“Piedi nell’acqua, mani sul futuro”: a Sarno cittadini e associazioni in campo per il risanamento del fiume

03 Ottobre 2026 Author :  

Grande partecipazione al sit-in nelle acque del Sarno per chiedere il definitivo risanamento del fiume. Presenti il deputato Francesco Emilio Borrelli e il consigliere regionale Carlo Ceparano

SARNO. Grande partecipazione questa mattina a Sarno al sit-in “Piedi nell’acqua, mani sul futuro”, che ha visto cittadini e associazioni entrare simbolicamente a piedi nudi nelle acque del fiume per chiedere il suo definitivo risanamento e ribadire che “Il Sarno non è una fogna” e che “L’Acqua è Vita”.

Alla manifestazione hanno partecipato il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli e il consigliere regionale Carlo Ceparano.

L’iniziativa è stata promossa dall’esponente di Europa Verde a Sarno Roberto Robustelli. Presenti anche Aniello Fasolino, coportavoce di Europa Verde in provincia di Salerno, Francesco Servino e altri esponenti dei comitati civici. A salutare il deputato anche il consigliere regionale di opposizione Sebastiano Odierna.

Al centro dell’iniziativa la necessità di intervenire concretamente per il risanamento del fiume Sarno, attraverso maggiori controlli, il contrasto agli scarichi abusivi e una puntuale verifica delle attività che incidono sulla qualità delle acque.

«Durante l’estate, insieme all’avvocato ambientalista Fabio Armano, abbiamo percorso il Sarno e i suoi affluenti, censito scarichi e presentato numerosi esposti alle Procure di Nocera Inferiore e Torre Annunziata. Bisogna colpire senza sconti gli scarichi abusivi e intensificare i controlli sulle attività produttive, a partire dai comparti storicamente più a rischio come quello conciario e quello conserviero, senza dimenticare il problema gravissimo dei reflui civili non collettati», dichiara Borrelli.

Il deputato richiama inoltre l’esperienza del periodo del lockdown, quando il rallentamento delle attività produttive rese particolarmente evidente la questione della qualità delle acque del bacino.

«Ai tempi del Covid, il lockdown ci ha mostrato un dato che non possiamo ignorare: durante il fermo di molte attività produttive, diversi tratti del bacino tornarono visibilmente più limpidi. Questo dimostra quanto sia indispensabile un monitoraggio continuo e rigoroso che finora è mancato».

Da qui la richiesta di una mappatura completa degli scarichi autorizzati e di una maggiore possibilità di identificarne immediatamente la provenienza.

«Chiediamo che ogni punto di scarico autorizzato sia censito e, dove tecnicamente possibile, identificato fisicamente attraverso un’etichetta che permetta di conoscere il soggetto titolare e gli estremi dell’autorizzazione. Ogni tubatura che scarica nel fiume deve essere tracciabile: bisogna poter distinguere immediatamente ciò che è autorizzato da ciò che è abusivo quindi illegale e altamente inquinante», proseguono il deputato e il consigliere Ceparano.

La questione del risanamento del Sarno si inserisce anche nel quadro degli interventi e delle iniziative istituzionali messe in campo negli ultimi mesi.

«Il Consiglio regionale ha appena approvato all’unanimità una risoluzione per la sicurezza e il risanamento del Sarno e la Regione ha messo in campo oltre 400 milioni di euro per il programma di sicurezza idraulica e riqualificazione ambientale del bacino. È un impegno importante, che adesso deve tradursi in opere, controlli e risultati verificabili», concludono.

La manifestazione ha riportato così il fiume Sarno al centro del dibattito pubblico e della mobilitazione civica. L’ingresso simbolico dei cittadini nelle sue acque ha voluto rappresentare un gesto concreto per richiamare l’attenzione sulla necessità di restituire al fiume una condizione di piena tutela ambientale.

L’obiettivo ribadito durante il sit-in è quello di trasformare gli impegni istituzionali e le risorse stanziate in interventi concreti, controlli efficaci e risultati verificabili, affinché il Sarno possa tornare a essere pienamente riconosciuto come una risorsa del territorio e non come una fonte di criticità ambientale.

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