Riti e miti - L’Origine della Valle del Sarno e le sue influenze culturali

31 Dicembre 2016 Author :  

Studi riferiscono che circa 300.000 anni fa, popoli dell’Africa orientale e/o Mesopotamia abbiano dato origine alla prima grande inseminazione etnologica nel mondo. Genti est-africane e/o rinvenienti dall’Asia Minore, avrebbero avviato per esplorazione, caccia, o quant’altro, il primo grande flusso migratorio sulla Tabula Mundi, ma i flussi ciclici durano secoli e la scarsità di elementi valutativi, rende difficile stabilire con oggettività chi fosse ab origine il nostro popolo, ovvero, da quali costole deriviamo in modo preponderante e chi ha inseminato la nostra gens; sarebbe anche abbastanza presuntuoo tentare di dare una risposta a tutto ciò poiché, in effetti, i flussi migratori umani, in generale, sono interminabili seppur si differenzino per intensità e frequenza e costituiscono con il loro inarrestabile cammino il sistema nervoso della Terra, come l’acqua il venoso e il linguaggio quello linfatico. Ma al di là di questi personali parallelismi, potremmo storicamente sostenere - benché una nuova scoperta potrebbe sempre modificare radicalmente le tesi precedenti in quanto la Storia non è un dogma o una sequenza di fatti passati, ma un processo di azioni in divenire sempre dinamici - che, almeno in parte, siamo il frutto di un’interazione con i popoli del marei ovvero indoeuropei dell’Anatoliaii, gli stessi che avrebbero anche invaso la Greciaiii e penetrato nei paesi costieri del Mediterraneo, in quanto trasparirebbe evidentemente, dai lasciti linguistici dell’arcaico latino-italicoiv.

I PELASGI - Infatti, i Pelasgi-Lido-Tauraniv con l’emigrazione riportata nella Tessagliavi recarono non solo la propria civiltà ai pastori greci, ma anche la parte migliore del loro idioma. Invero, la lingua greca-antica ha assimilato voci e forme dalla tirreno-pelasgavii così come la miglior parte della latina dal grecoviii. Ecco perché la lingua greca parve la madre della lingua latina ed ecco anche perché, Dionisio d’Alicarnasso, quando entrò in Roma e si mise a studiare le antichità italiche, si meravigliò di trovare il più intimo rapporto linguistico fra il pelasgo e il suo greco; tutto ciò che egli conosceva per greco antico, primitivo, ve lo riscontrò infatti, come pelasgico. Della scoperta non ne fece parola per timore che nuocesse ai vanti della sua patria accettati dai Romani, però comunque si tradì scrivendo nel IV libro di Antichità Romane: - [...] ecco qua quei caratteri stessi quali in origine si usavano in Greciaix.

Ritornando ai flussi migratori, in effetti, allora accadde ciò che oggi stiamo indolentemente vivendo da più di un secolo, quasi senza accorgercene: il declino di una cultura, quella Occidentale, che viene rafforzata lentissimamente, come il vento che la pietra strugge, da genti di altre culture sulle quali purtroppo, non smettiamo di specularci sia sul piano socio-ideologico che su quello politico-economico contribuendo alla accelerazione del declino europeo. Quando si parla di declino, si parla contestualmente anche di rinnovamento, ma sempre pescando in quell’unico pozzo che è la tradizione dell’uomo quindi, più esattamente, di rinnovamento da riesumazione e risuscitazione.

