Omicidio Vassallo, il fratello scrive a Letta: "Il PD non ha mosso un dito"
"Il Partito Democratico non ha mosso un dito per cercare la verità, salvo poche eccezioni e salvo pochi uomini di buona volontà. Il resto è stata 'passarella mediatica' e 'strafottenza'". E' il duro passaggio che si legge in una lettera che Dario Vassallo, presidente della Fondazione "Angelo Vassallo Sindaco Pescatore" e fratello del primo cittadino di Pollica trucidato con nove colpi di pistola la sera del 5 settembre 2010, ha inviato al leader del Pd Enrico Letta. E prosegue: "Potrebbero esserci dei margini di recupero per instaurare un dialogo tra noi, ma a due condizioni, che poi sono sempre le stesse da undici anni a questa parte: che si apra un dibattito, un'analisi all'interno del suo partito, ma a livello nazionale per indagare su eventuali responsabilità di uomini di questo parte politica: non solo sull'uccisione di Angelo, quindi, ma anche sul comportamento di alcuni suoi iscritti nel depistare o oltraggiare la figura e l'operato del Sindaco Pescatore. Come seconda condizione il PD deve 'controllare' l'operato perpetrato negli ultimi undici anni dei suoi iscritti, nel Cilento, e a sud di Salerno. Sono consapevole che Lei non potrà mai operare un'azione del genere perché Lei comprende bene che, dando inizio ad un 'controllo' del genere, il suo partito imploderebbe, non solo a livello locale, ma nazionale. Pertanto, il suo partito continuerà a 'galleggiare' in balìa di correnti che nel tempo sono diventate un partito dentro al partito. Ma resta un unico dubbio: se arriva prima la magistratura? Se ciò accadesse - e accadrà - anche Lei sarà al termine del suo progetto di rinnovamento".

