni “Un giorno, mentre mi trovavo in un ufficio della Casa discografica Ricordi, in via Berchet, a Milano, vidi passare un uomo tutto vestito di nero, non bello, seguito dal cantante Riki. “Chi è ? “ domando  “Quello è uno che scrive delle canzoni “di merda” e non gli piacciono le donne” “Come mai non gli piacciono le donne?” chiedo “Perché è gay” mi risposero “si chiama Gino Paoli”. Anch’io ero vestita di nero, passando Gino mi notò e chiese :” Ma quella rossa lì, chi è?” “Lasciala perdere quella, è lesbica! Canta le canzoni della mala, canta male e porta pure male. Si chiama Ornella Vanoni”. Due giorni dopo vado alla Ricordi e gli chiedo:”Mi scriveresti una canzone?” “ Va bene!” mi rispose. Ci demmo un appuntamento e, quando ci rivedemmo, lui mi disse:”Senti qua, l’ho scritta la canzone che mi hai chiesto…ed era “Senza fine”. Però non aveva ancora scritto le strofe, c’era solo la musica ma un’idea del testo già ce l’aveva perchè era rimasto colpito dalle mie mani che sono molto grandi per una donna. “Sono mani grandi e bellissime” diceva “affascinanti nella loro eleganza naturale”. Così, nell’attesa che Gino scrivesse il testo della canzone, abbiamo cominciato a frequentarci, lui non aveva una lira, non aveva nemmeno i soldi per il biglietto del tram e andavamo in giro, per Milano, sempre a piedi… e io che portavo , immancabilmente, i tacchi a spillo, ero sfinita. Fino a quando, un giorno,appoggiati a un muretto, gli chiesi:” Ma tu sei frocio?” “Noperché?” rispose e io:”Mi avevano detto così”. “A me hanno detto che tu sei lesbica, canti male e porti male. Sei lesbica?” “Io lesbica?! Ma che sei scemo?” Scoppiamo a ridere e ci demmo il primo bacio”. Da quell’incontro nacque, tra i due, una travolgente e tormentata storia d’amore che, poi, col tempo, si trasformò in una grande amicizia e in un magnifico sodalizio artistico “senza fine”, che ha dato vita a bellissime canzoni, scritte da Paoli e interpretate dalla Vanoni con un timbro vocale unico… inconfondibile ed intensamente espressivo. Nel 1985 fecero una tourneè che ottenne un grande successo di critica e di pubblico e produsse come risultato finale il doppio album dal vivo “Insieme”. Sempre con Paoli nel 2004 pubblicò l’album “Ti ricordi? No, non mi ricordo”, contenente tutti pezzi inediti e, insieme, per festeggiare i loro settant’anni (Ornella era nata il 22 settembre del 1934 e Gino il giorno dopo dello stesso mese e dello stesso anno), tennero un concerto-evento all’Auditorium Parco della Musica di Roma. L’anno seguente fecero un tour insieme da cui nacquero il doppio CD e DVD VanoniPaoli Live, premiato con il “Riccio d’argento” di Fatti di Musica, come migliore concerto teatrale dell’anno. Nata a Milano, figlia unica di una famiglia alto-borghese, dopo aver studiato dalle Orsoline, frequentò diversi collegi in SvizzeraFrancia e Inghilterra, per imparare le lingue. “Avrei voluto fare l’estetista” raccontava la Vanoni “ma un giorno un’amica di mia madre, mi diede l’input per iniziare qualcosa di diverso. “Hai una bella voce” mi disse “perché non fai l’attrice?” Seguii il suo consiglio e mi iscrissi alla scuola di recitazione del Piccolo Teatro di Milano, diretta da Giorgio Strehler; per il provino d’ingresso recitai un pezzo dell’ “Elettra di “Sofocle”, ero agitatissima e inciampai diverse volte nella recitazione; fu un disastro! “Non mi prenderanno mai!” pensai” ma a un certo punto ho sentito una voce femminile che diceva:”Attenzione, qui c’è qualcosa di interessante”. Era la voce di Sarah Ferrati, una grandissima attrice di teatro, membro della commissione