I TEMPI MODERNI - A proposito dei tempi moderni, l’editorialista statunitense Christopher Caldwell sostiene nelle sue Reflectionsx - e mi piace evidenziarlo - che: - [...] per difendere la propria cultura e assimilare gli immigrati, bisogna innanzitutto volerlo e aggiunge che: - [...] il livello d’immigrazione extra-comunitaria attuale non è sicuramente compatibile con la sopravvivenza della cultura e della società europea così come oggi si presentano. Infatti, con i probabili pelasgi non accadde neanche ciò che si verificò nelle epoche scorse con gli Europei diretti verso le Americhe e l’Australia, ove questi colonizzatori, pressoché eterogenei per culture ed etnie, approdando in massa diedero impulso a civiltà del tutto alternative a quelle preesistentixi. LaciviltàoriginariadellaValledelSarnoxii, ovvero il cuore della nostra cultura,non è stata rinsaldata da un esclusivo contributo autoctono, ma è evidente dai toponimi e dai dati etnoantropologici, che sia stata il risultato di una progressiva, stratificata, vivificantesimpatia di popoliallogeni, che è lo stesso fenomeno che potremmo osservare in natura, ad esempio in geologia, con la modifica dei territori attraverso la sinergia di vènti, acque e calore. I pelasgi arrivarono a piccole maree nella nostra rigogliosa Valle e vi furono praticamente accolti sistematicamente, senza grandi conflitti; vi si radicarono fruttificando una cultura caratteristica nelle corrispondenze comuni, grazie all’humus distillato attraverso quel vero e proprio melting potxiii, da meglio approfondire anche sociologicamente. In merito a senza conflitti, appare evidente che grandi contese risultano soltanto quelle relative alla fase finale di grecizzazionexiv ma soprattutto di romanizzazionexv. Dopo queste grandi colonizzazioni è accaduto che molti altri hanno tentato di civilizzarci asservendoci con il bisogno nel bisogno; purtroppo, l’uomo resta sempre lo stesso a dispetto delle epoche e dei luoghi, e questa è l’eterna storia del potere che corrompe e distrugge l’umanità. Tuttavia, noi non siamo un popolo di indole guerriera ma guerriglieria e pertanto, è anche accaduto di esserci distinti per esemplari atti storici di passionale coraggioxvi.

L'Origine della Valle del Sarno e la nascita della Cultura Tirrenica - Il melting pot, ha prodotto nel tempo una stratificazione stalattitica, esteriormente omogenea, che nella sostanza ha generato ciò che si chiama Cultura Tirrenicaxvii. Una cultura creativa con prodromi arcaicixviii. Mirsilo Lesbioxix, citato da Dionisio d’Alicarnasso, esaltava la forza vitalexx della cultura tirrenica che, si dice, fosse risalente addirittura all’Era del Diluvio di Deucalionexxi. È da evidenziare, per quello che mi è dato di capire ed alla luce degli ultimi ritrovamenti archeologici effettuati nella Valle del Sarno che i pelasgi, nel caso in cui si volesse tenere anche in considerazione la loro componente iperboreaxxii, potrebbero ivi determinare una nuova faseorientalizzante molto più antica della civiltà terramaricola e di quella villanoviana. Avviandoci alle conclusioni di questo incipit, abbastanza sintetico per la sua vastità e per l’ineffabilità storica dell’argomento, aggiungiamo che vi sono dati che indurrebbero a pensare che i pelasgi con la p minuscola - poiché il termine è da intendere quale attributoxxiii di più popoli - abbiano partecipato con gli indigeni della Valle del Sarno ad un’idea di nuova vita, nel rispetto di una dominanza identitaria coerente: un’idea che, alla fine, ha indirizzato i popoli della Valle del Sarno, nel complesso, verso strade non praticate ma condivise, tracciando una significativa idea di nuova civiltà. Civiltà, che si è distinta sino alla Magna Greciaxxiv e allo sterminio culturale dell’alto impero romano soprattutto per capacità d’integrazione da parte dei multilingui pelasgi e per la struttura culturale degli autoctoni, come se l’insieme di queste civiltà recassero in seno prodromi arcaici, ovvero radici ancora più antiche in comune, che potrebbero portare il concetto di Cultura, molto prossimo a quello di Umanità.

L'IDENTITA' DELLA VALLE DEL SARNO - Ed è in questo modo, mi piace supporre, che la nostra identità si sia calcificata come un diamante, distinguendosi attraverso le sue poliedriche facce. In questo, ha utilizzato la sua primitiva compatibilità già iscritta in alcuni geni, originando i paradossi che costituiscono quelli che oggi la gente del Sarno, in bene o in male è stata, è, ed ancora probabilmente non sa di essere: una resistente genia Mediterraneaxxv, di figli della Terra di mezzo, di avventurieri dell’antico Mare Rosso, di padroni del Mare SuperioreNostrum che, come asserisce lo storico francese Fernando Braudel, è stato: - [...] mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà ma una serie di civiltàxxvi. Pertanto, pelasgi erano tutti i popoli rinvenienti dalla vasta regione che includeva anche la Mesopotamia e traevano origini dai più antichi Sumeri-Akkadi che sono stati, a vista d’uomo, i veri artefici dell’intera Civiltà Mediterranea da noi conosciuta.

