Sarno ricorda le vittime del 5 e 6 maggio 1998. Il ricordo indelebile della frana di 25 anni fa che cancellò interi quartieri e sconvolto intere comunità, portando morte e distruzione.
Dopo 250 ore di pioggia, 2 milioni di metri cubi di fango, detriti e pietre cancellarono la frazione di Episcopio. L’Apocalisse, un mare di fango devastò l’intero territorio alle pendici del monte Saro, un inferno di fango portò via 137 vittime, innocenti, solo a Sarno, un’ intera frazione distrutta, alcuni quartieri, intere parti di tessuto urbano della frazione nobile di Sarno, Episcopio, cancellati dal fango omicida che portò via tutto ciò che si trovava davanti. Circa 2 mila sfollati, oltre 200 case distrutte. La natura cancellò tutto ciò che lei non aveva costruito. Un movimento franoso di vaste dimensioni che colpì Sarno, Siano e Bracigliano in provincia di Salerno, Quindici in provincia di Avellino e San Felice a Cancello in provincia di Caserta. In tutto morirono 160 persone. (Ecco i nomi delle 160 vittime)
Per molti è stato un evento di carattere eccezionale anche se bisogna sottolineare che per molti aspetti si è trattato di un fenomeno che si ripete con una relativa frequenza nella zona ma a tutti è sembrato che il numero di 140 frane innescatesi dai versanti del pizzo D'Alvano, che hanno investito i comuni di Bracigliano, Quindici, Sarno e Siano, nell'arco delle 12 ore di durata complessiva dell'evento, siano state di portata eccezionale e senza paragoni. Sarno è il più grave disastro idrogeologico che colpisce l’Italia negli ultimi 50 anni, dopo il Vajont nel 1963 e Stava nel 1985.
Tutto ebbe inizio alle ore 16:30 del 5 maggio
Episcopio in pratica non esisteva più sepolta dal fango venuto giù all'improvviso, rabbioso e violento, una prima volta verso le 16.30 del martedì 5 maggio e poi di continuo fino a tarda notte sorprendendo nel sonno quanti credevano e speravano che la emergenza fosse già finita, fu come un tappo che fosse improvvisamente saltato e poi fiumi di fango e detriti cadere giù dalla montagna indebolita dagli incendi, dagli abusi, dalla mancanza di vegetazione. Una notte scandita dai fiumi di fango continui, dagli squarci della montagna e dai crolli di case e palazzi e dalle urla disperate di chi stava finendo sotto al fango e di chi invece ha perso i propri cari.
Il terreno è venuto giù insieme alla pioggia travolgendo ogni cosa, agghiacciante quanto accaduto
Solo nel pomeriggio del 6 maggio, dopo 30 ore circa ininterrotte di pioggia, si affacciò il sole, pallido come i volti dei sopravvissuti, a mettere in evidenze le enorme ferite provocate dal disastro. Una frazione diversa, distrutta sotto tutti i punti di vista e con 137 persone in meno e famiglie senza più una propria abitazione, senza più gli effetti personali, nemmeno un ricordo, senza vestiti e senza un letto, nemmeno una foto ricordo dei propri cari. Tutto finito sotto una coltre di fango alto 5 – 6 metri. Interi quartieri cancellati completamente. Una tragedia forse peggio del terremoto. Agghiacciante quanto accadde all’ex ospedale Villa Malta, semidistrutto dalla frana e da posto di ricovero divenne il luogo della morte come d’altronde l’intera frazione, oggi ancora lì in piedi come 25 anni fa come simbolo della tragedia. Episcopio come Pompei, il fango come la lava, il monte Saro come il Vesuvio: una nuova Pompei, questa la sensazione agli occhi di tutti e poi la corsa contro il tempo per cercare di scavare e salvare qualcuno.
Gli immobili distrutti e danneggiati solo a Sarno furono 867
Le precipitazioni che interessarono quelle aree e che portarono all’innesco delle frane, si possono analizzare le misure di pioggia registrate dal pluviometro di Lauro, che per la sua vicinanza è da considerarsi tra i più rappresentativi. Dall’analisi dei dati si osserva che nelle 48 ore tra il 4 e 5 maggio, ovvero immediatamente prima e durante l’evento franoso, si misurarono 173 mm di pioggia. Più nel dettaglio l’analisi oraria rivela che nelle prime ore del 4 maggio si ebbero piogge deboli e che, dopo una pausa di 11 ore, le precipitazioni ripresero ininterrottamente fino alle prime ore del mattino del giorno 6. Nei sei giorni precedenti, dal 28 aprile al 3 maggio, il pluviometro aveva registrato una cumulata di 61,4 mm. Pertanto si trattò di piogge non particolarmente intense ma persistenti, dato che si protrassero per nove giorni consecutivi.
In poche ore, dalle 14:00 del giorno 5 alle prime ore del 6 maggio, 2 milioni di metri cubi di materiale si riversarono sui centri abitati nel territorio di Sarno,Siano e Bracigliano in provincia di Salerno,Quindici in provincia di Avellino e San Felice a Cancello in provincia di Caserta. Le vittime furono 160, delle quali 137 nella sola Sarno.
A Sarno le case distrutte furono 193; 306 quelle parzialmente distrutte; 561 quelle danneggiate. Complessivamente gli immobili distrutti e danneggiati furono 867. La frazione di Episcopio fu l’area maggiormente colpita. 48 le unità abitative ricostruite dai cittadini alluvionati nel comparto Casasale-Pedagnali; 21 gli immobili ricostruiti direttamente dal Commissariato di Governo-Arcadis nell'ambito del cosiddetto lotto 11. L'importo complessivo dei contributi per la ricostruzione e la riparazione delle abitazioni ammonta a circa 50 milioni di euro.
Una tragedia mai vista in precedenza bastava arrivare al palazzetto dello sport, per rendersi conto dell’immane tragedia
Stadio di bare, il palazzetto dello sport, un campo di pallavolo solo reti e una cesta di palloni, tutto il resto casse da morto, un rosario di cadaveri, distesi a decina in grandi e piccole bare, bianche e marroni. E poi il 10 maggio i funerali di Stato nello Stadio Felice Squitieri diventato il Golgota del paese. Funerali di massa, 95 le bare. Ma erano tutti morti in quello stadio, dove normalmente si applaudono gli atleti e la propria squadra del cuore, quel giorno è un continuo applaudire alle vittime innocenti di una tragedia senza precedenti. Il campo di calcio e le gradinate stracolme, tutti qualcuno da piangere, il dolore e lo strazio stampato sul volto di tutti, tutti qualcuno da piangere. Ad onorare le vittime Antonio Di Pietro, il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e il presidente del Consiglio Romano Prodi, l’impegno di uno Stato che promette di restare accanto a quella gente che non aveva più nulla. E poi il corteo funebre con le bare accompagnate al cimitero con i mezzi dell’esercito. Oggi come allora il ricordo è stampato nel cuore e nella mente delle tantissime persone che hanno vissuto quella tragedia.
Opere di messa in sicurezza
Le opere di messa in sicurezza post-frana realizzate dal Commissariato di Governo per la ricostruzione: 11 vasche per la raccolta di acque e fango per una capacità complessiva di 2 milioni di metri cubi; 20 km di canali per il convogliamento e il deflusso delle acque nelle vasche; strade di accesso ai fondi pedemontani. Restano da realizzare la vasca Vallone Santa Lucia, la messa in sicurezza del Saretto e il rifacimento del ponte di via Fiorentini. Complessivamente per le opere di messa in sicurezza sono stati spesi finora 150 milioni di euro.