esaminatrice. Mi presero! Nel 1955 tra me e Giorgio Strehler nacque un’intensa relazione amorosa che suscitò un grande scandalo perché lui era sposato e aveva 13 anni più di me. Il mio debutto teatrale avvenne nel 1956 con un ruolo in “Sei personaggi in cerca d’autore”, il capolavoro di Luigi Pirandello. Nel 1957 Strehler mi fece debuttare come cantante nel dramma “I Giacobini” di Federico Nardi; nei cambi di scena eseguivo delle ballate ispirate alla Rivoluzione Francese. L’anno seguente Strehler, insieme ad autori importanti, come Fausto AmodeiFiorenzo CarpiDario Fo e Gino Negri, prendendo spunto da antiche ballate popolari, in dialetto milanese, scrisse per me dei testi musicali sul tema della malavita, diventati, poi, famosi come le canzoni della mala (“Ma mi”, “Hanno ammazzato il Mario”, “Le Mantellate” e tante altre), con cui intrapresi la mia prima tourneè teatrale, che si concluse a Spoleto, al Festival  dei Due Mondi nel 1959”. Pubblicai due EP (è l’abbreviazione di Extended Play ed era un prodotto discografico più lungo di un singolo ma più corto di un LP, contenente,di solito, 4-6 brani, n.d.r) sulle canzoni della malavita che piacquero al pubblico e entusiasmarono la critica, che lodò l’intensità drammatica delle mie interpretazioni; purtroppo, all’inizio, per il loro contenuto, incontrarono l’ostacolo della censura televisiva e non poterono. essere eseguite in TV”. Nel 1959 si concluse la storia d’amore con Strehler e il suo rapporto professionale con lui e, l’anno seguente, l’incontro con Gino Paoli portò Ornella a scegliere un repertorio musicale più romantico e sentimentale. Dopo il primo album del 1961, intitolato “Ornella Vanoni” la carriera discografica di Ornella cominciò a decollare, con un percorso artistico inarrestabile, costellato di successi e di numerosi premi. Esteriormente Ornella sembrava una donna di ferro, tenace, disinvolta, sicura di sé ma, intimamente, era piena di dubbi, di problematiche e di perplessità. “Ho vissuto per molti anni all’ombra della paura” raccontava “ero molto timida, la timidezza è paura ed è durata a lungo. Un bel giorno è scattato qualcosa dentro di me che ha cambiato profondamente il mio stato d’animo, prima di un concerto e, adesso, quando salgo su un palco sono sempre emozionata, l’emozione non mi lascia mai ma non ho più paura.” Ornella, come tutti gli artisti che “interpretano” quando cantano, con la magia della sua voce, ricca di intensi chiaroscuri espressivi, stabiliva sempre un ponte emotivo con il pubblico e, ogni volta che questo avveniva, provava una sensazione di libertà, come se uscisse da un tunnel di paura. Interprete di squisita sensibilità artistica, donna intelligente, colta, elegante, ironica, autoironica, simpaticissima, gentile, disponibile, oltre ad essere una delle più grandi cantanti italiane, è stata anche una bravissima attrice di teatro, vincendo per ben due volte il premio San Genesio come migliore attrice: nel 1961 per la sua interpretazione ne “L’ idiota” di Marcel Achard e nel 1963 per la sua interpretazione in “La fidanzata del bersagliere” di Edoardo Anton. Nello stesso anno ha sostituito in teatro Lea Massari, interpretando il ruolo di Rosetta nella commedia musicale “Rugantino”di Garinei e Giovannini; lo spettacolo ebbe un successo immenso, approdò anche a Broadway e la tourneè teatrale si concluse dopo 3 anni di repliche. Nel 1985 ritornò in teatro accanto a Giorgio Albertazzi nella pièce teatrale“Commedia d’amore” di Bernard Slade e nel 2011 accanto a Peppe Servillo, con lo spettacolo “Le canzoni della mala”, dove lei interpretò le