 

 

iPelasgi, Celti, Pirati Tirreni, Etruschi che, a mio avviso, ma non soltanto, sono sempre la stessa cosa, ovvero, una mescolanza di più popoli emigranti identificati ora con un nome, ora con un altro, a seconda dell’incidenza culturale o di numero che meglio ha evidenziato, di una delle gens componenti, un profilo etnico.
iiAnatolia, regione dell’attuale Turchia chiamata anticamente Lydia. Cfr. C. Renfrew, Archaeology and Language. The Puzzle of Indoeuropean Origins, London, Jonathan Cape, 1987; secondo l’Autore, l’indoeuropeizzazione sarebbe avvenuta intorno al VII millennio a.C. quando si sono diffuse le tecniche agricole; i popoli (proto-)indoeuropei sarebbero giunti in Europa dall’Anatolia, dai Balcani e da alcune aree del Mediterraneo centro-occidentale e, in seguito, da zone della Germania e dell’Europa orientale.
iiiCfr. S. Accame, Problemi di Storia Greca, Universale Studium, Tivoli, 1953, p. 16: In base ai numerosi scavi nel vicino Oriente e alla precisazione cronologica che ne scaturisce, si può asserire fra il 1750 e il 1550 circa a.C., e cioè durante il passaggio dal bronzo medio al bronzo recente, nei paesi del bacino orientale del Mediterraneo, compreso il Caucaso, la Persia, la Mesopotamia, si è avuta una crisi grave e profonda con spostamenti di popoli, fra cui, ad esempio, la invasione dei Cassiti e l’infiltrazione degli Hyksos in Egitto […] p. 11: - Tra l’altro, i rapporti che la facies culturale del primo elladico (che non è un’evoluzione del neolitico) ha con la contemporanea del primo cicladico, inducono a congetturare un’immigrazione dalle coste occidentali dell’Asia Minore e ciò potrebbe trovare oltre che conferme nelle leggende antiche sulle invasioni asiatiche della Grecia (di Lelegi, di Cari e di Frigi), soprattutto nella toponomastica poiché nella Penisola Greca si trovano nomi non greci con suffissi (nth – ss) caratteristici delle lingue anatoliche […] p. 17: Secondo alcuni studiosi, prima del 2000 la ceramica cretese e cicladica si riallaccerebbe prevalentemente a quella anatolica… […] p. 20: I popoli del mare si abbatterono sull’Egitto sotto Merneptah e Ramsete III verso la fine del XIII secolo e distrussero l’impero hittita...
ivCfr. T. Mommsen, Dialetti dell’italia inferiore, Wigand, Lipsia, 1850, p.329, ss.; anche secondo Mommsen, iI latino fu formato in gran parte sulla base Pelasgica e Sicula. Certo è che appartengono alla famiglia linguistica indoeuropea le lingue italiche rappresentate, nel I millennio a.C., dal latino, dall'osco-umbro, dal sannita e da altri dialetti minori: cfr. Villar, Gli indoeuropei cit., pp. 473-498; Domenico Silvestri Le lingue italiche, in Le lingue indoeuropee a cura di Giacalone-Ramat, Ramat, cit., pp. 349-366; Edoardo Vineis Latino, pp. 289-348.
vCfr. Società Reale di Napoli, Atti della Reale Accademia di Archeologia, Lettere e belle arti, vol.I, Stampa della Regia Università, Napoli, 1865, p.202.
viCfr. S. Accame, Problemi di Storia Greca, Universale Studium, Tivoli, 1953, p. 8: In Grecia, la facies neolitica, contraddistinta in particolare dalla ceramica, è stata già da tempo documentata soprattutto in Tessaglia per gli scavi ivi compiuti dallo Tsountas nei villaggi di Seklo e Dimini presso Volo. In seguito alla mappatura di rinvenimenti analoghi nella Grecia centro-orientale e nel Peloponneso nord-orientale si ritiene che le genti importatrici della civiltà neolitica provenissero dal settentrione identificandoli con i Pelasgi. Pelasgi è nome perfettamente greco che significa “abitanti della pianura” in contrapposizione a Macedoni “abitanti in alto” (ovvero della montagna). Gli abitanti della Pelasgiotide in Tessaglia parlavano greco, erano cioè Greci il cui nome a poco a poco scomparve sostituito dalla designazione più generica di Tessali. E proprio la scomparsa di questo nome diede origine alla credenza che Pelasgi fossero un popolo sparito. Trasformatisi i Pelasgi in pre-Elleni. Le stazioni neolitiche della penisola greca risalgono al III millennio e qualcuna anche al IV.

