Il PM aveva invocato la mano pesante nella requisitoria per i presunti usurai arrivando a chiedere 40 anni di reclusione e un’assoluzione per i sette imputati accusati di usura in concorso e minacce.
Alla fine del giudizio con la sentenza emessa nella tarda serata di ieri sera dal Tribunale di Nocera Inferiore le condanne sono state “benevoli” con addirittura due assoluzioni sui sei imputati.
La pena più alta secondo il PM, Lenza doveva essere comminata a quella che era stata definita la mente dell’organizzazione, Elvira De Maio( difesa dall'avvocato Geppino Chirico) per la quale aveva chiesto 8 anni e mezzo.
La donna ha riportato una condanna “scontata” pari a cinque anni e undici mesi e soprattutto con il colpo di scena che ha visto due delle sue presunte vittime Lucia Generali e Calitri Luigia che sono state dichiarate inattendibili e per loro sono finiti gli atti in Procura con l'accusa di falsa testimonianza. Secondo il Tribunale hanno mentito e dovrebbero fare un processo per le dichiarazioni false che hanno reso, incolpando ingiustamente persone che non avevano commesso alcun reato. Il figlio della De Maio, Raffaele Porpora (già condannato a 4 anni per un’altra inchiesta) difeso dagli avvocati Pierluigi Spadafora e Roberto Concilio ha riportato una condanna di 8 e mesi cinque; condanna di 3 anni per l’altro figlio della De Maio, Francesco Civale difeso dall'avvocato Concilio che dimezzato la pena richiesta dal PM che era di anni 7; due anni la condanna per la madre Gerardina Nastri, alias Maria.
Andata meglio ai coniugi Davide Antonio e Marianeve Perrotti (entrambi difesi dall'avvocato Gennaro De Gennaro) per i quali il PM aveva chiesto una condanna di anni 5 per usura ed estorsione. Il Tribunale accogliendo la tesi del suo avvocato ha assolto Davide Antonio ed ha condannato ad una pena "leggera" Perrotti Marianeve di anni 2 e mesi 11 che aveva avuto un ruolo attivo nella vicenda usuraia mettendo in contatto una delle vittime con un usuraio di Torre Annunziata. Confermata l'assoluzione di una dipendente dell’Asl, coinvolta nell’inchiesta e che secondo l’accusa avrebbe favorito l’attività usuraia della famiglia De Maio. Ma dagli atti processuali è emerso che Antonietta Di Lauro (difesa dall'avvocato Giovanni Pentangelo) è estranea ai fatti ed anche lei è stata assolta. Secondo le accuse Elvira De Maio utilizzava il figlio Lello, per minacciare le vittime di usura tutte le volte che le stesse ritardavano il pagamento degli interessi sfruttando un indole violenta del figlio derivante dal suo stato di tossicodipendenza.
Soltanto alcune vittime sono state ritenute tali mentre per altre si apre lo spettro del processo.

