Dopo lo scioglimento del Comune di Sarno disposto dal Presidente della Repubblica, l'ex consigliera comunale Maria Rosaria Aliberti interviene con una dura riflessione politica. Nelle sue parole richiama le responsabilità di chi ha amministrato la città, rivendica le denunce portate avanti negli anni e invita Sarno a ripartire dalla verità.
"Per mesi ci hanno detto: “tutto va bene”. Per mesi hanno sorriso nelle foto, tagliato nastri, distribuito cariche e favori, e hanno chiamato “polemica” ogni richiesta di verità. - scrive Maria Rosaria Aliberti di Forza Italia Sarno-
Chi denunciava veniva messo a tacere. Chi chiedeva trasparenza veniva dipinto come invidioso, livoroso, sconfitto.
Oggi c’è un decreto del Presidente della Repubblica che dice, nero su bianco, quello che per anni non si poteva dire: mala gestio, opacità, gestione personalistica, collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso.
Non c’è la mia firma sotto quel decreto. C’è la firma dello Stato.
Non è una mia opinione. È la verità certificata che tanti, a Sarno, avevano nel petto ma non potevano esprimere, perché l’aria si era fatta pesante, perché parlare costava, perché disturbava chi comandava.
Ebbene sì: ora disturbano loro.
Ma questi non sono i tempi del “ve l’avevo detto”. Sono i tempi delle responsabilità. Chi ha governato, chi ha taciuto, chi ha tratto vantaggio dal silenzio e dalla confusione, oggi non può nascondersi dietro la scusa che “non si sapeva”. Si sapeva. Si vedeva. E troppi hanno scelto la parte comoda del silenzio.
La città non meritava di finire sotto commissariamento. La città meritava amministratori onesti, mani pulite, parole vere. Invece è stata consegnata, non dimentichiamolo, nelle mani di chi doveva proteggerla, e che la realtà ha dimostrato non averla saputa proteggere.
Adesso basta scuse. Basta minimizzare. Basta dire “sei esagerata, invidiosa”. Invidiosa poi di che?
Quando lo Stato scioglie un Comune per mafia, la discussione politica non finisce per cortesia. Finisce perché lo Stato ha già deciso.
Adesso si ricomincia. Non da zero: dalla verità. Perché solo chi ha il coraggio di guardarla in faccia, la verità, può ricostruire.
Sarno non è il decreto. Sarno è la sua gente, la sua storia, il suo orgoglio. E questa gente merita di credere di nuovo, senza dover chiedere il permesso a nessuno.
Lo dico chiaro, senza mezze parole: non metto la mano sulla coscienza di nessuno. Ma sulla mia, sì. E la mia coscienza è pulita. L’ho detto quando costava dirlo. L’ho detto quando dava fastidio. L’ho detto sapendo che sarei rimasta sola.
Adesso tocca alla città decidere se vuole continuare a subire o se vuole riprendersi il suo futuro.
Senza sconti. Senza paura. Senza padroni."