canzoni della malavita milanese e Servillo quelle della malavita napoletana. La Vanoni ha partecipato anche a diversi film, dando come sempre, ottime prove di attrice, fra questi i più degni di nota sono:”Amori pericolosi”nel 1964, nell’episodio diretto, da Carlo Lizzani, “I viaggiatori della sera”, nel 1979, diretta da Ugo Tognazzi e, dulcis in fundo, “7 donne e un mistero”, nel 2021, diretta da Alessandro Genovesi. Racchiudere l’immensa carriera musicale della Vanoni, durata felicemente settant’anni, nello spazio angusto di un articolo sarebbe un’impresa impossibile. In campo musicale è stata una cantante molto versatile, passando con grande disinvoltura dalle canzoni della mala a quelle dei grandi cantautori italiani, dalla musica brasiliana di Toquinho e Vinicius de Moraes, al ritmo sincopatoswing e groove della musica Jazz, collaborando con i più grandi nomi del Jazz internazionale, come Gerry Mulligan,George Benson e tanti altri e con jazzisti italiani come il trombettista Paolo Fresu . Ha partecipato a numerosi spettacoli televisivi, sia come conduttrice (“Ornella Vanoni show”, “Studio uno”“Senza rete, “Due come noi” e tanti altri) che come ospite. Con Gigi Proietti nel 1975 partecipò a “Fatti e fattacci”, un varietà televisivo di Rai 1 che vinse il premio internazionale “Rosa d’oro” di Montreux, per lo spettacolo. Nel 1964 ha partecipato al festival di Napoli, piazzandosi al primo posto, insieme a Domenico Modugno, con la canzone “Tu si ‘na cosa grande” e al secondo posto, insieme a Nunzio Gallo, con la canzone “Ammore mio”. Ha partecipato 8 volte al festival di Sanremo e sul palco del teatro Ariston, nel 1999, le è stato conferito un prestigioso premio alla carriera, ha vinto due Premi Tenco (l’unica artista ad averne vinti due) e una Targa Tenco, oltre al Premio Tenco Speciale nel 2022. Ha vinto nel 1970 la Gondola d’oro con la canzone “L’appuntamento”, suo grande successo discografico. Nel giugno del 2025 l’Università degli studi di Milano le ha conferito una laurea magistrale honoris causa in MusicaCultureMedia, Performance. Con la sua voce calda, intrisa di intimo pathos, ha lasciato una traccia indelebile nella storia della musica italiana, regalandoci canzoni indimenticabili:”Ma mi”, “Senza fine” “L’appuntamento”, Una ragione di più”, “ Domani è un altro giorno”, “Tristezza” “Eternità” “Casa bianca”, “Sto male”, “Un sorriso nel pianto” e tante, tante altre ancora. Ornella si è spenta il 21 novembre nella sua casa di Milano, a causa di un arresto cardiaco. Aveva 91 anni. Due giorni dopo nel Piccolo Teatro di Milano è stata allestita la camera ardente e oltre 5000 persone le hanno reso omaggio, nel corso di due giorni, per dimostrarle il loro grande affetto; il funerale è stato celebrato nella chiesa di San Marco, nel quartiere Brera. Dopo l’omelia, il trombettista Paolo Fresu, amico e collaboratore di Ornella, rispettando le sue volontà, ha eseguito “L’ appuntamento” e un accenno di “Senza fine”. Sulla sua bara, in mezzo a un tappeto di fiori gialli (il suo colore preferito), spiccava un cuscino di rose gialle a forma di cuore, con un nastro verde, su cui era scritto semplicemente “Gino”; l’ultimo omaggio affettuoso di Gino Paoli, testimonianza di un legame affettivo inossidabile. E’ stata poi cremata e le sue ceneri,come lei voleva, sono state sparse in mare. Lacio drom, Ornella, il nostro cuore è la tua urna.

*Francesco Apicella critico teatrale e cinematografico,

ideatore e curatore della rubrica "Spettacolo fattarielle e nciuci " 

ideatore della rubr

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