Queste domande affollano la mia mente da quando la terra in cui vivo e che amo profondamente è stata scenario dell’ennesimo atto di violenza che purtroppo ha visto protagonisti dei minorenni.
“Sarno. Violentata dal branco a San Valentino Torio, il messaggio su Facebook: “Mi sono fidata di un mostro” (fonte: www.puntoagronews.it)
Questo episodio drammatico ha turbato profondamente l’intera comunità e i centri limitrofi. San Valentino è una comunità formata da famiglie votate al lavoro, al sacrificio per i propri figli, per far sì che non possa mancare nulla nelle loro vite, eppure è accaduto l’impensabile.
Indignazione, vergogna, dolore e sofferenza hanno colpito senza preavviso queste famiglie e la comunità tutta. “Cosa ha spinto questi ragazzi? In cosa abbiamo sbagliato come società?”
È indubbio: questo atto orribile sancisce il fallimento di un’Intera Società.
E come se questo episodio non bastasse, in poche ore abbiamo assistito impotenti ad altri accadimenti, una una violenza estrema che nella maggior parte dei casi ha visto come vittima donne, utilizzate come oggetto sessuale:
Femminicidio Pavia: figlia si finge morta scappa saltando da 5 metri. (fonte: Agenzia Giornalistica italiana.it)
Roma, Esquilino: stupro di gruppo su donna incinta in cortile scuola. Due arresti. (fonte: La Repubblica.it)
Savona: arrestati 3 ragazzi per violenza di gruppo su una 18enne. (fonte: Corriere della sera.it)
Queste sono solo le notizie degli ultimi 4 giorni.
Una vera escalation di violenza ha attraversato la nostra Italia. Questo a sottolineare che non vi è un legame ad uno specifico territorio o a stili di vita particolari. Gli autori sono sempre di più incensurati, ragazzi e ragazze normalissimi che vivono un’apparente tranquillità.
Questo è un ulteriore segnale che ciò che sta accadendo è un reale problema socio culturale che interessa tutti, a ogni livello. È un dovere sociale cercare di capire cosa sta accadendo, partendo dai nostri fallimenti per poi agire.
Il primo passo è cercare di fare una lettura obiettiva della nostra società.
È indubbio quanto gli individui oggi ricerchino con frenesia nuovi obiettivi e scopi da raggiungere. La vita è diventata complessa, gli impegni si sono moltiplicati e si viaggia su più canali contemporaneamente, visto anche sviluppo di nuove tecnologie di comunicazione. Gli oneri rispetto agli onori sono diventati spropositatamente più elevati, tanto da impedire agli individui di rallentare e prendere fiato. A lungo andare, questa modalità ha generato individui totalmente incapaci di soffermarsi a elaborare quello che accade, sia emotivamente che cognitivamente. Le capacità relazionali umane sembrano essere regredite, mostrando nelle persone una sempre più crescente anaffettività, ovvero una incapacità nel discriminare e vivere in maniera sana e consapevole le emozioni appartenenti al proprio mondo interno.
Questa difficoltà nel riconoscere le proprie emozioni impedisce alla persona di leggere e vivere in maniera sana i propri desideri e bisogni. La mancata sintonia emotiva impedisce allo stesso tempo di entrare in contatto con le emozioni di un altro, non riuscendo a capirne le sfumature emotive e nei casi più estremi il dolore provocatogli. Il non riuscire a capire quanto una nostra azione possa realmente ferire un altro individuo potrebbe risultare il meccanismo alla base di questi atti estremamente crudeli. Il quadro appena descritto non riguarda solo gli adulti, ma è maggiormente evidente nelle nuove generazioni.
Un sempre più precoce e indiscriminato accesso ad internet in ragazzi, che hanno di base le difficoltà appena descritte, può influenzare una valutazione funzionale e oggettiva della realtà. Le nuove generazioni vivono alla ricerca di nuove informazioni, mode, stili di vita che si alternano freneticamente sul web. I ragazzi sembrano avere come unica guida per affrontare le fasi e le crisi della vita solo il mondo virtuale. Essi hanno la possibilità di accedere a informazioni in modo diretto e autonomo (accesso a siti pornografici, la possibilità di creare dei gruppi dove condividere materiali pedopornografici o confrontarsi su pratiche sessuali da sperimentare, ecc.), questo nella totale inconsapevolezza. L’uso sconsiderato di questo strumento ha fatto sì che la visione della realtà venisse sovrapposta e confusa a quella vissuta sulle piattaforme virtuali, distorcendone profondamente il significato. Questa visone alterata della realtà impedisce ai ragazzi di poter capire i confini e i limiti del vivere civilmente influenzando la loro capacità di entrare realmente in relazione con l’altro. Allo stesso tempo l’analfabetismo emotivo priva gli stessi della possibilità di poter vivere profondamente i propri stati emotivi. Sembra quasi vivano la vita in modo distaccato senza essere realmente interessati ad essa, ma è un qualcosa da subire e basta. Così come i social network elaborano contemporaneamente centinaia di informazioni, senza dare il giusto tempo alle notizie di essere elaborate e differenziarle tra loro in gravità e intensità; così i nostri ragazzi passano da uno stato emotivo interno all’altro senza capirne il motivo, cercando stimoli sempre più intensi con lo scopo di riuscire finalmente a trovare quel qualcosa che possa realmente interessarli. Ma tutto questo assume la forma di un circuito senza fine, che purtroppo si autoalimenta, e dove i comportamenti risulteranno sempre maggiormente estremi.
Come affermato in prima battuta, questo è diventato un vero dramma sociale, frutto del fallimento di tutte le agenzie preposte alla crescita e al sostegno degli adolescenti, quindi Famiglia, Istituzioni tutte e Chiesa. Sarebbe opportuno creare una rete di supporto che veda questi contesti sociali realmente interagire tra loro, poiché demandare tutto ai soli genitori risulterebbe sterile. Essere genitori non è facile (anche se forse non lo è mai stato). È un lavoro difficile che non presenta un manuale teorico di base a cui far riferimento, ma si impara per prove ed errori, e per questo non vanno abbandonati a loro stessi.
Proprio in virtù dei cambiamenti sociali che viviamo, ognuno per la propria formazione e per le proprie competenze dovrebbe assumersi la responsabilità di iniziare a rieducare alle emozioni, sostenere e supportare queste nuove generazioni, ma partendo dal supporto attivo alle famiglie.
Dott.ssa Raffaella Marciano
Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo comportamentale
Presidente Ass. “Il Risveglio di Maya”
Creatrice rubrica Punto Agro News e Punto Stabia News - Namastè