viiCfr. F. Nicolli, Della etimologia dei nomi di Luogo delli stati ducali di Parma Piacenza e Guastalla per provare l'antichita de’ Luoghi degli stati medesimi, dissertazione, Vol. 1, 1833, Tedeschi, Piacenza, p. 237: - Il celeb. Mazzocchi con Istrabone dichiara Osco il nome “Apulia”. Dichiara egli poi che siccome l’Osco linguaggio unito era col Tirrenico linguaggio, il qual è secondo esso linguaggio orientale.

viiiA tal proposito, Silvio Accame (cfr.Problemi di Storia Greca, Universale Studium, Tivoli, 1953, p. 103, sostiene che: […] a Cuma - colonia calcidiese - spetta il merito di aver dato luogo attraverso l’alfabeto etrusco all’alfabeto latino già mischiato con elementi di alfabeti locali […] l’alfabeto sarebbe stato introdotto in Grecia dai Fenici. I Fenici sono affini agli Ebrei, la forma delle 22 lettere dell’alfabeto ebraico è simile a quelle delle prime 22 lettere dell’alfabeto greco, e analoghi sono i nomi delle lettere e identico è l’ordine di successione.
ixCfr. Ciro Niopi-Landi, Storia dell’antichissima città di Sutri, Jerone de’ Tirreni, Larissa de’ Pelasgi e città etrusca, colla descrizione de’ suoi monumenti massimi dell’anfiteatro etrusco tutto incavato nel masso con pianta e restaurazione, Tip. Desideri-Ferretti, Roma, 1887, p. 67.
xCfr. C. Caldwell, Reflections on the Revolution in Europe.Immigration, Islam and the West, Doublefay, N.Y., 2009, pp. 25, 290, 328, 348, 349 (trad. it. A. Manazza, L’ultima rivoluzione dell’Europa. L’Immigrazione, l’Islam e l’Occidente, Garzanti, Milano, 2009).
xiQuelle razziate, nell’accezione del termine, dei nativi Pellerossa in America, degli Aztechi del Centro-Amercica (dove il Cattolicesimovenne imposto con la forza) e degli Aborigeni australiani.
xiiCfr. T. Fortunato, a cura di, Nuceria, scritti storici in memoria di R. Pucci, Altrastampa edizioni, Postiglione (Sa), 2006, p. 37: Allo stato attuale dell’indagine archeologica relativa ai più antichi stanziamenti nell’Agro Nocerino-Sarnese, i dati emersi sono riferibili ai saggi di scavo condotti negli anni 1983/1984 nelle località Foce e San Giovanni nel Comune di Sarno. Hanno consentito di ricondurre ad un momento avanzato del Neolitico medio ed al Neolitico finale (A. Marzocchella), fine V-prima metà del IV millennio a.C., le più antiche testimonianze antropiche.

xiiiCfr. Treccani.it, ad vocem: - Amalgama eterogeneo di gruppi, individui e religioni, molto diversificati tra loro per ceto, condizione, appartenenza etnica, che convivono entro la stessa area territoriale geografica e politica che, con il succedersi delle generazioni, si fondono con quelle dei paesi di accoglienza.

xivGuerra Sibarita, V sec. a.C.; Guerra Lucana, IV sec. a.C.

xvGuerra Latina, 340-388 a.C.; Guerre Sannitiche, 324-341, 280-275 a.C.; Guerra Sociale, 90-88 a.C.

xviCfr. Le Guerre civili tra Romani ed Italici del 90 a.C., fu a Napoli che si tramò la congiura contro Cesare, e Cassio partì da Napoli per accoltellarlo. Fu anche coniata una moneta sulla quale era raffigurato un toro che abbatteva la lupa romana; Rivolta Servile di Spartaco del 73 a.C.; rivolta popolare contro l’introduzione dell’Ufficio della Santa Inquisizione in Napoli, del 1510; Rivolta anti spagnola del 1547; Rivoluzione del 1610; Rivoluzione di Masaniello del 1647 e di Polito da Pastena; Guerre Civili dei briganti del 1806 e del 1860; Le 4 giornate di Napoli, 1943.

xviiLa Cultura Tirrenica è intesa da molti archeologi come Cultura Etrusca dalla quale è stata emanata la Villanoviana.

xviiiVolendo considerare Pausania, V,12,5: - Arimnesto re dei Tirreni donò come ex voto il suo prezioso trono di bronzo istoriato allo Zeus del tempio di Olimpia [...] possiamo dire che Arimnesto, re dei Tirreni, fu personaggio greco del VI sec. a.C. identificato in Arimnesto di Platea, militare greco. Esiste altro Arimnesto, di Crotone, coevo, che fu fiosofo figlio di Pitagora. Su Pausania che parla di Arimnesto, cfr. anche S. Ciampi, La Grecia descritta da Pausania. Volgarizzamento con note al testo, tomo 2, Sonzogno, Milano, 1829, p. 388: [...] - Arìmnesto che regnò sui Tirreni [thronos estìn Arinmēnstou basileùsantos en Tyrsenoîs], il quale, primo fra i barbari [prōtos barbàrōn], offrì un ex voto allo Zeus di Olimpia;

xixMirsilo Lesbio, storico greco del III sec. a.C., autore del Libro della Guerra Pelasgica parla dell’origine dell’Italia e dei Tirreni; è fra gli autori dei testi composti da Annio da Viterbo e raccolti in Antiquitatum variarum volumina XVII, Parigi 1512 (la prima edizione dei testi è del 1498). Su Mirsilo, v. E. Gabba, Mirsilo di Mitimma, Dionigi e i Tirreni, Atti Accademia dei Lincei, Rendiconti della classe di scienze morali, storiche e filosofiche, VIII s., vol. XXX, fasc. 1-2, 1975, pp. 35-49.

xxCfr. M. Guarnacci, Origini italiche, o siano Memorie istorico-etrusche sopra l'antichissimo regno d'Italia: e sopra i di lei primi abitatori nei secoli piu remoti, Vol. 2, l. Venturini, Lucca, 1767, p.79.

xxiCfr. M. Guarnacci, Origini italiche o siano Memorie istorico-etrusche sopra l'antichissimo Regno d'Italia, e sopra i di lei primi abitatori nei secoli più remoti, Vol. 3, J. Giusti, Lucca, 1772, p. 265. Il Diluvio di Deucalione avvenne nel 1527 o 1529 a.C., o dal 1527 al 1530 a.C. e mise sottosopra l’Europa meridionale: le acque del Mediterraneo si inalzarono in massima per 500 tese sul livello ordinario equivalenti a metri 974,10: cr. Ciro Niopi-Landi, Storia dell’antichissima città di Sutri, Jerone de’ Tirreni, Larissa de’ Pelasgi e città etrusca, colla descrizione de’ suoi monumenti massimi dell’anfiteatro etrusco tutto incavato nel masso con pianta e restaurazione, Tip. Desideri-Ferretti, Roma, 1887, p. 101.

xxiiCfr. Erodoto, Storie, libro IV; Erodoto parla del legame religioso tra il culto di Apollo degli abitanti di Delo e degli Iperborei i quali mandarono doni all’oracolo pelasgico di Dodona.
xxiiiGli antichi, quando si riferivano inizialmente ai pelasgi, pur nelle loro vaste dispute contrappositorie, li descrivevano tutti come popoli del mare chiamandoli ora pelasgi, ora pelarghi, ora barbari, ora agonauti, ora girovaghi, ora pirati, ora tirreni poi nelle epoche successive al loro stanziamento venivano nuovamente denominati, italici, siculi, sabini, etruschi e in tempi ancora più recenti, osci, volsci, aruncj, marsi, equi, umbri...
xxivCon la Magna Grecia, vi fu il supe­ra­mento della struttura insediativa primitiva pelasgica del villaggio a capanne con l’a­dozione dell’impianto urbanistico di tipo ortogonale, cosiddetto ippoda­meo.
xxvCfr. S. Accame, Problemi di Storia Greca, Universale Studium, Tivoli, 1953, p. 16. (cfr. G. Sergi, Origine e diffusione della Stirpe Mediterranea, Roma, Dante Alighieri, 1895).
xxviCfr.F. Braudel, Il Mediterraneo. Lo spazio, la storia, gli uomini, le tradizioni, Bompiani, Milano, 1998, p.7.

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